Sicurezza
Mia figlia salvata da un trapianto
Valentina Ceccatelli
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La conferenza Alessandra Vannini è la prima da destra A 16 mesi ha ricevuto il fegato di un donatore. La gioia e il dolore
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PRATO. La figlia di Alessandra Vannini ha 9 anni, è nata nel 2001, e sta bene. Niente di particolare, se non fosse che è nata con una malformazione genetica che colpisce un bambino su 16.000, e che avrebbe potuto esserle fatale. A 8 mesi è stata messa in lista di attesa, e ne è uscita a 16 con un fegato nuovo. «Il viaggio verso l'ospedale è stato terribile - racconta la mamma Alessandra - Mia figlia stava male, eravamo in pieno controesodo estivo, e il tempo era pessimo. Per fortuna ci ha scortati la polizia stradale». Il dramma vero è stato pensare alla famiglia del donatore. «Stavo andando a salvare mia figlia, ma la famiglia del donatore, o della donatrice, aveva appena perso un componente di 45 kg: è tutto quello che hanno voluto dirci sul donatore, vuol dire che era un ragazzino. In un momento di dolore come quello sono riusciti a fare una scelta coraggiosissima, e mi hanno restituito mia figlia». La bambina ora sta bene, ma la storia sarebbe finita diversamente se non fosse stato per la scelta della famiglia che ha deciso di donare il fegato del loro congiunto ad una piccola sconosciuta di 16 mesi. Sono migliaia le persone in attesa di un trapianto. «E le donazioni ne coprono solo un terzo, anche se il loro numero è in aumento costante - spiega Umberto Biagi, di Aido - Si parla spesso di morti sul lavoro, stragi del sabato sera, ma muoiono 300 persone all'anno perché non vengono trapiantate in tempo. Muoiono in lista d'attesa. Nella vita si può essere donatori solo una volta, ma statisticamente si può essere riceventi anche 4 o 5 volte». Grazie alla collaborazione coi reparti di terapia intensiva degli ospedali, Aido riesce a rintracciare ogni possibile donatore, ma la cosa più importante è la comunicazione. «Si parla della donazione solo in rari casi, invece le informazioni dovrebbero arrivare costantemente alle persone, per permettere loro di fare una scelta consapevole - spiega Lucia Crollo - La scuola è un target privilegiato, abbiamo sensibilizzato 950 studenti, ma il tema resta difficile». Difficile ma non impossibile. «Abbiamo avuto una donazione da un ragazzo indiano - aggiunge Sara Bagatti, coordinatrice locale del programma donazioni - Per le comunità di immigrati a volte è difficile entrare in comunicazione con noi, ma dei ragazzi indiani di una scuola con cui avevamo parlato sono riusciti a spiegare tutto alla famiglia, che ha acconsentito. Per noi questo è fondamentale». Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) sarà in piazza San Francesco domani dalle ore 10 alle 22, con giochi e animazioni, mostre di pittura, flash mob, esibizioni di danza, merenda e concerto finale dei Martinicca Boison. Sarà a Firenze, con modalità simili, il 29 maggio. Perché «di queste cose non si può evitare di parlare».
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