Il Tirreno

Prato

«Prato sta perdendo terreno»

Ilenia Reali
Marco Risaliti, consulente di moda osserva da lontano la sua città che sembra non risollevarsi
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Marco Risaliti, consulente di moda osserva da lontano la sua città che sembra non risollevarsi

La crisi economica della città vista dalla Turchia

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 PRATO. Lavora da quasi tre anni a Instanbul. Consulente di moda e figlio di un filatore Marco Risaliti, 36 anni, guarda la sua Prato da lontano. E tra un viaggio e l'altro - ha anche uno studio in via Valentini e tiene rapporti con la Tunisia - non riesce a non fare paragoni. Ad accettare che la sua città, quella dove il rumore dei telai era, come si legge nell'ultimo libro di Edoardo Nesi, una ninna nanna, stia pian piano perdendo la sua professionalità e la sua leadership di produttrice di tessuti. Da Instanbul non può far a meno di esortare i suoi concittadini a crederci ancora, ad investire, a cercare di comprendere quali sono i punti di forza e di debolezza. «Qui a Instanbul - dice - la crisi c'è ma viene affrontata come qualcosa che passerà. C'è reattività, si investe, si cerca di conoscere bene il mondo per stringere affari. E' davvero una Costantinopoli, un punto di passaggio per arrivare in paesi che Prato neppure valuta come l'Iran».  Per Risaliti Prato sta troppo adagiato sugli allori, a piangersi addosso mentre il resto del mondo va avanti. «Qui hanno ricostruito e chiuso la filiera. Fanno tessuto ma producono anche vestiti e hanno catene di distribuzione. Hanno creato, nei piccoli distretti tessili che fatturano come tutta Prato 20 Patrizia Pepe, 20 Sasch, 20 grandi esportatori. Noi abbiamo sbagliato a non chiudere il cerchio e adesso ne paghiamo le conseguenze».  Ma non solo. Risaliti è ancora più duro con la sua città. «Stiamo perdendo la professionalità che avevamo, il livello dei servizi. Qui si parla di Prato come di una città che sta decadendo che vende i suoi macchinari e non si risolleva. Gli imprenditori non stanno accettando che fare impresa presuppone dei rischi e che è obbligatorio investire».  Risaliti non risparmia un po' di autocritica. «C'è gente della mia generazione - dice - che ha scelto di lavorare altrove e forse lavora non pensando alla sua Prato. Credo che dovremmo metterci tutti a disposizione per raccontare direttamente cosa c'è fuori dal nostro distretto, fare progetti per il rilancio della nostra città, dare la disponibilità a collaborare con i colleghi pratesi. Mi piacerebbe fosse creato un pool di persone che mette a disposizione la propria esperienza: è sbagliato affidarsi solo ad agenti e rappresentanti, i paesi stranieri devono essere vissuti e conosciuti per capire cosa serve al mercato».  E per Risaliti serve ancora il prodotto tipico pratese: il cardato, la lana. «Ovviamente vanno prodotti tessuti di qualità, quelli che ancora qui non sono in grado di fare. Non ci sono le nostre rifinizioni, la nostra capacità dicurare il tessuto. Prato non è riuscito a valorizzarsi, a creare eventi internazionali, a puntare su centri di ricerca all'avanguardia».  E amaro commenta. «Leggo della polemica sul direttore generale della Provincia. Cosa volete che sia? Il vero problema è che non abbiamo ancora fatto un piano di distretto serio, un marketing della città in grado di arrivare ovunque. Qui invece i pratesi che si vedono si limitano a farsi una guerra di prezzi sul velour: sono in quattro e basterebbe si mettessero d'accordo».

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