Attenzione
Porte aperte ai confezionisti corretti
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Paolo Crocetta consigliere dellUnione industriale L'Unione industriale rivolge un appello agli imprenditori cinesi
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PRATO. Fra le industrie pratesi c'è soddisfazione per le incisive operazioni di controllo effettuate in questi giorni e che sono andate a colpire imprese cinesi illegali e fiancheggiatori italiani. Quanto sta avvenendo è percepito dali imprenditori pratesi, segnala l'Unione industriale, come un nuovo impulso al ripristino della legalità e del rispetto delle regole. Paolo Crocetta, consigliere delegato dell'Unione Industriale Pratese per le politiche di integrazione, si associa a questa valutazione ma si propone di introdurre anche elementi volti a costruire un nuovo rapporto fra le imprese dei due distretti. «L'obiettivo della legalità è essenziale, e passa inevitabilmente, in un situazione gravemente deteriorata come quella pratese, da azioni così decise come quest'ultima» commenta Crocetta. «Tuttavia dobbiamo renderci conto che quella con cui abbiamo a che fare è una dimensione quantitativamente enorme e qualitativamente peculiare, che richiede un approccio integrato e complesso. Se guardiamo al mondo delle confezioni e della maglieria, nella sola provincia di Prato i primi tre mesi del 2010 hanno visto le imprese portarsi al numero totale di 3.937, con un saldo attivo nel trimestre di 461 unità: siccome storicamente le imprese di confezione cinesi costituiscono più dei nove decimi del totale, se ne deduce che da gennaio a marzo Prato si è trovata con oltre 400 confezioni cinesi in più. Abbiamo a che fare con un fenomeno gigantesco ed anche molto variegato; valutando i dati economici dichiarati dalle forze dell'ordine ci si può rendere conto che attraverso l'emersione di queste risorse economiche la città potrebbe creare occupazione, lavoro e ricchezza comune. Che il tratto distintivo prevalente in queste realtà sia una massiccia illegalità è purtroppo un dato di fatto». «Come Unione Industriale - prosegue Crocetta - siamo convinti che occorra tenere aperta la porta a tutte le imprese corrette, e siamo sicuri che ve ne siano anche fra le cinesi. Cosa le tiene lontane dall'associazionismo? Non vorremmo che fosse il timore di non essere adeguatamente accolte. Non è così. La scelta del presidente dell'Unione Marini, di cui è palese l'impegno a sostegno della legalità, di conferire un incarico per l'integrazione ha un significato chiaro. Un significato che potrebbe tradursi con: porte aperte per tutte le imprese corrette, indipendentemente dall'etnia dell'imprenditore. Ritengo che questo messaggio debba essere ripetuto e fatto passare nella comunità cinese, assieme alla disponibilità a fornire a chi non può ancora dirsi regolare, ma vuole regolarizzarsi, tutti i supporti per conseguire l'obiettivo, dalla formazione a servizi ad hoc per le imprese».
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