Il Tirreno

Prato

2009 drammatico per il settore tradizionale, va meglio la maglieria. Volano le confezioni

Tessile, segnali di ripresa

Barbara Burzi
Il presidente di Unioncamere Galgani con il sindaco di Firenze Renzi e Cenni
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Il presidente di Unioncamere Galgani con il sindaco di Firenze Renzi e Cenni

Ma l'emorragia di posti di lavoro è destinata a continuare

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 PRATO. Ci si augura sempre che l'anno a venire sia migliore di quello precedente. Questa volta potrebbe esserlo davvero perché dopo un 2009 burrascoso, in pesante contrazione per il sistema imprenditoriale pratese, nei primi mesi del 2010 si intravedono finalmente i primi spiragli di una ripresa. Si tratta di timidi segnali legati al risveglio del commercio internazionale, tuttavia, hanno contribuito a restituire - oltre agli ordini - quel poco di fiducia che serve agli imprenditori per ridare slancio all'economia del territorio.  Il quadro, presentato ieri a Firenze durante l'ottava giornata dell'economia, emerge dalle previsioni elaborate da Unioncamere su dati Istat.  2009 col segno meno. Peggio di così non poteva andare, tutti gli indicatori riferiti all'economia del territorio sono negativi. Il manifatturiero, su cui si costruisce il tessuto imprenditoriale toscano, ha sofferto in tutti i comparti produttivi. A Prato più che altrove. Nell'industria sono crollate la produzione (-18,2%) e il fatturato (-19,2%): dati in parte mitigati nell'ultima parte dell'anno (si partiva da un -22%), in cui ha frenato la caduta degli ordinativi. Volendo esaminare la situazione per settori specifici, salta agli occhi la differenza tra i comparti della filiera tessile da una parte (tessuti -23%; filati -18,3%; rifinizioni -18,7%) e le attività a valle dall'altra (confezioni -8,9%; maglieria -5,1%). Male anche la meccanica, che ha registrato un -18,3%. La crisi ha penalizzato in particolare l'artigianato che ha dovuto sopportare un'ulteriore contrazione del fatturato (-14,3%). Le condizioni già critiche di un sistema caratterizzato per lo più da piccole e medie imprese sono peggiorate con ripercussioni anche a livello occupazionale.  Non solo tessile. Non va meglio in altri ambiti: le esportazioni hanno fatto registrare una forte flessione (-13,8%), il mercato immobiliare ha subito un crollo (-17,3%), i consumi delle famiglie si sono ridotti (-1,8%) e, di conseguenza, le vendite nel commercio (-3,8%). Calata anche la spesa negli investimenti (-2,5%).  2010, si vede la ripresa. Dopo una discesa arriva sempre una risalita. Facendo riferimento ai primi mesi del 2010, si può dire che il nuovo anno si è aperto con segnali di ripresa per il sistema imprenditoriale locale. Il commercio mondiale, già dagli ultimi mesi del 2009, ha ripreso slancio e le esportazioni potrebbero beneficiarne a breve (tra l'1 e il 3%), favorite anche da condizioni migliori dal lato dei cambi.  Con l'arrivo dei primi quantitativi di ordini è tornato un po' di lavoro, sono migliorate anche le aspettative per la produzione e, conseguentemente, anche la fiducia nel futuro.  Le confezioni volano. Sulle concrete possibilità di rilancio del sistema economico locale, pesano ancora elementi di instabilità che potrebbero avere delle ripercussioni negative sul tessuto imprenditoriale, specie a Prato, dove a una crisi congiunturale si è sommata una crisi competitiva che vede da una parte l'intensificarsi di un processo di selezione nel comparto tessile (-5,2% imprese attive a fine del 2009) e dall'altra parte, lo svilupparsi delle confezioni, (+10,6%), prevalentemente a conduzione cinese. Con un tasso di mortalità all'8,5%, la filiera tessile è dunque in serio pericolo tanto più che la flessione delle attività manifatturiere non è stata bilanciata dallo sviluppo di altri settori: i servizi mostrano un aumento di appena lo 0,2% a causa del rallentamento dell'industria, le costruzioni subiscono una battuta d'arresto dopo l'impennata degli ultimi anni (+0,0%), mentre il commercio si rivela un settore fragile, caratterizzato da un turn-over del 20%.  Emorragia di posti. Se per gli imprenditori il peggio è alle spalle, non è così per i lavoratori. Nonostante che a Prato il ricorso alla Cig sia aumentato anche nei primi mesi del 2010 (a marzo si registrava un +415,1%), l'indicatore relativo allo stato di disoccupazione è peggiorato (7,2%).  Dal momento che la variabile occupazionale reagisce con ritardo rispetto, per esempio, ai lievi segnali di ripresa, per i prossimi mesi c'è da aspettarsi un'ulteriore emorragia di posti di lavoro.

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