Il Tirreno

Prato

Strasburgo spinge il "made in"

Alfredo Betti
Il Parlamento europeo sposa la battaglia del tessile sull’etichetta “made in”
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Il Parlamento europeo sposa la battaglia del tessile sull’etichetta “made in”

Il Parlamento europeo: deve essere obbligatorio

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 BRUXELLES. Il Parlamento europeo ritorna alla carica e chiede l'obbligatorietà delle etichette "made in" sui prodotti tessili. Ieri con 528 voti a favore e solo 108 contrari, l'Assemblea ha intimato alla titubante Commissione europea di mettere a punto in tempi brevi una legge comunitaria che armonizzi e renda obbligatoria nella Ue l'etichettatura in cui è indicato il paese di origine per tutti i prodotti tessili, non solo per i capi di vestiario, ma anche per tendaggi, divani, lenzuola, tovaglie e persino giocattoli se sono fatti di stoffa almeno per l'80%.  Il Parlamento chiede che l'Europa si adegui ai Paesi più avanzati nella protezione dei consumatori che, sostengono gli eurodeputati, hanno il sacrosanto diritto di sapere da chi è stato fatto ciò che comprano.  Secondo i parlamentari, l'etichettatura "made in" deve essere obbligatoria per evitare che i consumatori siano tratti in inganno da diciture subdole o poco chiare che li inducono a credere che la manifattura di un capo sia avvenuta in uno stato della Ue mentre invece proviene da un Paese terzo.  L'Assemblea di Strasburgo ha chiesto anche che la Commissione presenti, nel giro di due anni, una relazione in cui sia valutata la possibilità di imporre a livello europeo un'etichettatura armonizzata in cui siano specificati obbligatoriamente la taglia, i criteri di manutenzione di ogni capo, le eventuali sostanze pericolose contenute nelle fibre o nelle tinture come anche eventuali pericoli dovuti all'infiammabilità e a prodotti allergizzanti. La Commissione, hanno chiesto gli eurodeputati, dovrà anche considerare la possibilità di specificare sull'etichettatura le condizioni sociali e ambientali in cui il processo di produzione è avvenuto.  L'Italia, come gli altri Paesi con industrie tessili significative, si batte da anni per l'adozione obbligatoria in Europa dell'etichettatura "made in" vista la qualità e l'originalità dei suoi prodotti. «Il voto del Parlamento - ha commentato il viceministro allo sviluppo economico Adolfo D'Urso - può essere lo sprint finale per arrivare ad un regolamento sul "made in" entro l'anno. Un successo - ha sottolineato - della caparbietà italiana e del suo sistema industriale».  Attualmente l'etichettatura "made in" è volontaria e dipende dalle rispettive leggi nazionali che prevalgono su quelle comunitarie. La legislazione europea sull'etichettatura vigente si limita a classificare i nomi delle fibre - 48 in totale, 18 naturali e 30 sintetiche - vendute nei Ventisette e a stabilire la loro composizione.  È la seconda volta che il Parlamento si pronuncia per l'obbligatorietà dell'etichetta "made in". La prima proposta che risale al 2005 è bloccata da anni dal Consiglio dei ministri Ue a causa degli ostacoli creati soprattutto dai Paesi nordici. Con il testo votato ieri, il Parlamento intende mettere sotto pressione i governi dei Ventisette. In origine, gli eurodeputati dovevano esprimersi solo su una proposta tecnica della Commissione che aveva come scopo abbreviare i tempi tecnici per la commercializzazione di alcune fibre. Il Parlamento europeo ne ha invece fatto un caso politico.

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