Sicurezza
I confezionisti cinesi si ribellano
Paolo Nencioni
◗
I cinesi riuniti nella sede di China-Italy Consulting per protestare contro le modalità dei controlli alle confezioni orientali Strascico velenoso all'ennesimo controllo. Gli orientali: «Ci hanno picchiati»
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. E' finito male, e poteva finire anche peggio, l'ennesimo controllo alle confezioni cinesi del Macrolotto zero. Due orientali, padre e figlio, hanno patteggiato ieri una condanna a sei mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, ma martedì pomeriggio in via Zipoli si è rischiato di innescare una ribellione tra i confezionisti, esasperati, a loro dire, dall'atteggiamento delle forze dell'ordine. Tutto è nato sul finire del controllo alla confezione Xing Long di Ke Yuyan. La polizia municipale ha informato il titolare che sarebbero state sequestrate le macchine da cucire e i due confezionisti, il padre Sun Zhengxing e il figlio Sun Songyue, insieme alla moglie di quest'ultimo, Cai Meng Yan, hanno protestato. Dalle parole si è ben presto passati alle vie di fatto e qui ci sono due versioni inconciliabili. Quella della Questura afferma che i due si sono scagliati contro vigili urbani e polizia, ferendo un ispettore, un agente del reparto mobile e un vigile urbano. I cinesi ribattono che sono stati i poliziotti i primi ad alzare le mani, e ne avrebbe fatto le spese anche la figlia di Sun, una bambina di quattro mesi colpita da un'ombrellata. Di fatto ieri i due Sun, difesi dall'avvocato Giuseppe Bonfante, sono comparsi davanti al giudice e hanno patteggiato una condanna a sei mesi, il minimo della pena, senza fare cenno alle botte che avrebbero preso. Appena rilasciati dalla Questura - dicono senza essere stati rifocillati - sono tornati in ospedale per farsi medicare, insistendo per far visitare di nuovo la bambina. L'unico fatto certo è che Sun Zhengxing, 51 anni, è coperto di lividi. Ha due vistose escoriazioni sul braccio sinistro, accusa dolori all'inguine e ha un bozzolo in testa. Dice di essere stato colpito da un agente, poi buttato a terra e tenuto fermo con un piede sulla testa. La nuora Cai Meng Yan conferma le sue parole, mentre il marito sta facendo visitare la bambina. Prima di andare in ospedale, i confezionisti si sono messi in contatto con la China-Italy Consulting, un'associazione di assistenza con sede in via Cadamosto, il cui presidente Paolo Chen è andato in Prefettura a chiedere un incontro urgente col prefetto. Il racconto di Sun Zhengxing è confermato dal titolare di una delle otto confezioni controllate in via Zipoli. Anche lui dice di averlo visto a terra col piede sulla testa. Il confezionista era tra le decine di cinesi che ieri pomeriggio si sono dati appuntamento in via Cadamosto per dare mandato all'avvocato Federico Landi di presentare le istanze di dissequestro di immobili e macchinari. Sulle presunte botte rimediate dai cinesi, secondo la Questura non c'è niente di vero. Una nota diffusa martedì sera citava passi del referto medico e assicurava che la bambina sta bene. Che sia una montatura, secondo la polizia, sarebbe dimostrato anche dal fatto che in via Zipoli prima è stato chiamato l'avvocato e poi l'ambulanza. Sia come sia, finora i controlli alle confezioni non avevano dato alcun problema di ordine pubblico. D'ora in poi le cose potrebbero cambiare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
