La manifestazione
Marco non ha più né reddito né speranze
Ilenia Reali
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Unazienda tessile «Presto i risparmi finiranno e senza mobilità in deroga è impossibile ritrovare un lavoro»
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PRATO. Marco nella mobilità in deroga ci sperava. Era il suo "veicolo" per un futuro migliore. Era una nuova possibilità per trovare lavoro, erano quelle poche centinaia di euro che gli avrebbero permesso di andare avanti. Marco è uno dei 1.600 disoccupati pratesi rimasti senza sostegno al reddito. Per lui non si sta parlando di uno spot elettorale, per lui l'allungamento degli ammortizzatori sociali è vita. Trent'anni, ex dipendente di un lanificio pratese, in tasca un diploma di scuola superiore, è andato in mobilità nel 2008. Solo un anno di assegni Inps perché è giovane e perché all'epoca la crisi era pressoché all'inizio e nessuno aveva ancora capito che quei licenziati non avrebbero ritrovato lavoro e la cassa integrazione era ancora uno strumento osteggiato. La voce di Marco esce dalla cornetta del telefono. Si presenta, dice dove ha lavorato ma chiede di non scrivere tutti i particolari. «Non sono pronto a far sapere a tutti qual è la mia situazione. So che siamo in tanti ma ancora mi vergogno». Nel periodo in cui Marco era in mobilità la crisi picchiava forte. Così forte che l'occupazione era totalmente bloccata. «Nel 2009 le aziende non chiedevano nessuno. Neppure quelli in mobilità. Poi ad agosto con l'assegno di mobilità sono venuti meno anche gli sgravi per chi avesse eventualmente voluto assumermi e quindi le mie possibilità di alzarmi la mattina e andare a lavoro si sono annullate. E oggi, che qualche contratto a termine hanno ripreso a farlo, io sono fuori da tutto». Fuori da tutto ma con le spese da pagare. L'affitto (900 euro) da dividere con la madre con cui abita, le bollette, l'assicurazione dell'auto. Più o meno 600 euro al mese di uscite, 300 euro di entrate (a nero) grazie a un lavoretto nei fine settimana. Il resto arriva dai risparmi. «Che però - dice Marco - non sono infiniti. E togli, togli presto non ci rimarrà più niente». Ma non è solo una questione di soldi. E' una questione di dignità. «Non ho una fidanzata - racconta - e anche se volessi non potrei permettermela. A questa età serve anche un po' di solidità e io non posso certo offrirla. Non sono in grado neppure di andare a mangiare una pizza quando mi va. Vedo gli amici perché almeno l'amicizia è gratis ma devo stare attento a ciò che facciamo perché non posso spendere per uscire: i soldi che ho devono essere centellinati. Non ho una prospettiva di lavoro. Vivo malissimo questa situazione: sono abituato a lavorare da quando ho 18 anni e stare a casa è drammatico. Alzarsi la mattina e non dover far niente diventa, giorno dopo giorno, una condanna». Marco voleva raccontare la sua storia al sindaco. «Sono andato in Comune ma mi hanno detto che per avere un appuntamento con Cenni servivano mesi. Ho voluto lasciare il mio recapito ma nessuno mi ha più richiamato. Poi, qualche giorno fa, ho letto che Viespoli non avrebbe dato la mobilità in deroga e mi sono chiesto: ed io ora come andrò a finire?».
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