Il Tirreno

Prato

Riaprono le aziende sequestrate

I controlli della Finanza
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I controlli della Finanza

Amministrazione controllata per non farle fallire

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 PRATO. Riapriranno e verranno gestite da un custode giudiziale in amministrazione controllata gran parte delle aziende cinesi sequestrate all'alba di lunedì nell'ambito dell'operazione "Cian Liu" (fiume di denaro) condotta dalla Direzione distrettuale antimafia sul riciclaggio di oltre tre miliardi di euro spediti dall'Italia alla Cina via money transfer.  La possibilità è già stata concessa a quattro aziende, tra cui dovrebbe figurare anche la "8C" di via Filzi 51, amministrata da Huang Xiuxiu che è difeso da Alberto Rocca. Stesso discorso per il Dekang Market di Cheng Dekang (difeso da Federico Febbo) e per la Fanny Tex di Ji Yage in via Toscana, difesa da Manuele Ciappi. La confezionista Ji Yage è stata anche la prima a tornare in libertà dopo l'arresto. Già martedì, 24 ore dopo il blitz della Finanza, la titolare della Fanny Tex è stata sentita dal gip Michele Barillaro nell'interrogatorio di garanzia, ha ammesso che i soldi spediti in Cina (690.000 euro solo nel corso del 2009) rappresentano il "nero" della sua azienda e ha ottenuto la scarcerazione.  E' verosimile che altri seguiranno la sua strada. Non tutti, infatti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere al gip, e seguiranno interrogatori davanti al sostituto procuratore della Dda Pietro Suchan.  Lo stesso Suchan si è posto il problema dell'amministrazione controllata delle aziende sequestrate, ancor prima di far scattare gli arresti. In Procura a Firenze è stata fatta una lista di custodi giudiziali e chi vorrà potrà fare istanza per riaprire l'attività. Non si tratta di una marcia indietro. Lo scopo è non far fallire aziende che, in caso di confisca da parte dello Stato, non avrebbero poi alcun valore. E allo stesso tempo salvaguardare quei lavoratori assunti, non sono pochi, con un regolare contratto.  In pratica le aziende potranno riprendere l'attività con un limite: le operazioni che comporteranno movimenti di denaro oltre il limite di 2.500 euro avranno bisogno dell'autorizzazione scritta del custode giudiziale.  E dunque non ci si dovrà sorprendere se già nei prossimi giorni si vedranno riaprire i battenti ai capannoni che ancora oggi portano i fogli bianchi del sequestro appiccicati sul cancello.  Quanto alle misure di lunedì, su 22 ordinanze di custodia in carcere ne sono state eseguite finora 19 (tre imprenditori, compresa Lin Meiyu del Masha Pronto Moda di via Borchi, risultano all'estero).  Un altro aspetto da sottolineare riguarda quella parte di denaro che gli inquirenti hanno calcolato sia stata inviata in Cina ma di cui ancora non si conosce il vero mittente e il vero destinatario. Per la squadra di 15 persone della Finanza che ha svolto le indagini non è stato facile risalire a tutti i soggetti e qualcosa potrà essere fatto in seguito. P.N.

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