Il Tirreno

Prato

Un investimento da brividi «Ma è stato la mia salvezza»

Ma. La.
Moreno Vignolini
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Moreno Vignolini

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 PRATO. Forse se non avesse investito in quel macchinario, avrebbe mandato a casa un bel po' di persone. E invece la sua salvezza nell'annus horribis della crisi è stato quell'impianto per filati a pettine fantasia, costato la bellezza di 250mila euro che in tempi di vacche magre per il distretto non sono pochi, e che ha permesso di far lavorare la manodopera in esubero.  Storia di un piccolo imprenditore della Valbisenzio che, seppur a fatica, è riuscito persino a chiudere il bilancio 2009 producendo inaspettatamente un basso utile. È quella di Moreno Vignolini, alla guida di una storica ritorcitura della Vallata. Una proverbiale "mosca bianca" in un settore già abbastanza decimato come quello del conto terzi tessile pratese.  Nessuna ricetta, nessun segreto per questo 36enne artigiano (è vicepresidente di Confartigianato Prato) che con un diploma di istituto alberghiero in tasca ha voluto dedicarsi invece anima e corpo all'azienda di famiglia.  Certo non è il caso di adagiarsi sugli allori a fronte di una congiuntura sempre critica, ma gli affari per questa lavorazione artigianale «vanno meglio rispetto a quanto si sente dire in giro», come sottolinea Moreno.  L'esempio di una ditta conto terzi che, anziché piangersi addosso, è stata capace di inventarsene di tutti i colori pur di restare sul mercato. Compreso mettere mano al portafoglio per rinnovare il parco macchine e continuare a dare da mangiare a 10 dipendenti.  E pensare che il 2009 poteva andare decisamente peggio, con il primo semestre in perdita di fatturato (-35%). «Ma non abbiamo licenziato nessuno - fa notare Vignolini - Poi, grazie all'aiuto di un cliente, abbiamo deciso di comprare un macchinario per filatura a pettine fantasia: non uno nuovo, altrimenti sarebbe costato 2 milioni e mezzo di euro, ma risistemato da officine specializzate. Avevo uno stanzone vuoto accanto alla ditta e lì ho piazzato l'impianto».  Scelta vincente perché da settembre in poi i clienti (dal lanificio ai produttori di filati) iniziarono ad aumentare grazie al nuovo servizio. «Non è stato facile - confessa l'artigiano - e c'è voluta una bella dose di coraggio. Il punto è anche un altro. Se oggi si lavora è perché le lavorazioni terziste rimaste a Prato sono talmente poche da assorbire tutto il lavoro dei committenti. Paradossalmente, una fortuna per il conto terzi rimasto in piedi a scapito di chi purtroppo ha chiuso nei mesi scorsi».  E se le filature a pettine non riparano dal carico di ordini in questo periodo (d'altro canto è il boom della maglieria), un motivo c'è. «Per forza - ironizza Vignolini - sono rimaste in dieci su Prato e provincia, di cui il 50% in Vallata. Una quarantina invece le ritorciture in circolazione, la maggior parte delle quali in mano ad artigiani prossimi alla pensione o che hanno investito poco negli anni passati»

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