Il dolore
Servono 500 milioni di euro per partire con i cantieri: in cambio sarà venduta una parte degli immobili
Si decide la sorte del gruppo Fusi
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Il sindacalista Cisl Menici e limprenditore Riccardo Fusi Oltre 50 banche riunite oggi per valutare il piano di salvataggio della Btp
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PRATO. Potrebbe essere un giorno cruciale oggi per il gruppo edile Btp. Le banche, ben oltre cinquanta istituti di credito, dovranno decidere se accettare il nuovo piano industriale della società di Fusi, oggi presieduta da Armando Vanni. La posta in gioco è alta: il gruppo avrebbe infatti un'esposizione di circa 900 milioni di euro e la ristrutturazione prevede oltre all'introitazione di liquidità (circa 500 milioni di euro) la dismissione di immobili per circa 400 milioni di euro. La posta in ballo è altissima. La liquidità che il Gruppo ha chiesto agli istituti di credito serve a sovvenzionare l'apertura di nuovi cantieri. Uno per tutti quello del quadrilatero Marche Umbria che riuscirebbe a far respirare l'azienda che in questo momento, anche per l'inchiesta che si è aggiunta, vive un momento di seria difficoltà. E poi, per Prato, la ricostruzione del sito di Pratilia in attesa di partire da anni. Già il presidente Armando Vanni aveva parlato della situazione finanziaria del Gruppo. Trecento milioni di esposizione debitoria, su anticipi di appalti assegnati di cui 600 milioni garantiti dal patrimonio. Attualmente i 1050 dipendenti e i 300 impiegati hanno accettato di aspettare lo stipendio. La situazione di Btp preoccupa anche il distretto pratese dove numerosissime aziende prestano la loro opera per il Gruppo di Fusi. Una costellazione fatta di impiantisti, muratori, falegnami, elettricisti che abitualmente lavorando negli appalti. Enrico Menici, segretario degli edili della Cisl non nasconde la sua preoccupazione. «Qui da noi - commenta - il Gruppo Btp tenendo conto dell'indotto significano 500 posti di lavoro». Ed ecco che decide di fare una sorta di appello agli istituti di credito. «Non voglio certo entrare nel merito dell'indagine che coinvolge Fusi - spiega Menici - ma qui in gioco c'è il futuro di 500 persone che potrebbero perdere il lavoro. Per questo chiedo alle banche un'assunzione di responsabilità, mettano tutti i vincoli che ritengono opportuni ma aiutino l'azienda, per aiutare i tanti lavoratori e artigiani dell'area pratese e fiorentina». «Siamo su un tavolo di vetro», commenta. «Se ci rimaniamo sopra in equilibrio bene altrimenti prevedo che sarà un calvario per troppa gente, per la gran parte del comparto edile pratese. Menici è serio. Sa, da sindacalista che segue la Btp e le tante aziende edili pratesi, che la situazione - che si sovrappone a un periodo di crisi - è pesante. «Serve una mano sul cuore affinché questa azienda possa cominciare a lavorare almeno sugli appalti che ha già assegnati».
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