La manifestazione
«L'ex collega ci ha rubato i clienti»
Paolo Nencioni
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La filiale del Banco Desio Toscana in via Valentini Banco Desio accusa: «In pochi giorni spostati conti per 20 milioni di euro»
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PRATO. «Lavorava per noi, dette le dimissioni e si portò dietro clienti e investimenti per circa 20 milioni di euro nella filiale aperta accanto alla nostra banca, senza rispettare un patto che aveva firmato». L'accusa viene mossa dal Banco Desio Toscana a un ex dipendente della banca, ora sotto processo in Tribunale. Doveva e deve essere molto bravo Marco Gualtieri, gestore del private banking del Banco Desio Toscana fino al dicembre del 2005. I suoi ex datori di lavoro, e la Procura, lo accusano di truffa e turbata libertà dell'industria e del commercio (in sostanza, concorrenza sleale) perché sarebbe riuscito a portarsi dietro gran parte dei clienti che aveva al Banco Desio nella banca per cui andò a lavorare, la Ifigest di via Valentini. Le due banche sono uscio e bottega, entrambe davanti alla sede dell'Unione industriali (una al 7, l'altra al 26), e vantano entrambe una clientela con grandi mezzi economici. I fatti che hanno portato il bancario Marco Gualtieri davanti al giudice monocratico Alessandro Moneti si sono svolti a cavallo tra il 2005 e il 2006. Secondo la testimonianza di Santo Galeazzi, ex direttore generale di Banco Desio Toscana che è stato sentito ieri, Gualtieri firmò una lettera di dimissioni il 28 dicembre 2005 e pochi giorni dopo andò a lavorare per la Ifigest di via Valentini. Le conseguenze, ha aggiunto l'ex direttore generale, non si fecero attendere: dai primi di febbraio al Banco Desio cominciarono ad arrivare decine di lettere di clienti che ordinavano di spostare i propri conti e gli investimenti dal Desio alla Ifigest. Un'emorragia di depositi e investimenti che il Desio valuta in 20 milioni di euro. Alcune di queste lettere portavano la firma dell'ex collega Gualtieri. La cosa non fu presa bene. Secondo i vertici del Banco Desio Toscana, Gualtieri avrebbe firmato nel 2005 una lettera che lo impegnava a dare un preavviso di 12 mesi, una sorta di patto di non concorrenza proprio per evitare quello che poi è successo, e cioè che i suoi tanti clienti lo seguissero in un'altra banca. «Il nostro ex dipendente - ha sostenuto Galeazzi - ha usato le sue conoscenze per portarsi dietro i clienti, non rispettando i termini di preavviso». Rispondendo alle domande dell'avvocato Zurli, difensore di Gualtieri, l'ex direttore generale ha ammesso che il rapporto tra un gestore di private banking e i suoi clienti è basato essenzialmente sulla fiducia personale e che nello stesso periodo altri dipendenti lasciarono il Banco Desio, per altri motivi. Tutto insomma ruota intorno a questo presunto impegno che il bancario avrebbe assunto col suo ex datore di lavoro. Se il giudice riterrà che fosse un impegno vincolante, avrebbe ragione la Procura. Altrimenti il bancario passato da Desio a Ifigest avrebbe solamente fatto fruttare la sua abilità nel mantenere il rapporto fiduciario coi clienti. La questione verrà decisa alla prossima udienza.
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