Il Tirreno

Prato

Lavorare una domenica in più non basta

Maria Lardara
A sinistra Gianluca Niccolai a destra Aldo Lorenzi
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A sinistra Gianluca Niccolai a destra Aldo Lorenzi

I commercianti: «Serve un piano di rilancio per il centro storico»

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 PRATO. Se i sindacati la bocciano, le associazioni dei commercianti ci vanno con i piedi di piombo ma non dicono no in assoluto. E se l'amministrazione, con la proposta dell'assessore Caverni per allargare la maglia delle aperture domenicali nei negozi del centro, suggerisce di alzare la saracinesca la quarta domenica del mese (oltre alla già collaudata seconda), Unione commercianti e Confesercenti opterebbero più volentieri per la terza. «Sarebbe un'assurdità spostare l'apertura straordinaria in fondo al mese, quando la gente ha speso tutti i soldi», avverte Gianluca Niccolai, direttore dell'Unione commercianti. E per il "collega" di Confesercenti, Aldo Lorenzi, «non è che aprendo a qualche domenica in più che si risolve la crisi del commercio, per questo il ragionamento deve essere inserito in un piano di rilancio del centro storico. La disponibilità a confrontarsi con l'amministrazione c'è, in questa fase stiamo sondando gli umori all'interno della nostra categoria». Per la verità, ultimamente anche la grande distribuzione sta strizzando l'occhio alla terza domenica di apertura, a partire da I Gigli. A maggior ragione, secondo le due associazioni l'eventuale regime di aperture nel giorno consacrato al riposo per antonomasia, dovrà avere carattere sperimentale.  «Si parla di ripresa - sottolinea Niccolai dell'Unione - ma Prato rischia di non vederne i segnali a causa dei tanti problemi che negli ultimi anni sono stati oscurati dalla crisi generale. Bene aiutare le imprese, ma occorre anche ripartire dalle famiglie per risvegliare i consumi».  Anche perché, secondo il direttore dell'Unione commercianti, tenere aperto un negozio non fa rima necessariamente con maggiori incassi. «Ed è inutile aprire una domenica in più se in centro mancano le attrattive culturali e turistiche».  E' quello che Lorenzi di Confesercenti chiama «l'altro piatto della bilancia», ovvero gli investimenti dell'amministrazione per valorizzare il centro storico. C'è poi un altro livello di cui tenere conto secondo il direttore di Confesercenti, ovvero i percorsi di concertazione sindacale. «I costi dei commercianti non dovranno essere appesantiti. Se apriamo i negozi una domenica in più, lo facciamo anche per difendere l'occupazione».

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