Il Tirreno

Prato

Melighetti attacca: «Gestri si giustifichi io solo trasparente»

Cristina Orsini
Melighetti attacca: «Gestri si giustifichi io solo trasparente»

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 PRATO. «Ho gestito la questione con trasparenza e chiarezza. Sono serena e rifarei tutto daccapo». Gabriella Melighetti, ex assessore al Bilancio e Personale della giunta del presidente della Provincia Lamberto Gestri, parla quarantotto ore dopo il decreto di revoca dell'incarico, andato a frantumarsi contro la volontà incrollabile del presidente di nominare Giancarlo Cecchi, ex manager del gruppo Fusi lasciato oltre un anno e mezzo fa, a direttore generale. Corsi e ricorsi della storia perché fu proprio Gestri, nel lontano ottobre 2005, da segretario Margherita, a porre una questione politica forte sulla nomina del direttore generale in Comune, talmente seria che la giunta traballò. Ma tantè.  Mentre Melighetti attacca: «Che spieghi Gestri ai cittadini il perché delle sue scelte: perché ha deciso autonomamente il nome del direttore generale, perché ha deciso l'importo del suo stipendio e perché così alto (200mila euro ndr)», davanti al palazzo della Provincia fin dal primo mattino "va in onda" la protesta della Lega Nord. Fazzoletto verde nel taschino, una decina di militanti - in testa il capogruppo in Comune Emilio Paradiso - fa la ronda davanti all'ingresso esponendo cartelli più che espliciti: "Vergogna Gestri, non tutti i pratesi sono Fusi" oppure "Via (nel senso di strada) Cecchi da Prato, benefattore. I pratesi non sono tutti Fusi, Gestri se lo ricordi". Situazione scivolosa, ma si sapeva già. La "bomba" la Lega la sgancia nel pomeriggio con un comunicato secco col quale si chiedono le dimissioni del presidente della Provincia «perché non più sostenuto oltrechè dal centrodestra anche dal centrosinistra e dai sindacati».  La verità di Melighetti è semplice e va sull'onda di una sequenza a dir poco curiosa di atti amministrativi «che avevano vizi tecnici - spiega l'ex assessore, ex segretario generale Cisl, in procinto, dopo un periodo di ferie, di rientrare in banca - fin dall'inizio». Tutto parte il 29 dicembre con una delibera, la prima che avrebbe dovuto formalizzare l'incarico a Cecchi «ritirata per forza - spiega Melighetti - perché gravata da cinque pareri negativi». Tre condizionati del collegio dei sindaci revisori, una del dirigente del Personale, l'ultima del regioniere capo. In sintesi i sindaci pur dando atto della possibilità da parte del presidente di nominare una persona di sua fiducia, si dicono in linea con i pareri dirigenziali secondo i quali la nomina del direttore generale deve rispettare il criterio dei titoli, ovvero è necessaria la laurea, e avvertono che per procedere alla nomina ci deve essere la copertura finanziaria, che manca. I duecentomila euro da investire sul direttore, in pratica, fanno sforare il budget 2009 destinato al personale «con la conseguenza - spiega Melighetti - che per riuscire a reperire i fondi nel 2010 sarà necessario ridurre le altre spese: col blocco del turn over, non sostituendo le figure che verranno meno e mettendo mano anche alla parte del fondo di produttività destinato a dipendenti e dirigenti».  Quel 29 dicembre dopo che la delibera torna sui tavoli degli uffici tecnici (mentre i primi di gennaio parte una lettera del capogruppo Idv Luca Mori che chiede sulla vicenda il parere della Corte di conti), inizia quello che secondo l'ex assessore avrebbe i contorni del "grande gioco", una ricostruzione di mosse e di tempi molto particolare ma che potrebbe anche essere del tutto casuale. Chissà. Melighetti mette in fila i fatti: modifica del regolamento comunale, spostamento del dirigente del personale - autore di uno dei due pareri negativi mandato in altro ufficio - ferie che iniziano per il ragioniere capo, firmatario del secondo parere negativo, una ventina di giorni fa arriva dal Comune di Empoli, in sostituzione di un pensionamento, il nuovo segretario generale, sotto il quale va l'ex dirigente del personale, che assume su di sè i due pareri, li rielabora e dà l'ok firmando entrambi. Giusto in tempo per spedire il fascicolo nella giunta del gran litigio, convocata il 4 maggio scorso. Il resto è storia.  «Io credo che un ente pubblico - chiosa Melighetti - non possa essere condotto come un'azienda privata, occorre grande trasparenza perché ce la chiedono i cittadini e soprattutto in una maggioranza di centrosinistra». Anche sul Pd Melighetti non è tenera: «Il partito l'ho sentito solo dopo la revoca. So che è in via Carraia 50». Ma nessuna intenzione di spaccare: «Credo di aver dimostrato la volontà di fare squadra quando potevo candidarmi alla presidenza della Provincia, perché le firme le avevo, ma ho fatto un passo indietro». Ultima grana: l'esposto Pdl alla Corte dei conti. L'inchiesta potrebbe già essere stata avviata.

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