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Prato

Una pratese vola in Cina «Insegno italiano ai futuri immigrati»

Maria Lardara
Una pratese vola in Cina «Insegno italiano ai futuri immigrati»

A Prato era semplicemente Marta: un paio di occhi neri e una cascata di capelli rossi, a 22 anni, con la curiosità di carpire tutti i segreti dell'Impero Celeste. Ora l'abc della lingua di Dante se l'è portato laggiù, in quelle terre lontane.

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PRATO. A Prato era semplicemente Marta: un paio di occhi neri e una cascata di capelli rossi, a 22 anni, con la curiosità di carpire tutti i segreti dell'Impero Celeste. Ora l'abc della lingua di Dante se l'è portato laggiù, in quelle terre lontane.

In Cina la fame di imparare il nostro alfabeto in tenera età è tale da dare alla giovane pratese l'investitura di "laoshi". Ovvero "maestra d'italiano" nella traduzione cinese, che insegna ai piccoli di Wenzhou e dintorni. Che sognano magari di poter raggiungere più in fretta nonni e genitori che già si trovano a Prato o in Italia. Per una prima infarinatura di italiano ci pensa lei, Marta Bozzano, la prima pratese ad approdare dietro una cattedra a Wenzhou. Con una bella dose di coraggio questa 22 enne, in tasca una fresca laurea in lingue e letterature straniere (parla cinese, turco e inglese), ha fatto così il ragionamento inverso di tanti cinesi che hanno avuto l'idea di emigrare da Wenzhou a Prato.

Da aprile la sua vita è cambiata, fatta di impegni fitti e ritmi serrati. E con una valigia sempre pronta per spostarsi da un punto all'altro dello Zhejang. In pratica durante la settimana la giovane laureata impartisce lezioni d'italiano all'università di Wenzhou avendo come studenti un gruppo di professori, mentre nel weekend si cambia destinazione, con Marta dirottata a Ruian e Gaolou (nelle campagne), per insegnare italiano a un centinaio di bimbi delle elementari. Nei cui occhi c'è il ricordo dei genitori che li hanno lasciati per andare a vivere in Italia, nella speranza di un futuro migliore.

Ma cosa spinge una ragazza a mollare tutto a Prato per tentare la fortuna nella Grande Muraglia? «Grazie ai contatti con la mia ex docente universitaria, cui si erano rivolti per trovare qualcuno che venisse a insegnare a Wenzhou, da un mese lavoro in questa città», racconta Marta. Gli ideogrammi le sono serviti per apprendere un nuovo mestiere.

«Studiare il mandarino - sottolinea - significa percorrere una Via (usa il maiuscolo, ndr) fatta di persone, usi, costumi e avventure. E il bello è che non si finisce mai di imparare». A Wenhzou la vita di Marta non è certo quella della ragazza tutta spaesata catapultata dall'altra parte del mondo. Il segreto? Vivere come loro, gli orientali. Sposandone usi e costumi.

Anche questa è integrazione. «Quando sono in campagna, la sveglia è alle 5 per praticare tai qi nel bosco, raccogliere verdura e frutta da cucinare, come bambù e funghi. I cinesi mi hanno insegnato persino come si guada il fiume per prendere pesce e uova di anatra». Che da quelle parti forte sia il desiderio di imparare l'italiano, Marta lo ha scoperto durante una serie d'interviste sul campo, accompagnando una dottoranda italiana a Shanghai.

«In questi posti sperduti abbiamo avuto modo di vedere come vivono veramente i cinesi che poi vengono in Italia, cosa provano e cosa si aspettano. La maggior parte di loro stravede per il nostro paese, ed è anche per questo che mi hanno eletto loro "interprete" ufficiale».

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