Attenzione
Il rito abbreviato gli ha permesso di ottenere lo sconto di un terzo della pena; in aula cera la mamma della vittima
Uccise un connazionale, sconterà 16 anni
Pasquale Petrella
◗
Il luogo dove fu ucciso Qiu Shiwei L'omicidio avvenne nei giardini di Narnali durante la Festa del Partito Democratico
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il giudice delle udienze preliminari Anita Davia ha condannato a sedici anni di reclusione Zheng Tan Bin. Il ventitreenne cinese è stato riconosciuto colpevole di aver ucciso a coltellate, l'11 luglio dell'anno scorso nei giardini di Narnali dove si svolgeva la Festa del Partito Democratico, il connazionale Qiu Shiwei ed ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena per aver chiesto il giudizio abbreviato. Una pena lievemente inferiore a quella chiesta dal pubblico ministero, Sergio Affronte che aveva indicato in ventisette anni la base di partenza degli anni di carcere dalla quale decurtare il terzo previsto dalla legge. L'avvocato Massimo Mariotti, difensore dell'imputato, ha puntato la sua arringa prevalentemente nel dimostrare che Zheng avrebbe colpito Qiu perchè provocato e per legittima difesa non certo nell'ambito di una spedizione punitiva come si era paventato nell'immediatezza delle indagini. Durante l'udienza di ieri mattina è intervenuto anche l'avvocato Cristiano Verniani del foro di Firenze in rappresentanza dei familiari dell'ucciso (in aula c'era la madre di Qiu Shiwei che è in attesa di un bambino). Zheng Tan Bin fu arrestato il 13 novembre dalla squadra mobile in casa della fidanza a Venezia. Sul momento preferì non rispondere agli investigatori sui motivi che lo avevano spinto ad uccidere il sedicenne suo connazionale. Poi cambiò idea e raccontò di aver agito per legittima difesa. Disse che quella sera alla Festa del Pd si incontrò per caso con un gruppo di connazionali coi quali c'erano vecchie ruggini. Un mese prima sarebbe stato aggredito dalla cosiddetta «Banda del Monaco» e il sedicenne Qiu era ritenuto vicino alla banda. Inoltre Zheng sarebbe stato vittima di un'estorsione e tra i testimoni dell'omicidio ci sarebbe stato anche il presunto estorsore. Insomma, un quadro poco meno complicato di quello che si presentò agli inquirenti subito dopo l'omicidio di luglio. L'omicida sostenne di essere stato aggredito dal gruppetto di cinesi di cui faceva parte Qiu Shiwei, di essere scappato di corsa e poi di averci ripensato. Dice di aver raccolto per terra qualcosa di simile a un cacciavite e con quello di aver colpito il sedicenne. L'arma del delitto, però, non è mai stata ritrovata. Zheng sostiene di averla buttata via durante la fuga. Nell'arringa del difensore ci sono anche parti della perizia autoptica del medico Brunero Begliomini, chiamato a rispondere non solo sulle cause della morte bensì anche sulla direzione delle pugnalate inferte.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
