Il dolore
Un polo high-tech stile Navacchio
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A destra Lamberto Gestri Sopra il Creaf Il presidente Gestri: «Ma i tagli del governo ci metteranno in ginocchio»
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PRATO. Anno duro. Ma all'insegna della concretezza. Anno di svolta. Che cambierà il ruolo della Provincia. E' la sintesi di questi primi 365 giorni di governo di Lamberto Gestri in palazzo Banci Buonamici. Se il passato recente, secondo il presidente, è riuscito a mettere quei semi: sostegno al lavoro, problema dell'integrazione, aiuto alla diversificazione, che daranno frutti pian piano, il futuro «dire che è preoccupante è poco». Perché sono i soldi mancano e molti di più mancheranno. La scure del governo. «Per le minori entrate - spiega Gestri - il bilancio della Provincia si è chiuso con meno 4 milioni. A questo andranno aggiunti i tagli della manovra bis del governo». E qui la voragine si apre. I minori trasferimenti dello Stato che passano attraverso la Regione saranno nell'ordine del 36% l'anno prossimo e del 40,6% nel 2012. «In numeri significa - attacca Gestri - che i 19 milioni di trasferimenti che la Provincia riceve ogni anno verranno ridotti di 8 milioni e mezzo. Una situazione che rischia di diventare ingovernabile e che obbligherà l'ente ad occuparsi, quasi esclusivamente, delle competenze specifiche». La mannaia dove si farà sentire maggiormente? «Sul comparto del trasporto pubblico (gara bloccata, fondi regionali congelati ndr), sui finanziamenti all'Apt e sull'agricoltura che, invece, dava segnali positivi». Basta così? Nemmeno per idea. L'altro muro contro cui si scontrerà la capacità di spesa della Provincia è il patto di stabilità. «Non riuscendo a saldare le imprese (impegni per 11 milioni ndr) si rischia di metterle in ginocchio». Ma il direttore è salvo. La parola d'ordine, quindi, è risparmiare: «Puntando sulla massima efficienza - dice Gestri - e rivedendo, voce per voce, tutte le spese». Si è già iniziato con la dismissione degli affitti passivi: «Che porteranno un riparmio quest'anno di 400mila euro e l'anno prossimi di un milione 600mila». Come si inserisca, in questa fase di contenimento dei costi, l'assunzione del direttore generale che tante polemiche ha suscitato soprattutto per l'investimento necessario: 150mila euro l'anno, è lo stesso Gestri a spiegarlo: «Perché riuscirà a riorganizzare la macchina e il lavoro facendoci risparmiare molto più di quanto costi. E' una scelta che rifarei». Deleghe da rimpastare. Sempre sul fronte politico, il presidente annuncia «già la settimana prossima», un rimpasto ma solo di deleghe. «Non entrerà nessun nuovo assessore - dice Gestri - ma smisterò Bilancio e Personale». Due priorità. Soldi permettendo, sul fronte distretto, sono due le priorità. E la prima è il lancio del Creaf, il centro di alta formazione «sul quale avremo un incontro con i sindaci soci la prossima settimana per un'analisi approfondita del modello Navacchio (il polo high-tech in funzione da 13 anni nel pisano ndr). Il progetto - continua Gestri - è di sposare la medesima filosofia del polo pisano, chiedendo ai privati di seguire lo start-up del Creaf. L'obiettivo, sostenuta dalla Regione, è di creare un polo della tecnologia in mano ai privati, dal quale la politica resti ben lontana, e formato da altissime professionalità». Strettamente connesso al progetto-Creaf è lo sviluppo della sinergia con Fidi Toscana «che inizierà a sostenere la nascita di nuove imprese per favorire la svolta del distretto verso la diverficazione». Presto nascerà uno sportello Fidi Toscana all'interno della Provincia «decisione che fa seguito ai risultati ottenuti con l'iniziativa sull'accesso al credito a cui hanno aderito oltre un migliaio di imprese pratesi». Lavoro ok. Punto d'orgoglio «perché dimostra la concretezza della nostra azione» ma anche di preoccupazione sono i risultati ottenuti sul fronte del lavoro: «Dove la Provincia - spiega Gestri - ha investito quasi 8 milioni di euro. Sono stati quasi 28mila i lavoratori che si sono rivolti alla Fil o al centro per l'impiego e questo numero - commenta - dà la dimensione della crisi». Il futuro parla orientale. Sul fronte cinese Gestri è esplicito: «Parlare di integrazione in questa fase è eccessivo. Ma non bisogno abbandonare la volontà di lavorare su quelle aziende sane che hanno più rapporti di quanto si creda col distretto pratese, e soprattutto sulle seconde generazioni». Per Gestri è importante «smettere di impaurire». Il riferiento è anche ai numeri, in particolare all'ampiezza della fascia di clandestini. «In sei mesi - spiega - ne sono stati trovati 680, 7-8 in ogni azienda controllata. Se si moltiplicano per il numero delle imprese, circa 900, si ottengono circa 8mila clandestini. Un numero ben diverso da 30.000 o più sentito spesso». «La strada per l'integrazione - conclude - è una sola: fare le cose assieme, dalla scuola, all'arte, all'economia ma scelgliendole assieme».
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