Il Tirreno

Prato

«E' morto di crepacuore perché non riusciva a trovare un lavoro»

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 PRATO. «E' morto di crepacuore, tradito dagli assistenti sociali, umiliato come uomo che chiedeva solo di avere un lavoro per sostenere la sua famiglia».  E' lo sfogo della signora Maria dopo aver sepolto nel cimitero di Chiesanuova suo marito Giovanni, stroncato da un infarto a cinquantasei anni. I nomi sono di fantasia «perchè non voglio umiliare ancora di più mio marito e la sua memoria, per aver elemosinato per anni un qualsiasi lavoro e non averlo trovato», continua la signora Maria.  «Giovanni non chiedeva soldi, come pure fanno in tanti. Chiedeva solo un lavoro onesto per poter aiutare la famiglia. I politici devono pensare a questo, devono pensare a chi muore di crepacuore perchè si vede sfuggire di mano, giorno dopo giorno, diniego dopo diniego, la propria dignità. Mio marito è passato da un assistente sociale all'altro senza mai trovare un aiuto concreto. E' così che si umilia una persona e gli si toglie prima la dignità e poi la stessa vita».  Infine la signora vuole però ringraziare tutti quei cittadini che invece le sono stati vicini sia prima della disgrazia che ora nel dolore per questa tragedia.

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