Il Tirreno

Prato

Dal dolore sgorga l'acqua per l'Africa

Maria Lardara
Nico Spinelli morì nel 1996 a soli 17 anni in un incidente di moto. A lui fino al 2003 è stato dedicato il Trofeo internazionale “Nico Spinelli” di Pentathlon moderno
◗
Nico Spinelli morì nel 1996 a soli 17 anni in un incidente di moto. A lui fino al 2003 è stato dedicato il Trofeo internazionale “Nico Spinelli” di Pentathlon moderno

Finanziare pozzi nel Burkina Faso è la risposta di una coppia di Prato allo strazio di aver perso due figli

4 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. Gli occhi della madre si fanno lucidi, la voce del padre si strozza e la ferita scavata dal dolore affiora, al ricordo di quei due figli scomparsi troppo giovani per non rivederli più. Nico e Iury: il primo morto nel 1996 in un incidente stradale, il secondo suicida nel 2003. Due volte il destino si è accanito portandosi via gli unici tesori di mamma e babbo.  

Poteva essere una vita rintanata nel lutto e nel vuoto assoluto, quella di Maria Teresa e Enrico Spinelli, i genitori dei due ragazzi venuti a mancare a 17 e 29 anni. Ma nell'acqua scorre la vita e loro, i due pratesi di San Giusto in questi anni hanno compiuto il miracolo di riportare l'elemento primordiale nelle terre dove per un goccia bisogna percorrere 10 chilometri a piedi: il Burkina Faso. Silenziosamente, senza mai farsi "pubblicità". Ed è come se il miracolo lo avessero compiuto Nico e Iury, perché è pensando a loro, ai valori di giustizia e generosità che sapevano trasmettere, che la coppia pratese si è adoperata per rinfrescare quelle gole assetate dell'Africa nera. Una realtà che non s'immagina se non toccandola con mano, come hanno fatto durante i loro frequenti viaggi i coniugi Spinelli. Lui ex titolare di una ditta di riparazioni, lei ex infermiera.

Un cuore di generosità che batte per quei piccoli dalla pelle nera e i denti bianchissimi, conosciuti nell'ottobre 2007 nella casa di madame Bernardette, un'insegnante vedova in pensione che ne ha accolti una quarantina sotto la sua ala, strappandoli dalla strada e da una morte probabile.  Una storia di opere di bene, ma non di carità e beneficenza. Com'è nel dna del Movimento Shalom (9.000 soci in tutta Italia) che da sempre si occupa di cooperazione internazionale, prodigandosi per un'educazione di pace (shalom in ebraico significa pace) nei paesi più poveri restituendo diritti elementare come l'acqua, cibo e istruzione.

Domenica 23 maggio alle 17.30 Maria Teresa ed Enrico inaugureranno insieme agli altri volontari la nuova sede della sezione pratese. Cooperanti a tutti gli effetti lo sono diventati i due pratesi che dopo essersi avvicinati a questa associazione, tra il 2000 e il 2008 hanno finanziato ben quattro pozzi per portare l'acqua potabile in alcuni villaggi del Burkina Faso. Il tutto a spese proprie (la spesa per un'opera di questo tipo può variare da 3mila a 7mila euro) e affidandosi ai tecnici di Shalom per la perforazione.  

«Raccontando la nostra storia - spiega Maria Teresa - vogliamo far sapere che Nico e Iury esistono ancora. Non un progetto per ricordarli, ma il progetto dei nostri figli, nato da ciò che di loro è più vivo che mai: amore, generosità, profondo senso dell'amicizia e giustizia».  

Un filo sottile, quello che lega la famiglia Spinelli al Burkina Faso iniziato subito dopo la morte di Nico nel 1996: un incidente in moto e una vita spezzata a soli 17 anni. A lui fino al 2003 è stato dedicato il Trofeo internazionale "Nico Spinelli" di Pentathlon moderno e a lui i genitori e il fratello Iury vollero dedicare qualcosa che lo ricordasse. Non un monumento, ma un pozzo d'acqua da cui zampilla vita. Subito iniziarono i contatti con il Movimento Shalom di San Miniato: era il 2000 e quell'opera costò 10 milioni delle vecchie lire. Pochi mesi per allestire i due pozzi in villaggi diversi, molti anni ci vollero prima di toccare con mano quell'acqua. Perché la prima missione dei coniugi Spinelli risale al gennaio 2007.

Nel frattempo anche Iury, il figlio maggiore, li aveva lasciati. Drammaticamente, a 29 anni, nel luglio 2003. Aveva deciso di farla finita, buttandosi da un traliccio della corrente elettrica nei pressi di Tavola. Un dolore così annichilisce, spezza la voglia di andare avanti.

«Nostro figlio lavorava alla cooperativa Alice, si occupava di persone con disagio. Un ragazzo allegro - racconta la madre - nulla faceva pensare che avrebbe compiuto quel gesto». Le cronache di allora parlarono di una bandiera della pace appesa in cima al traliccio da cui Iury fece il tragico volo. Per Maria Teresa ed Enrico, il buio totale. Ma c'è sempre una speranza per ricominciare a vivere. Come il desiderio di toccare quell'acqua in Burkina Faso per riconciliarsi con la vita. E così nel gennaio 2007 i due pratesi fecero i bagagli per l'Africa, dove tornarono a ottobre con l'idea di regalare a quelle popolazioni un altro pozzo. Poi l'incontro folgorante con madame Bernardette e i suoi orfani cresciuti in una casa senza luce e acqua a Nouna.

«Ci ha chiesto latte in polvere, riso e petrolio per la luce. Al ritorno a casa - raccontano Enrico e Maria Teresa - abbiamo raccontato la nostra esperienza a tanti amici e subito si è messa in moto una maratona di solidarietà. Con altre amiche ho scritto un libro di fiabe i cui proventi sono stati utilizzati per finanziare altri due pozzi, e altri due sono stati costruiti con le somme raccolte grazie a due ditte pratesi. Nell'ottobre 2008 siamo tornati laggiù, abbiamo portato a madame Bernardette materassi, zanzariere, attrezzi agricoli e animali per coltivare la terra. L'impegno sta andando avanti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa