Finanza
Noi piccoli, ma resistenti
Maria Lardara
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Una dipendente dellaspatura Arcade Tre storie di imprese artigiane uscite più forti dalla crisi
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PRATO. Dire che il fondo della crisi non l'hanno toccato sarebbe una bugia. Però da lì si sono rialzati, in un modo o nell'altro. Dalla tempesta sono riusciti a venirne fuori, magari con le ossa un po' spezzate ma facendo tesoro di quella esperienza. E in qualche caso anche i conti quadrano, perché qualcuno ha archiviato di recente il bilancio 2009 con un segno più. Un miracolo? No, sono le "mosche bianche" del distretto, espressione della filiera tradizionale racchiusa nelle lavorazioni artigianali che hanno fatto la storia del tessile pratese. Sono i "piccoli" che resistono, quelli che l'onda d'urto della crisi dello scorso anno ha messo in difficoltà, ma non spazzato via. C'è chi ha messo mano al portafoglio per comprare nuovi macchinari quando la congiuntura sembrava tale da scoraggiarlo in nuovi investimenti (Moreno Vignolini della ritorcitura di Vaiano), chi ha riassunto personale nuovo per far fronte a picchi duraturi di lavoro (Giuseppe Di Arcadipane dell'aspatura Arcade) e chi è riuscito a tenersi stretta la clientela storica, i lanifici "boni" come li definisce Luca Scorretti della ritorcitura Grazia. «Esempi di questo genere non sono certamente la regola, rappresentano l'eccezione - osserva Enzo Lucchesi, responsabile provinciale Federazione moda di Confartigianato - E la loro esperienza dimostra che a Prato il tessile non è morto, ma manifesta segni di vitalità nel caso soprattutto di imprese terziste più strutturate e con un'organizzazione imprenditoriale che le rende capaci di rispondere meglio alla crisi». C'è un denominatore comune che lega i casi imprenditoriali citati. L'età giovane dei tre titolari, tutti sui quarant'anni. E questo secondo Lucchesi, è un dato da sottolineare «visto che spesso si parla di un settore, quello delle lavorazioni terziste, vecchio e senza un futuro». Giovani che invece preferiscono investire risorse sulla propria azienda, «anziché magari metterle nel mattone o altri beni di rifugio». A sentire infine questi artigiani, girerebbero più ordini in questo periodo. Ma occhio alle valutazioni frettolose. «Non è che in giro ci sia più lavoro - avverte Lucchesi - la verità è che ci sono sempre meno aziende a farlo. Per questo si ha l'impressione che ci sia tanto lavoro».
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