Toscana
"Due anni di buona politica e le aziende decolleranno"
Barbara Burzi
Voglio due anni di buona politica poi le imprese saranno capaci di fare la loro parte». Il presidente degli industriali Riccardo Marini, investito del secondo mandato biennale (raccogliendo il consenso di 274 soci su 296 votanti) chiede alle istituzioni di impegnarsi per quello che gli compete facendo in modo che si venga a creare un contesto politico più favorevole alle imprese del territorio.
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PRATO. «Voglio due anni di buona politica poi le imprese saranno capaci di fare la loro parte». Il presidente degli industriali Riccardo Marini, investito del secondo mandato biennale (raccogliendo il consenso di 274 soci su 296 votanti) chiede alle istituzioni di impegnarsi per quello che gli compete facendo in modo che si venga a creare un contesto politico più favorevole alle imprese del territorio.
«A quel punto - sottolinea con forza Marini - ci penseremo noi imprenditori a creare sviluppo economico». Quello di Marini è a tutti gli effetti un invito a sostenere un processo di recupero del manifatturiero nell'unico intento di rilanciare l'economia industriale. «E'l'unica direzione da prendere - ribadisce - del resto, si è visto che la finanza produce ben poco in una prospettiva di lunga durata». Prima di passare ai contenuti della sua "ricetta" per Prato, l'imprenditore ha aperto il suo intervento nell'ambito dell'assemblea intitolata "Prato, Toscana, Europa: scommettere sul manifatturiero", definendo il suo primo mandato «un biennio terribile». Poi ha aggiunto: «Mi auguro di riuscire a togliermi la soddisfazione di lasciare la presidenza dell'Unione in un momento di forte ripresa del distretto».
Sul versante delle strategie aziendali da intraprendere, Marini invita i colleghi all'efficienza: «Non possiamo disperdere denaro e lavoro delle persone - dice - i ricavi sono ormai risicati». L'intervento entra nel vivo quando il presidente passa a fare l'elenco delle richieste per il rilancio del manifatturiero. «Non chiediamo che il pubblico faccia impresa al posto nostro - afferma - riteniamo semmai che le imprese debbano essere ascoltate quando si prospetta qualcosa che le tocca da vicino». E' questo il caso, per esempio, di iniziative per integrare le imprese cinesi: «Lo scopo è condivisibile - afferma - ma è importante che non si vada a interferire in rapporti commerciali con la clientela già in parte presidiati da imprese italiane». La proposta avanzata da Rossi nei giorni scorsi circa la possibilità d'integrare i due distretti sul territorio suggerisce al presidente Marini una domanda da porre sulla questione della legalità. «Se non si scioglie questo nodo come si fa a sostenere chi vuol fare impresa in modo corretto? Lo stesso mercato immobiliare dopato dal guadagno a nero rischia di compromettere le possibilità di rilancio del settore».
Che il tessile non possa rappresentare l'unica risposta allo sviluppo ne è consapevole anche un tessitore come Marini. E' lui stesso a esprimere forti perplessità nei confronti di un'economia alternativa orientata al turismo e all'agricoltura. «Spero che questi settori possano crescere, ma attenti a dove concentrate le risorse - mette in guardia le istituzioni- Prato non è Pienza o San Gimignano». Rilanciare l'industria, per lui, significa soprattutto «favorire l'attività di quella che c'è e attrarne di nuova». «Per farlo - sottolinea - servono infrastrutture, efficienza nei servizi, tariffe e tributi non vessatori».
Tramvia, aeroporti, infrastrutture viarie e autostradali restano capitoli aperti: «I collegamenti sono un un requisito essenziale per commerciare - dice - qui invece, è un problema anche muoversi dentro l'area metropolitana». Dalle banche non si aspetta assistenzialismo, piuttosto coraggio. Tuttavia, di fronte a un invito all'aggregazione tra imprese del territorio, il presidente degli industriali risponde di no: «Semmai - ribatte - cominciamo con un'integrazione parziale tra settori d'impresa creando centrali d'acquisto e centri di promozione all'estero».
«A quel punto - sottolinea con forza Marini - ci penseremo noi imprenditori a creare sviluppo economico». Quello di Marini è a tutti gli effetti un invito a sostenere un processo di recupero del manifatturiero nell'unico intento di rilanciare l'economia industriale. «E'l'unica direzione da prendere - ribadisce - del resto, si è visto che la finanza produce ben poco in una prospettiva di lunga durata». Prima di passare ai contenuti della sua "ricetta" per Prato, l'imprenditore ha aperto il suo intervento nell'ambito dell'assemblea intitolata "Prato, Toscana, Europa: scommettere sul manifatturiero", definendo il suo primo mandato «un biennio terribile». Poi ha aggiunto: «Mi auguro di riuscire a togliermi la soddisfazione di lasciare la presidenza dell'Unione in un momento di forte ripresa del distretto».
Sul versante delle strategie aziendali da intraprendere, Marini invita i colleghi all'efficienza: «Non possiamo disperdere denaro e lavoro delle persone - dice - i ricavi sono ormai risicati». L'intervento entra nel vivo quando il presidente passa a fare l'elenco delle richieste per il rilancio del manifatturiero. «Non chiediamo che il pubblico faccia impresa al posto nostro - afferma - riteniamo semmai che le imprese debbano essere ascoltate quando si prospetta qualcosa che le tocca da vicino». E' questo il caso, per esempio, di iniziative per integrare le imprese cinesi: «Lo scopo è condivisibile - afferma - ma è importante che non si vada a interferire in rapporti commerciali con la clientela già in parte presidiati da imprese italiane». La proposta avanzata da Rossi nei giorni scorsi circa la possibilità d'integrare i due distretti sul territorio suggerisce al presidente Marini una domanda da porre sulla questione della legalità. «Se non si scioglie questo nodo come si fa a sostenere chi vuol fare impresa in modo corretto? Lo stesso mercato immobiliare dopato dal guadagno a nero rischia di compromettere le possibilità di rilancio del settore».
Che il tessile non possa rappresentare l'unica risposta allo sviluppo ne è consapevole anche un tessitore come Marini. E' lui stesso a esprimere forti perplessità nei confronti di un'economia alternativa orientata al turismo e all'agricoltura. «Spero che questi settori possano crescere, ma attenti a dove concentrate le risorse - mette in guardia le istituzioni- Prato non è Pienza o San Gimignano». Rilanciare l'industria, per lui, significa soprattutto «favorire l'attività di quella che c'è e attrarne di nuova». «Per farlo - sottolinea - servono infrastrutture, efficienza nei servizi, tariffe e tributi non vessatori».
Tramvia, aeroporti, infrastrutture viarie e autostradali restano capitoli aperti: «I collegamenti sono un un requisito essenziale per commerciare - dice - qui invece, è un problema anche muoversi dentro l'area metropolitana». Dalle banche non si aspetta assistenzialismo, piuttosto coraggio. Tuttavia, di fronte a un invito all'aggregazione tra imprese del territorio, il presidente degli industriali risponde di no: «Semmai - ribatte - cominciamo con un'integrazione parziale tra settori d'impresa creando centrali d'acquisto e centri di promozione all'estero».
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