Italia
Allarme dei filatori Pagliai e Macchioni che invitano a tutelarsi
Committenti a rischio
I.R.
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I filatori Guido Pagliai e Lido Macchioni «A chiedere gli arretrati potrebbe essere l'Inps»
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PRATO. Per loro, i filatori Lido Macchioni e Guido Pagliai, il documento di regolarità contributiva (il Durc) non è una scoperta recente. Si può dire che sono ormai anni che si spendono affinché il Durc diventi pane quotidiano anche per il settore tessile. E sempre loro lanciano un nuovo allarme: «Attenzione a richiedere i contributi ai committenti potrebbe essere anche l'Inps». Il Durc serve per difendere la filiera, è vero, ma anche è soprattutto per impedire che l'intero distretto precipiti in un tunnel. Parola di filatori. «Pagare i contributi, tanto per essere chiari - sottolineano i due filatori - significa dover applicare tariffe che consentono alla filiera di vivere. La manodopera incide per il 50% di cui il 25-35% sono i contributi: è chiaro che se chi lavora è obbligato a pagarli non potrà lavorare a tariffe strozzate. E il Durc è un modo per separare contoterzisti virtuosi e non». Ma significa anche consentire ai lanifici di capire di chi potersi fidare senza rischiare di avere grane in futuro. «Con la responsabilità solidale - aggiungono Macchioni e Pagliai - il rischio è quello che i lanifici siano costretti a pagare debiti di aziende a cui hanno dato il lavoro. E neppure in modo proporzionale alle commesse date». Un rischio simile lo stanno proprio in queste settimane correndo tre produttori di filati (Filpucci, Inwool e Melograno) chiamate da un gruppo di lavoratori a saldare i loro crediti al posto del loro datore di lavoro dopo che l'azienda ha chiuso. «Il Durc aiuta il committente - spiegano i due filatori - e l'Unione fa bene a pubblicizzarlo. Lo spirito è anche quello di dare un controllo diretto della filiera perché a rischiare è il committente. Senza contare che adesso anche l'Inps potrebbe decidere di rivalersi per i mancati pagamenti proprio sui committenti. In presenza di aziende attive lo strumento più veloce è il pignoramento dei crediti ma quando le aziende sono già chiuse e non fallibili questo potrebbe diventare lo strumento migliore». Il beneficio della filiera invece è un altro. «I committenti dovrebbero capire che pagare i propri terzisti un po' di più adesso li potrebbe salvare in futuro. Se il terzista è in grado di assolvere a tutti i suoi doveri è un beneficio per tutti. Se ognuno applicasse tariffe migliori non ci sarebbe neppure bisogno di svendere ai clienti come invece si è fatto negli ultimi anni».
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