Il Tirreno

Prato

I tirocinanti sono un esercito

Maria Lardara
I tirocinanti sono un esercito

Oltre mille domande per rientrare nel mercato del lavoro

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 PRATO. Chiamarlo "tirocinante" a quarant'anni potrebbe fare un certo effetto. Ma meglio che tardi che mai. E' finita del resto l'epoca in cui si sconfinava nella mezza età con un impiego fisso o abbastanza stabile da mettere su famiglia. Oggi la fame di lavoro in città è tale da spingere un disoccupato over 35 o 40 ad "accontentarsi" anche di un tirocinio, l'unica possibilità per entrare in punta di piedi in un'azienda e magari poi restarci.  Deve averlo capito anche la carica dei 1.048 lavoratori pratesi che fino al 15 aprile scorso hanno fatto domanda di tirocinio nell'ambito del "Pacchetto Lavoro" stanziato dalla Provincia, per un ammontare complessivo di un milione e 500mila euro nel 2010. Sono gli ultimi numeri aggiornati e confluiti nel documento presentato dal consigliere provinciale Emiliano Citarella durante l'ultimo consiglio comunale straordinario sulla crisi.  Se ne ricava la fotografia di un esercito di pratesi espulsi dal ciclo produttivo per diverse motivazioni. E qui c'è la sorpresa, perché a fare la parte del leone in questo mucchio di domande sono i disoccupati over 32 (690) provenienti da settori eterogenei, seguiti dai lavoratori in mobilità (263) e infine cassintegrati (95) in congedo dal tessile.  Troppe le domande pervenute al Servizio lavoro della Provincia (che poi le gira al Centro per l'impiego), a fronte di un numero di aziende aderenti (131) che non bastano però ad aprire le porte a tutti i tirocinanti: e così per il bando pubblicato a ottobre scorso momentaneamente non c'è più spazio per altre domande, mentre l'iniziativa rimane aperta alle aziende che piano piano, forti anche degli incentivi che ottengono per questi progetti (fino a 5.500 euro), iniziano ad aumentare la propria disponibilità. In pratica, al 15 aprile scorso si contavano 216 posti per tirocinanti e 65 sono gli stage attivati a partire dal mese di dicembre 2009.  «I segnali sono buoni perché ultimamente si presentano anche aziende grosse pronte ad ospitare 10 persone», sottolinea Simone Cappelli, dirigente del Servizio lavoro della Provincia. Il 23 aprile scorso, altre 11 imprese si sono fatte avanti, chiamando all'appello 21 tirocinanti. Che, dal canto loro, qualche soldino riescono a racimolare, con una borsa lavoro da 300 a 600 euro (una tantum), da integrare magari con l'indennità di disoccupazione o la mensilità di Cigs e per un periodo di formazione che varia da 3 a 6 mesi.  Briciole certamente rispetto a uno stipendio normale per vivere, ma meglio di nulla e in più s'impara una professione in quei settori che oggi a Prato possono dare ancora un'opportunità: dall'ambiente alla ristorazione, dal commercio alle cooperative sociali.  «La situazione - spiega Giancarlo Carboncini del Servizio lavoro provinciale - è parecchio eterogenea: non c'è un comparto che tira più degli altri. Ad attrarre tirocinanti sono soprattutto le cooperative sociali che inseriscono profili di basso livello, dall'aiuto cuoco all'operaio agricolo, all'addetto pulizie».  Per il "Pacchetto Lavoro" intanto si preannuncia una seconda edizione nel 2011 (stanziati già 500mila euro), che manterrà la stessa triplice formula: sostegno al reddito, accompagnamento al lavoro e incentivi alle aziende.  Ma c'è disoccupato e disoccupato. A Prato ci sono anche le "nuove povertà", le categorie più disagiate a rischio di emarginazione sociale da inserire nel mondo del lavoro. Ma ci sono anche i disabili, spesso discriminati nella difficile ricerca di un'occupazione. Per loro sono previsti percorsi mirati, da attivare sul territorio con le associazioni di volontariato. Nel cassetto della Provincia è pronto infatti un altro avviso pubblico da 280mila euro che avrà queste finalità.

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