Il Tirreno

Prato

Centinaia di migliaia di scarpe col marchio contraffatto erano dirette a Prato e in Lombardia: decine di indagati

Il falso made in Usa fermato al porto di Livorno

La Finanza mostra parte della merce sequestrata
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La Finanza mostra parte della merce sequestrata

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 PRATO. Importavano scarpe con marchi falsi dalla Cina e le smistavano in Toscana e in Lombardia. Un traffico molto redditizio che è stato scoperto dalla guardia di finanza di Livorno e dai funzionari dell'Ufficio dogane. Tre dei sette cinesi indagati nell'inchiesta hanno il centro dei loro affari a Prato, gli altri quattro in provincia di Milano.  E i numeri del business sono davvero importanti: oltre 700.000 gli articoli contraffatti o importati in violazione della disciplina del made in Italy, tra cui 232.632 paia di scarpe a marchio Crocs, 50.000 Nike, 12.000 Converse, oltre a 130.000 articoli di pelletteria a marchio Louis Vuitton, Alviero Martini e Gucci. Se i container non fossero stati intercettati al porto di Livorno nel corso di un'indagine che è iniziata nel 2009, tutta questa roba l'avremmo probabilmente ritrovata in vendita sulle spiagge, nei mercatini e chissà, forse anche in qualche negozio.  I tre cinesi su cui all'inizio si sono concentrate le attenzioni degli investigatori risultano essere rappresentanti legali di società formalmente dedite al commercio di saponi e detersivi, oltre che di abbigliamento. Dopo i primi sequestri a Livorno, gli importatori non si sono lasciati intimidire: hanno cominciato a emettere documenti doganali di transito che consentivano loro di trasferire la merce "allo stato estero", senza cioè aver espletato le pratiche di importazione, per spostarsi su uffici doganali interni dove pensavano che le procedure fossero meno rigide. Seguendo questa pista i finanzieri sono arrivati in Lombardia, dove sono stati individuati altri quattro imprenditori cinesi, anche loro indagati per contrabbando e contraffazione di marchi. Nell'hinterland milanese è stato trovato un centro di smistamento della merce e un laboratorio per la produzione in loco di altre griffe false. Alla fine l'indagine si è allargata a decine di soggetti, cinesi ma anche italiani, che dovranno rispondere di contrabbando, contraffazione, falso,l ricettazione, sostituzione di persona e omessa dichiarazione dell'Iva. La merce sequestrata sarà devoluta in beneficenza a paesi del Terzo mondo.

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di Redazione web