Il Tirreno

Prato

Ricicliamo anche le scene teatrali

Maria Lardara
Monica Bucciantini e Cristina Pezzoli negli spazi di via S. Chiara
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Monica Bucciantini e Cristina Pezzoli negli spazi di via S. Chiara

L'idea di due attrici, un imprenditore: come nasce una nuova sfida pratese

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 PRATO. Sono un vulcano di creatività e di questo vogliono farne tesoro. Per non farsi "alienare" dal sistema dei teatri, quelli che a furia di macinare spettacoli ti fanno dimenticare cosa vuol dire essere veramente artisti. Uno spazio di libertà che la regista Cristina Pezzoli, già direttrice artistica del Teatro Manzoni di Pistoia e l'attrice Monica Bucciantini della Brads company si stanno ritagliando fuori dall'universo dello spettacolo, pur ruotando intorno ad esso.  Un'avventura che coniuga una bella dose di imprenditorialità ed estro creativo. Senza precedenti nel resto d'Italia, perché punta a ricreare una filiera di riciclo delle scenografie teatrale. Quelle che al termine di uno spettacolo finiscono in soffitta o peggio ancora nella spazzatura. Ed è peccato e spreco di denaro, perché quel materiale costa da 20mila euro fino a quasi un milione di euro per un allestimento di opere liriche.  Per questo Cristina e Monica, amiche di vecchia data dai tempi della scuola del "Piccolo Teatro" di Milano negli anni Ottanta, nell'operazione "Praterie d'arte" (questo il nome della società che all'interno vede anche altri pratesi, come l'ex direttrice di Officina Giovani, Teresa Bettarini), ci buttano coraggio, talento e la conoscenza dell'ambiente teatrale. Soprattutto Cristina, classe 1963 di Vigevano, che ormai a Prato è di casa: in questi giorni è impegnata nello spazio K di via Santa Chiara, per le prove del prossimo spettacolo, "Glangarry Glen Ross" nell'ambito del premio Urt in Piemonte.  Per lei che è stata allieva di Dario Fo e assistente di Massimo Castri, Prato è il luogo ideale dove realizzare un sogno nel cassetto. Sbocciato nel 2007 e che prende ispirazione dall'idea di un futuro migliore da tramandare ai suoi 4 figli che vivono a Pistoia. Dove l'economia farà rima con sviluppo etico e sostenibile. «In questo settore c'è un mercato che tira - avverte Cristina - ed è evidente l'impatto ambientale nell'idea di recuperare la materia prima per ricostruire le scene e rimetterle sul mercato. Senza contare la ricaduta positiva sul piano occupazionale. La Toscana ha allevato un esercito di maestranze artistiche uscite dalle migliori scuole di teatro: macchinisti, scenografi, attrezzisti. Il nostro obiettivo è creare lavoro per i giovani under 30».  Per questo l'idea di mettere su una cooperativa di soci che non raggruppi solo artisti ma anche imprenditori pratesi "illuminati", come Marco Benedetti della ditta di pannolini ecologici "Wip spa". Per questo "Praterie d'arte", che nel nome rievoca il legame con una città che, per dirla con le parole di Cristina, «brucia e sta soffrendo ma ha nella crisi il germe della sua trasformazione», è nel gruppo ristretto di aziende che siedono al tavolo della "Green Economy" di Comune, Provincia e Legambiente.  Ma intanto c'è da trovare a Prato un capannone di un migliaio di metri quadrati dove tirare su la "bottega" delle scenografie usate. «Costi troppo alti, vogliamo come interlocutori banche e imprese private», fa notare la regista. Tela, legno, plastica e ferro: la materia si plasma e si ritrasforma, patrimonio di saperi e abilità artigianali che si perpetuano nel tempo. Senza dispersione di memoria.  Una volta riciclate, le scene potranno avere come destinazione scuole, luoghi pubblici e magari negozi per dare un tocco più artistico a questi ambienti. Un uso diversificato, insomma. «Finalmente riusciamo a costruire qualcosa che ci appartiene come artisti - osserva entusiasta Monica Bucciantini - rifuggendo dalla solitudine e depressione in cui sempre più spesso capita di imbattersi facendo questo mestiere».  E non finisce qui. Potrebbero esserci anche rappresentanti della comunità cinese interessati a investire su "Praterie d'arte". Parola di Cristina: «Ne ho parlato con alcune associazioni, attraverso il contatto con l'amico Yang Sha (attore cinese che viene spesso a provare nello spazio K, ndr). Ma devono ancora capirne il ritorno economico».

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