Il Tirreno

Prato

«Non ci sarà alcun rimpasto»

Cristina Orsini
Il sindaco Roberto Cenni
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Il sindaco Roberto Cenni

Il sindaco apre al dialogo con l'opposizione: «Ma bisogna essere in due»

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 PRATO. Il sindaco Roberto Cenni, all'indomani del voto che ha ribaltato la maggioranza della città, facendola tornare in capo al centrosinstra, ribadisce la disponibilità a un confronto più stretto, a patto che ci sia la disponibilità degli avversari e conferma in toto, nonostante il risultato elettorale della Lega che ha più che raddoppiato i consensi, l'assetto della squadra di giunta.  Sindaco Cenni i numeri della tornata elettorale riconsegnano la maggioranza della città al centrosinistra. Che valutazione dà?  «Se a giugno avessero corso per il Comune Enrico Rossi e Monica Faenzi avrebbe vinto certamente Rossi e senza nemmeno bisogno di ballottaggio. Ma le amministrative e le regionali sono cose diverse. Quando si elegge il sindaco entrano in ballo liste civiche, per fare un esempio, che mi pare che alle regionali non ci siano».  Quindi mette in discussione che il centrosinistra abbia la maggioranza relativa dei voti?  «Assolutamente no. Dico che le dinamiche politiche delle Comunali e delle Regionali sono molto differenti. Di quale fosse la maggioranza di Prato ne ero consapevole anche quando mi sono candidato, tanto che sono partito con poco più del 30% dei consensi».  Il centrosinistra, appunto perché rappresenta la parte maggiore di Prato, chiede più confronto sui temi della città. Lei cosa risponde?  «Che non sono certo io a non essere disponibile al confronto, ma per dialogare, per trovare strade comuni, obiettivi condivisi, bisogna essere in due».  Il primo tema che il consigliere regionale del pd Fabrizio Mattei ha messo sul tavolo è quello dei Bilancio. La richiesta è quella di modificarne le linee per affrontare concretamente le priorità della città che sono il lavoro, la crisi, la disoccupazione.  «Il Bilancio prima di ogni altra cosa deve rispettare dei numeri e per noi, vista la situazione trovata, non è stato semplice. Una volta che i numeri quadrano e se c'è qualcosa che avanza si può cominciare a pensare a quale necessità dare risposte. Certo non lo si può fare prima».  Il centrosinistra le chiede una maggiore "civicità", soprattutto all'indomani delle Regionali.  «In questi mesi mi pare di aver più che dimostrato questa propensione. Ricordo, per esempio, la riconferma alla presidenza del Pecci di Valdemaro Beccaglia che provocò l'irritazione del Pdl, attacco che sopportai senza per altro reagire. E così potrei citare tanti altri episodi, tra gli altri, la nomina di Pezzati a Interporto, di un manager capace cioè in quelle mansioni. La mia è una logica che predilige il saper fare delle persone, la competenza e la professionalità, piuttosto che l'appartenza politica. Ma vale anche il contrario: se un politico è bravo in un compito non ho alcuna difficoltà ad affidarglielo. E' questa, infatti, la logica con la quale sto facendo le nomine alle partecipate».  Società nelle quali la Lega, dopo l'exploit nei risultati e per voce dell'eurodeputato Claudio Morganti, ha chiesto più rappresentatività. Che ne dice del 10% delle camicie verdi, è un risultato che la impensierisce?  «No, perché dovrebbe. C'è semmai da sottolineare il loro ottimo risultato elettorale che viene, secondo me, dalla capacità che hanno di ascoltare i problemi del territorio. Un altro dato evidente in questa tornata elettorale è l'astensione che leggo come profonda sfiducia delle gente nela politica».  Sindaco i posti nelle partecipate alla Lega li darà?  «Le ripeto ciò che le ho detto prima: non è una questione di partito ma di capacità in quei ruoli specifici. Se un bravo politico è anche bravo a gestire un'azienda, perchè no?  Pensa a un rimpasto di giunta o nelle deleghe?  Ho detto innumerevoli volte che questa giunta è una squadra, lavora bene e con grande impegno, non vedo quindi il motivo di cambiare qualcosa».

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