La manifestazione
La morte non fu per l'incidente
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I vigili urbani durante i rilievi Assolto l'automobilista accusato di omicidio colposo
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PRATO. La morte di Carla Maria Coppini avvenuta l'8 novembre del 2005, tre giorni dopo essere stata ricoverata, non è riconducibile alle ferite riportate nell'incidente in cui era rimasta ferita. E' questa la conclusione alla quale è arrivato il giudice delle udienze preliminari Magi che ha assolto Brahim Bejko, l'albanese trentaduenne che si trovava alla guida dell'Audi A4 che investì la donna in via Rubieri. Il pubblico ministero, Michele Galantucci, ne aveva chiesto la condanna a nove mesi di reclusione ma il giudice è stato di parere cotrario ed ha accolto la tesi del difensore dell'albanese. Il giorno dell'incidente stava piovendo molto forte e Bejko nel fare manovra con la sua uscita in fase di uscita dal parcheggio aveva urtato la signora Carla Maria Coppini che stava attraversando la strada sulle strisce. La donna fu subito soccorsa e portata nel vicino bar per ripararla dalla pioggia. Secondo le testimonianze raccolte dai vigili urbani, fu la stessa signroa Coppini a telefonare alla figlia per raccontarle quello che le era successo. L'ambulanza che la soccorse la portò in ospedale in codice giallo, segno che le condizioni non erano state giudicate critiche. Purtroppo però, una volta in ospedale il quadro clinico è progressivamente peggiorato tanto che si rese necessario il trasferimento a Careggi dove, due giorni dopo morì per un anaerusma che, secondo i periti, non sarebbe dipeso dai traumi dell'incidente e l'albanese.
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