Italia
Solo natura al mercatino dei produttori locali
Valentina Ceccatelli
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Gli alunni della Bruni vendono i prodotti che coltivano al mercatino "Terra di Prato" è frequentato da habitué che amano le cose genuine e il risparmio
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PRATO. Siamo quello che mangiamo, ma spesso non sappiamo da dove viene quello che abbiamo nel piatto. "Terra di Prato", mercato dei produttori locali che si tiene una volta al mese in piazza del Mercato nuovo, cerca di risolvere questo problema. «E' un'idea positiva e da allargare, sensibilizzando le persone - dice Daniela - Io sono venuta qui per la prima volta, ma è molto piacevole. Accorciare la distanza produttore-consumatore crea risparmio, meno inquinamento e qualità: i prodotti sono freschi, e quindi più integri». La signora Diana ha già prenotato i piselli per il mese prossimo. «Mi piace, si risparmia, e i prodotti sono di qualità. Io vengo dalla Val di Bisenzio, dalla cucina povera: lo so se qualcosa è buono o no. Sarebbe bello ricominciare ad insegnare ai giovani la cultura della terra e il rispetto della natura e degli anziani, che possono essere i loro maestri». Invito raccolto dalla scuola primaria Bruni di Casale, presente con i suoi prodotti e i suoi "contadini". È la prima, e per ora unica, scuola della provincia ad aver aderito al progetto "Orto in condotta", ideato da Slow Food con l'aiuto di Comune, Provincia e Ministero dell'istruzione. «Tutte le classi partecipano. Abbiamo 270 metri di orto nella scuola, quello che produciamo lo raccogliamo e lo mangiamo a mensa. Il piatto preferito è il risotto coi porri, a chilometri 0», spiega Patrizia Saletti che, insieme a Giampietro Zani, è la responsabile dell'orto. «Chiara e Andrea dicono che l'insalata della scuola è più buona di quella di casa» spiega il signor Zani, che in casa ha due piccoli contadini, anche se Andrea ormai è alle medie. «Coltivare gli dà soddisfazione, e mangiano volentieri. Si rieducano i bambini ad un'alimentazione più sana, soprattutto a mangiare verdure, e si riavvicinano al rispetto della natura». Quando hanno bisogno di soldi per l'orto partecipano al mercato e chiedono un'offerta libera, hanno spedito 500 euro in Abruzzo per aiutare la scuola di Calascio, e sono stati oggetto di interesse di agronomi e ricercatori giapponesi. Paolo Betti, invece, era chimico in tintoria: «Finchè l'azienda dove lavoravo non ha chiuso». Ha trasformato quello che prima era un hobby in un vero lavoro, e ora ha 120 arnie e un'azienda agricola a Mercatale di Vernio, in via Montini. Produce miele, polline, pappa reale e vende api. «Non ti rendi conto di quanto le stagioni siano importanti quando stai in ufficio. Io vedo piovere e penso: oggi 100 euro meno. Se non ci vivi non lo capisci, e non conosci l'importanza delle stagioni dei cicli. Lavorare con le api da più soddisfazione del lavoro di chimico, anche se è più faticoso». Fabio e Cristina invece avevano un'enoteca, che ha chiuso 6 anni fa, e adesso mandano avanti la Nunquam, col merito di aver riportato a Prato il Vermouth bianco, usando la ricetta originale pratese del 1750. Producono mostarde e liquori. La loro clientela è composta soprattutto da gastronomie ed enoteche, ma vendono anche al dettaglio: «Ci trovate nel laboratorio, a Tavola. Siamo sempre lì». Maura Taiti, aiutata dalla sorella Alessandra, porta avanti l'agriturismo Corboli, sopra San Quirico di Vernio, specializzato in Cinta senese Dop. Producono salumi e ragù, perché «un animale non è fatto solo di prosciutto» e hanno un negozio accanto al loro agriturismo. Tutto quello che finisce sulla tavola dei loro ospiti «è roba nostra, e spieghiamo cosa si mangia. Facciamo pasta, dolci, abbiamo l'orto, e ci stiamo organizzando per diventare una fattoria didattica. I bambini impareranno che gli animali non sono peluches, e che la natura va conosciuta e rispettata. A Prato ci sono poche aziende ancora, ma l'importante è aver iniziato».
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