Italia
COMMERCIO/1
Bocciate le aperture domenicali
Valentina Ceccatelli
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Clienti fanno shopping in un negozio«Il problema del centro storico non si risolve con l'aumento delle aperture domenicali: serve un disegno generale, non proposte una tantum». Sono perplessi i sindacati di fronte alla proposta dell'assessore Caverni di aumentare le domeniche di apertura dei negozi del centro
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PRATO. «Il problema del centro storico non si risolve con l'aumento delle aperture domenicali: serve un disegno generale, non proposte una tantum». Sono perplessi i sindacati di fronte alla proposta dell'assessore Caverni di aumentare le domeniche di apertura dei negozi del centro.
«E' facoltativo - spiega Emilio Testa, Cgil - ma nel momento in cui un negoziante decide di restare aperto anche quello vicino deve farlo: è un fatto di concorrenza. Il problema è che non ci sono i soldi per fare acquisti. Un commerciante tiene aperto l'esercizio se ha un ritorno economico, altrimenti aumentano le spese e diventa difficile restare aperti anche nelle domeniche già decise. Tutto questo favorisce poi la grande distribuzione».
A questa obiezione se ne aggiungono altre: il fatturato non aumenterebbe con queste iniziative, ma si limiterebbe a spostarsi dall'inizio alla fine della settimana: «Se le persone non hanno soldi, non ne hanno nemmeno nel weekend». I sindacati pongono poi il problema dei lavoratori del settore. Giuseppe Viviano, Cisl, fa notare come la maggioranza siano donne, e che ogni esercizio ha solitamente due commesse: «Il riposo settimanale potrebbe non essere garantito con così poco personale. E poi ci sono asili nido aperti la domenica per i figli di chi lavora?». Queste perplessità saranno esaminate in un'assemblea coi dipendenti dei negozi mercoledì 7 aprile, mentre per il 14 è previsto un tavolo di concertazione con tutte le parti in causa. «Il legame fra apertura domenicale e rivitalizzazione del centro non è immediato - aggiunge Bruno Bettocchi, Uil - Un'apertura generalizzata non attrae l'attenzione delle persone: sarebbe meglio ottimizzare le domeniche di apertura già decise con iniziative e spettacoli, come succede nei giovedì di luglio. Molti hanno perso l'abitudine di fare passeggiate in centro, preferendo i centri commerciali. Dobbiamo invertire la tendenza». Resta il problema di un disegno generale che sembra mancare. «Se le domeniche di apertura sono inserite in un piano globale se ne può parlare - dice Alberto Santini, Cgil - ma così non risolvono il problema. I settori turistico e commerciale chiedono la cassa integrazione, l'attività museale viene ridotta: le domeniche non bastano. Dobbiamo agire su tutti i termini del problema».
«E' facoltativo - spiega Emilio Testa, Cgil - ma nel momento in cui un negoziante decide di restare aperto anche quello vicino deve farlo: è un fatto di concorrenza. Il problema è che non ci sono i soldi per fare acquisti. Un commerciante tiene aperto l'esercizio se ha un ritorno economico, altrimenti aumentano le spese e diventa difficile restare aperti anche nelle domeniche già decise. Tutto questo favorisce poi la grande distribuzione».
A questa obiezione se ne aggiungono altre: il fatturato non aumenterebbe con queste iniziative, ma si limiterebbe a spostarsi dall'inizio alla fine della settimana: «Se le persone non hanno soldi, non ne hanno nemmeno nel weekend». I sindacati pongono poi il problema dei lavoratori del settore. Giuseppe Viviano, Cisl, fa notare come la maggioranza siano donne, e che ogni esercizio ha solitamente due commesse: «Il riposo settimanale potrebbe non essere garantito con così poco personale. E poi ci sono asili nido aperti la domenica per i figli di chi lavora?». Queste perplessità saranno esaminate in un'assemblea coi dipendenti dei negozi mercoledì 7 aprile, mentre per il 14 è previsto un tavolo di concertazione con tutte le parti in causa. «Il legame fra apertura domenicale e rivitalizzazione del centro non è immediato - aggiunge Bruno Bettocchi, Uil - Un'apertura generalizzata non attrae l'attenzione delle persone: sarebbe meglio ottimizzare le domeniche di apertura già decise con iniziative e spettacoli, come succede nei giovedì di luglio. Molti hanno perso l'abitudine di fare passeggiate in centro, preferendo i centri commerciali. Dobbiamo invertire la tendenza». Resta il problema di un disegno generale che sembra mancare. «Se le domeniche di apertura sono inserite in un piano globale se ne può parlare - dice Alberto Santini, Cgil - ma così non risolvono il problema. I settori turistico e commerciale chiedono la cassa integrazione, l'attività museale viene ridotta: le domeniche non bastano. Dobbiamo agire su tutti i termini del problema».
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