Il Tirreno

Prato

La donna è stata salvata in ospedale. Aveva trovato l’indirizzo sui bigliettini lasciati nei negozi orientali

La casa degli aborti clandestini

Pasquale Petrella
Il «letto» usato per fare gli aborti
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Il «letto» usato per fare gli aborti

Trentenne cinese rischia la vita, l'amica dà l'allarme, denunciata la mammana

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 PRATO. Si è affidata a una mammana sua connazionale per abortire, in uno squallido appartamento in via Respighi, ma quando ha capito che stava rischiando di morire ha fatto dare l'allarme da una sua amica alla polizia e così è stata soccorsa e portata in ospedale dove le hanno salvato la vita.  E' accaduto l'altra sera poco prima delle 23. La vittima, una trentenne cinese che aveva deciso di abortire e per questo si era affidata, come ancora troppo spesso succede, ad un ambulatorio clandestino gestito da una sua connazionale di 43 anni. Sembra che dopo l'interruzione della gravidanza la trentenne sia rimasta per diverse ore nell'appartamento-ambulatorio, per i forti dolori accusati. Dolori che non accennavano a diminuire nonostante le medice che la mammana le aveva somministrato ed ecco perchè poco prima delle 23 la donna, che è clandestina e non parla italiano, ha deciso di chiamare una sua connazionale regolare e che conosce la lingua per chiedere aiuto.  Quanto i poliziotti sono arrivati nell'appartamento in via Respighi hanno trovato le due amiche ma non la mammana. Prestati i primi soccorsi alla trentenne facendo arrivare sul posto anche un'ambulanza che ha immediatametne trasferito l'orientale in ospedale, i poliziotti hanno fatto il sopralluogo dell'appartamento, verificando che di fatto era stato attrezzato come ambulatorio per la pratica degli aborti. Il tutto in una condizione di pessima igiene e squallore. I poliziotti hanno trovato e sequestrato numerosissimi farmaci, sia italiani che cinesi, strumenti di chirurgia, un letto medico fatiscente ed altra attrezzatura sanitaria utilizzata per effettuare gli aborti. Nell'appartamento i poliziotti hanno anche trovati i riscontri per identificare la mammana, una cinese di 43 anni, che però si è resa irreperibile. I poliziotti, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica, Roberta Pieri, hanno seqeustrato l'intero immobile e denunciato in stato di irreperibilità la quarantatreenne per i reati di aborto clandestino, lesioni dolose aggravate, esercizio abusivo di professione medica, tutti con il vincolo della continuazione.  La clandestina che si è rivolta alla connazionale per abortire sembra che avesse trovato l'indirizzo su alcuni bigliettini che sono presenti un po' dappertutto negli esercizi gestiti da orientali. E molti di questi sono stati trovati anche nell'appartamento-ambulatorio, segno che la quarantatreenne svolgeva l'attività clandestina da diverso tempo e che faceva pubblicità alla sua attività proprio con questi bigliettini lasciati nei ristoranti, nei supermercati e nei negozi di abbigliamento gestiti e frequentati quasi esclusivamente da orientali.  Non è la prima volta che viene scoperto un ambulatorio per gli aborti o per altre cure generiche, clandestini, nella comunità cinese. L'ignoranza, i tanti clandestini e la difficoltà della lingua li fanno proliferare.

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