Il Tirreno

Prato

E’ stata l’unica sistemazione possibile che i servizi sociali del Comune sono riusciti a proporre

Con i figli in una comunità per tossici

Maria Lardara

L'odissea di una donna di 42 anni, sfrattata da una casa della Caritas

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 PRATO. L'hanno spedita da Prato a Pescia, con i bagagli al seguito e la speranza di un tetto per lei e i suoi due piccoli bambini. E invece quando si è trovata davanti al cancello di "Mondo X", ha capito subito che l'ambiente era quello di una comunità per tossicodipendenti. Nulla a che vedere dunque con quel minimo di sistemazione dignitosa che Carmela, una mamma siciliana di 42 anni, aveva chiesto. Lei disoccupata, il marito tunisino con cittadinanza italiana che si spacca la schiena a fare il muratore lontano da casa, a Grosseto. Ma quale casa? Loro che per due mesi e mezzo hanno trovato riparo notturno in un'auto e, ultimamente, in una casa abbandonata, senza luce nè acqua. L'alloggio provvisorio della Caritas a Cafaggio al costo modico di 150 euro al mese l'hanno dovuto lasciare dopo averlo occupato abusivamente per 3 anni, visto che il contratto era scaduto nel 2007. La famiglia sostiene di aver pagato regolamente le mensilità dell'affitto, il Comune dichiara invece di averci rimesso di tasca propria saldando il conto con Caritas, visto che gli sventurati coniugi non avrebbero mai pagato. «Quando vivevamo a Firenze potevamo addirittura permetterci un affitto da 1200 euro al mese. Mio marito - racconta Carmela - era manutentore a Villa Fiorita. Sono arrivati i bambini e ci siamo trasferiti a Prato. Da quando la sua ditta ha chiuso, è stato tutto un susseguirsi di guai. Era impensabile mantenere i figli e pagare 600 euro al mese di affitto. La Caritas mi ha trovato una sistemazione per un anno. D'altro canto, alla scadenza del contratto ho rifiutato la soluzione prospettatami dal Comune, ovvero quella di separarmi dai bambini che sarebbero finiti senza la madre in una casa famiglia. Per aver respinto l'alternativa di allora, in questi due mesi mi sono trovata invano a bussare alla porta del Comune, al quale ho fatto le scuse per non aver tenuto conto dell'offerta passata. Ma allora i bambini erano troppo piccoli per separarsi dalla mamma». Negli occhi di Carmela c'è il ricordo del mare di Palermo lasciata all'età di 27 anni, con l'idea di rifarsi una vita migliore in Toscana. «Sono andata via dalla Sicilia perché non ne potevo più di lavorare a nero. I soldi che guadagna mio marito servono a malapena per dare da mangiare ai miei bambini e mandarli all'asilo. La verità è che il Comune non classifica la nostra situazione tra quelle di massima urgenza».  Un faro di speranza nella vita di Carmela si è acceso la settimana scorsa, quando le hanno telefonato dal Comune per indicarle una nuova sistemazione. Destinazione: "Mondo X" di Pescia, un rinomato centro di accoglienza per disagiati, dai tossicodipendenti ai clochard. Di andare lì con i figli per la signora siciliana non se ne parla proprio. «Ho incontrato l'assessore Mondanelli e il dirigente comunale, ai quali ho sfogato tutta la mia esasperazione. L'ultimo appello che rivolgo è al sindaco Cenni, che non ho avuto ancora modo di incontrare».

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