Il Tirreno

Prato

L'ospedale come casa

Angelarosa Pinto
Angelo Coccia insieme alla moglie e alla figlia in un corridoio dell’ospedale
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Angelo Coccia insieme alla moglie e alla figlia in un corridoio dell’ospedale

La singolare protesta di un disoccupato «La mia famiglia non ha più un tetto»

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 PRATO. Fare dell'ospedale la propria casa. E' la singolare forma di protesta attuata ieri da Angelo Coccia. Scelta, però, per niente casuale. Coccia ha deciso per questa sistemazione a causa delle condizioni della moglie, all'ottavo mese di una gravidanza diagnosticata come "difficile". E così, armi e bagagli, si è trasferito, con moglie e figlia di quattordici mesi, all'ospedale. «Mia moglie sta male, le hanno prescritto riposo assoluto - spiega Coccia - in mancanza di una casa ho pensato che la scelta migliore fosse trasferirmi qui. Almeno sono vicino al pronto soccorso». Angelo è senza casa. Ultimamente era ospite a casa di amici. «Abitavo in via Firenze ma la casa era impraticabile così ho deciso di lasciarla - racconta - Non c'erano le condizioni igienico-sanitarie per abitare lì. Dal pavimento usciva acqua e mia figlia non poteva neanche gattonare». Proprio il non ripristino delle condizioni di idoneità ha spinto Coccia a far causa al proprietario di casa. Il ricorso, però, non è stato accolto dal giudice e proprio oggi è prevista una nuova udienza per definire i termini dell'eventuale sfratto, visto che Coccia nel frattempo aveva smesso di pagare l'affitto. Una scelta obbligata, questa, dettata dalla sua condizione di disoccupato. Manovale presso la "Brunetti&Antonelli", alla fine del 2008 Coccia ha perso il lavoro. Fino a luglio del 2009 ha percepito il sussidio per la disoccupazione, poi più niente.  «Mi sono rivolto ai servizi sociali del comune - afferma - ma nessuno mi ha dato retta. Da gennaio ad oggi mi hanno dato solo 480 euro. Ma come posso campare la mia famiglia con così poco?».  Puntuale la smentita dei servizi sociali. Il nucleo familiare di Coccia, infatti, risulta assistito dal Distretto socio territoriale centro-est già da alcuni anni. Nel 2009 ha avuto contributi economici per 900 euro come una tantum, 310 come contributi straordinari e sua moglie, in aprile, ha ottenuto l'assegno di maternità per la prima figlia, nata a gennaio. Inoltre non risulta che Coccia abbia mai fatto domanda per la casa popolare, l'unico modo per l'assegnazione, né per il bando di sostegno all'affitto. L'assistente sociale che si occupa del caso è già da tempo alla ricerca di una nuova sistemazione, addirittura prima della convalida dello sfratto e appena saputo della singolare protesta di Coccia, ha provveduto a trovare una sistemazione di emergenza presso una pensione. Per quanto riguarda la mancanza di un impiego l'amministrazione ha elaborato una Borsa Lavoro presso una cooperativa e il colloquio è già avvenuto. A breve Coccia dovrebbe iniziare a lavorare.

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