Il Tirreno

Prato

Da tessitori a pizzaioli

Daniele Rovai e Davide Coci
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Daniele Rovai e Davide Coci

Daniele e Davide aprono un locale a San Paolo oggi taglio del nastro della loro "Poker d'assi"

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 PRATO. Dopo il licenziamento da un'agenzia pubblicitaria per riduzione di personale, dove Daniele Rovai lavorava come grafico, e la cassa integrazione di Davide Coci, dipendente di un'azienda tessile in crisi, non sono stati tanto a piangersi addosso, ma si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di dare una svolta alle loro vite professionali. Il risultato si chiama "Poker d'assi" ed è la pizzeria al taglio, che i due soci inaugureranno oggi alle 16 in via Borgioli, 141 a Prato nella zona di San Paolo. Una scommessa vinta grazie alla formazione, che ha permesso a Daniele, 45 anni e Davide 40 anni, di riqualificarsi in un settore diverso da quello di provenienza. Entrambi, infatti, hanno frequentato il secondo corso per panificatori e pizzaioli promosso lo scorso anno da Fil spa. «I vari corsi per panificatori e pizzaioli promossi da Fil in questi anni ci stanno dando tante soddisfazioni, perché sono riusciti a ricollocare molti lavoratori- commenta Aldo Gioli, presidente Fil - Siamo coscienti che questo non risolverà i problemi di Prato, dove il settore centrale e trainante rimarrà anche in futuro il tessile, ma è importante riflettere sul ruolo della formazione. Dobbiamo riqualificare il processo produttivo e lo sviluppo del distretto se vogliamo affrontare a testa alta e da vincenti le sfide del futuro. Questo è un esempio di come si può aiutare l'incontro domanda- offerta di lavoro». «A tutti e due è sempre piaciuta la cucina, così abbiamo voluto provare a intraprendere una nuova strada: quella dell'arte bianca. E' una bella professione, lavorare con le mani dà tanta soddisfazione!».  Di fronte a questa nuova avventura i due amici sono eccitati e allo stesso tempo impauriti, ma non manca loro la voglia di fare. «Coltivo questo sogno da molto tempo - commenta Daniele - Ma per realizzarlo la strada è stata lunga. Abbiamo richiesto un finanziamento a fondo perduto a Invitalia (il progetto del Ministero dell'economia per sostenere i disoccupati che vogliono aprire un'attività), ottenendo il 50% della copertura delle spese, mentre per la restante metà ci siamo rivolti ad un istituto di credito».

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