Il Tirreno

Prato

L'illegalità minaccia il tessile

Barbara Burzi
A destra, Brezzo e un cinese al lavoro in una tintoria (foto d’archivio)
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A destra, Brezzo e un cinese al lavoro in una tintoria (foto d’archivio)

L'allarme della Cgil: «Controlli sulle tintorie, prima che sia troppo tardi»

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 PRATO. Giro di vite sull'illegalità cinese. Lo ha annunciato la Regione varando un pacchetto di misure anti-evasione fiscale. Di fronte al possibile aumento di controlli sulla comunità cinese, è il segretario generale della Filctem Cgil Massimiliano Brezzo a lanciare un nuovo grido d'allarme.  «Va bene continuare ad agire sulle confezioni - spiega Brezzo - ma finché siamo in tempo, cerchiamo di preservare dalla concorrenza sleale anche il tessile». Quello dell'abbigliamento non è un settore in concorrenza diretta col distretto tessile pratese, tuttavia, è in questo segmento della filiera che si concentra la stragande maggioranza dei controlli effettuati. «Così facendo - continua Brezzo - si rischia di perdere di vista le altre fasi della filiera, quelle di tradizione pratese, dove da un po' di tempo a questa parte stanno cominciando ad avanzare i cinesi». Piano piano la comunità orientale sta infatti risalendo tutta la filiera. L'ultima tendenza portata avanti tra gli addetti ai lavori cinesi è quella di abbinare alla confezione dei capi anche la stampa della pezza e il finissaggio. Sulla base degli ultimi elenchi forniti dalla Camera di Commercio di Prato, il numero di tintorie, rifinizioni, stamperie e stirerie gestite da imprenditori orientali ha raggiunto quota 142. Soltanto le tintorie sarebbero già una ventina, ma si prevede che il numero aumenterà anche alla luce della nuova normativa che rende sufficienti due lavorazioni avvenute in Italia per giustificare l'utilizzo dell'etichetta "made in Italy". «Saremo in grado di preservare i nostri settori tradizionali dalla concorrenza sleale?», chiede il segretario dei tessili Cgil. Se non vogliamo rischiare di perdere del tutto questo segmento della filiera bisogna riuscire a governare il passaggio ormai inevitabile della comunità cinese verso le fasi di lavorazione del tessuto affinché questo avvenga nell'ambito della concorrenza leale».  L'allarme di Brezzo scaturisce dalla percezione che ci sia, tra chi effettua i controlli, una tendenza a concentrarsi sul fenomeno dell'illegalità nelle confezioni rischiando così di non impedire che anche altri settori della filiera finora "sani" possano venire contaminati da un modo di operare illecito una volta che i cinesi vi saranno entrati in modo più massiccio. «Voglio dire che se da una parte è giusto continuare a svolgere i controlli sulle confezioni - aggiunge Brezzo - dall'altra è necessario andare a guardare anche cosa accade nelle tintorie e nelle rifinizioni. In questo settore i cinesi stanno cominciando a entrare adesso: se interveniamo fin da subito facendogli capire quali sono le corrette modalità di lavoro che pretendiamo siano applicate potremo essere determinanti nell'evitare una deriva dei comportamenti. In queste fasi, con poche azioni ben mirate, potremmo riuscire a preservare le attività prettamente tessili dall'illegalità».

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