Il Tirreno

Prato

«Le botte al prof? Degrado sociale»

Maria Lardara
La scuola “Don Milani”
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La scuola “Don Milani”

Il commento dello psicologo. Il ragazzo è tornato a scuola, nessuna domanda

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 PRATO. Che fosse dispiaciuto per il comportamento del padre, reo di aver preso a pugni il suo professore, lo si poteva intuire dallo sguardo di ieri mattina. Al ritorno sui banchi della prima media alla "Don Milani", l'alunno ha evitato ogni possibile turbamento psicologico. Nessuno, fortunatamente, gli ha chiesto niente, magari per farlo sentire un po' in colpa. «Meglio così - fa notare la preside Maria Grazia Ciambellotti - il clima in classe oggi (ieri, ndr) è stato tranquillo. Del resto il bambino non deve pagare le conseguenze di quello che è successo». E due giorni dopo l'episodio dell'insegnante picchiato per un rimprovero di troppo a uno dei suoi studenti, nell'istituto di via delle Gardenie regna la tranquillità. Come se la violenza da lì non fosse mai passata. Il professore è ancora a casa e non si sa se sporgerà denuncia. «Sta nella sua libertà decidere di farlo», fa notare Ciambellotti.  Il caso alla Don Milani è l'ultimo di una serie di episodi analoghi che hanno come denominatore comune l'esplosione di violenza da genitore a insegnante (un precedente a Seano solo il 14 maggio scorso). «Succede quando il sentimento di solitudine dilaga tra la famiglia, senza amicizie e una rete sociale adeguata, quando la famiglia dovrebbe collaborare di più con la scuola». Chi interviene su un argomento così delicato, che rientra nella sfera alunno-genitore-insegnante, è lo psicoterapeuta Eugenio Giommi, esperto di tematiche sociali nonché fondatore della "Società dell'ascolto" a Prato.  Giommi non si capacita di come si possa arrivare alle mani di fronte a una figura autorevole come l'insegnante. «I pratesi sono sempre stati rispettosi delle funzioni sociali e di uno strumento come la scuola che incarna un servizio alla collettività», fa notare. Che è successo dunque? «Trovo che i fatti accaduti rappresentino una manifestazione di degrado sociale». Da esperto di psiche umana, Giommi abbozza anche un minimo di spiegazione psicologica. «I genitori che picchiano l'insegnante sono l'opposto di quelli che alzano le mano sul bambino. Anzichè farlo su quest'ultimo, si sfogano con il loro insegnante. In ogni caso si tratta di relazioni distorte». C'è poi un altro dilemma, quello del ruolo degli insegnanti che, secondo Giommi, «dovrebbero essere più tutelati nella loro professione».

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