Il Tirreno

Prato

Scatta il nono arresto dell’inchiesta

In manette l'interprete cinese amico di Dong

Paolo Nencioni
Il procuratore Toni e il questore Savi
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Il procuratore Toni e il questore Savi

E' scattata la fase 2 dell'inchiesta sui presunti favori ai cinesi, che lo scorso 20 marzo ha portato all'arresto di quattro poliziotti (tra cui il vicequestore Fabio Pichierri), due carabinieri del Nucleo anti-sofisticazione e due imprenditori orientali

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PRATO. E' scattata la fase 2 dell'inchiesta sui presunti favori ai cinesi, che lo scorso 20 marzo ha portato all'arresto di quattro poliziotti (tra cui il vicequestore Fabio Pichierri), due carabinieri del Nucleo anti-sofisticazione e due imprenditori orientali.  La scorsa notte è finito in manette un altro cinese, di cui non è stato reso noto il nome, accusato di corruzione e falso nell'ambito dell'inchiesta condotta dai sostituti procuratori Eligio Paolini e Laura Canovai. L'hanno pizzicato in un noto albergo di Mestre, il Laguna Palace, dove il giorno prima il ministro Renato Brunetta aveva chiuso la campagna elettorale del Pdl in Veneto.  Segno che l'orientale non aveva grossi problemi di liquidità. La sua esigenza invece era stare alla larga per un po' da Prato, da quando aveva saputo che rischiava di essere arrestato. Non era stato inserito nella lista dei primi otto indagati da arrestare perché irreperibile, ma gli uomini della squadra mobile diretta dal vicequestore Francesco Nannucci non si sono dimenticati di lui. Con tutta probabilità hanno seguito i suoi spostamenti grazie a un telefono cellulare. Lo proverebbe anche il fatto che la scorsa notte, avuta la ragionevole certezza che il cinese fosse alloggiato all'albergo di Mestre, hanno informato i colleghi di Venezia e hanno fatto arrivare sul posto una volante: non c'era tempo da perdere. Probabilmente il cinese si era registrato con un nome falso, ma lo stratagemma non gli è servito.  Sul suo coinvolgimento nell'inchiesta ci sono al momento informazioni vaghe. Dicono che abbia svolto attività di interprete sia per la Questura che per il Tribunale. E nell'ordinanza di custodia si fa riferimento al fatto che Dong Bangyun, il personaggio centrale dell'indagine, si vantava di avere un parente che faceva l'interprete per la polizia. Ma le accuse che lo riguardano non avrebbero niente a vedere con la sua attività di traduzione. Era certamente in contatto con Dong, in posizione subordinata, e avrebbe dato una mano nell'istruire alcune delle 58 pratiche di permesso di soggiorno che sono attualmente al vaglio degli inquirenti perché si suppone che siano viziate da pesanti irregolarità.  Sembra dunque che i primi otto arresti scattati una decina di giorni fa siano solo l'inizio di un'inchiesta che è destinata ad allargarsi e a riservare sorprese, come dimostra anche l'acquisizione di documenti fatta giovedì dalla polizia municipale in Comune sul tempio buddista cinese di piazza della Gualchierina.

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