Sicurezza
L'INCHIESTA
Non solo favori, anche false badanti
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Controlli nelle confezioniIn attesa che il giudice per le indagini preliminari Anna Liguori proceda agli interrogatori degli otto arrestati per i presunti favori ai cinesi (quattro poliziotti, due carabinieri e due orientali), c'è un aspetto che forse l'indagine non ha toccato, ma di cui quasi certamente si occuperanno successive inchieste
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PRATO. In attesa che il giudice per le indagini preliminari Anna Liguori proceda agli interrogatori degli otto arrestati per i presunti favori ai cinesi (quattro poliziotti, due carabinieri e due orientali), c'è un aspetto che forse l'indagine non ha toccato, ma di cui quasi certamente si occuperanno successive inchieste, quello delle false e dei falsi badanti.
E' un fenomeno che riguarda gli stranieri, ma anche il rapporto con certi italiani, e vedremo perché. La premessa è la sanatoria per la regolarizzazione di colf e badanti decisa dal governo. Dal 1º al 30 settembre scorso è stato possibile presentare le domande, e a Prato ne sono arrivate 1.724.
Di queste, 467 sono state presentate per colf o badanti cinesi, 281 da pachistani, ben 173 da georgiani, 167 da marocchini, 116 da albanesi. Le nazioni da dove vengono tradizionalmente colf e badanti, invece, cioè Ucraina, Filippine e Moldavia, messe insieme contano solo 113 richieste. Di fronte a questi numeri qualcuno ha subito storto la bocca. E' stato l'assessore alle Politiche dell'immigrazione Giorgio Silli, due settimane dopo la chiusura dei termini, a sospettare che l'elevato numero di richieste presentate da cinesi potesse celare qualche illecito.
Avrebbero potuto essere molte di più, in realtà, ma i paletti fissati dal governo (reddito minimo di 20.000 euro fare le richieste) hanno impedito a molti cinesi che dichiarano al fisco poche migliaia di euro di approfittare dell'occasione.
Poi è accaduta un'altra cosa prevedibile. In numerosi controlli alle confezioni cinesi, insieme a qualche clandestino sono stati trovati operai e operaie che clandestini non erano solo perché avevano fatto la domanda per la sanatoria di colf e badanti. E' chiaro che tutte queste posizioni, non poche, saranno esaminate dallo Sportello unico per l'immigrazione in Prefettura, e le conseguenze non saranno solo amministrative. Il cinese o la cinese (ma anche il georgiano o il marocchino) trovati a lavorare in confezione (o altrove) anziché a fare le badanti, non solo si vedranno respingere la domanda di sanatoria, ma ne nasceranno anche fascicoli penali.
Il caso più semplice riguarda il confezionista cinese che finge di assumere come badanti i suoi operai. Ma c'è anche la possibilità, come ci hanno insegnato le inchieste degli ultimi anni, che alcuni italiani si siano prestati a fingersi datori di lavoro (ovviamente dietro compenso). A metà ottobre un imprenditore edile di Montemurlo è stato denunciato per truffa: si era fatto dare 38.500 euro da sette cinesi per interessarsi ai loro permessi di soggiorno. Quasi certamente non sarà l'ultimo.
E' un fenomeno che riguarda gli stranieri, ma anche il rapporto con certi italiani, e vedremo perché. La premessa è la sanatoria per la regolarizzazione di colf e badanti decisa dal governo. Dal 1º al 30 settembre scorso è stato possibile presentare le domande, e a Prato ne sono arrivate 1.724.
Di queste, 467 sono state presentate per colf o badanti cinesi, 281 da pachistani, ben 173 da georgiani, 167 da marocchini, 116 da albanesi. Le nazioni da dove vengono tradizionalmente colf e badanti, invece, cioè Ucraina, Filippine e Moldavia, messe insieme contano solo 113 richieste. Di fronte a questi numeri qualcuno ha subito storto la bocca. E' stato l'assessore alle Politiche dell'immigrazione Giorgio Silli, due settimane dopo la chiusura dei termini, a sospettare che l'elevato numero di richieste presentate da cinesi potesse celare qualche illecito.
Avrebbero potuto essere molte di più, in realtà, ma i paletti fissati dal governo (reddito minimo di 20.000 euro fare le richieste) hanno impedito a molti cinesi che dichiarano al fisco poche migliaia di euro di approfittare dell'occasione.
Poi è accaduta un'altra cosa prevedibile. In numerosi controlli alle confezioni cinesi, insieme a qualche clandestino sono stati trovati operai e operaie che clandestini non erano solo perché avevano fatto la domanda per la sanatoria di colf e badanti. E' chiaro che tutte queste posizioni, non poche, saranno esaminate dallo Sportello unico per l'immigrazione in Prefettura, e le conseguenze non saranno solo amministrative. Il cinese o la cinese (ma anche il georgiano o il marocchino) trovati a lavorare in confezione (o altrove) anziché a fare le badanti, non solo si vedranno respingere la domanda di sanatoria, ma ne nasceranno anche fascicoli penali.
Il caso più semplice riguarda il confezionista cinese che finge di assumere come badanti i suoi operai. Ma c'è anche la possibilità, come ci hanno insegnato le inchieste degli ultimi anni, che alcuni italiani si siano prestati a fingersi datori di lavoro (ovviamente dietro compenso). A metà ottobre un imprenditore edile di Montemurlo è stato denunciato per truffa: si era fatto dare 38.500 euro da sette cinesi per interessarsi ai loro permessi di soggiorno. Quasi certamente non sarà l'ultimo.
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