Sicurezza
MAXI SEQUESTRI
Tasse evase peroltre un milione
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Controlli della Finanza in un’aziendaI maxi-sequestri eseguiti dalla guardia di finanza nei giorni scorsi (un milione di capi d'abbigliamento importati dalla Cina e 80.000 pezze di tessuto senza l'etichettatura sulla composizione in due magazzini gestiti da cinesi) potrebbero essere solo un assaggio di quello che ci attende nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
L'eclatante risultato è frutto infatti dei primi controlli compiuti dalla Finanza nell'ambito del Patto per Prato città sicura, ma si tratta solo di cinque verifiche
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PRATO. I maxi-sequestri eseguiti dalla guardia di finanza nei giorni scorsi (un milione di capi d'abbigliamento importati dalla Cina e 80.000 pezze di tessuto senza l'etichettatura sulla composizione in due magazzini gestiti da cinesi) potrebbero essere solo un assaggio di quello che ci attende nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
L'eclatante risultato è frutto infatti dei primi controlli compiuti dalla Finanza nell'ambito del Patto per Prato città sicura, ma si tratta solo di cinque verifiche. Altre cento, tra verifiche e controlli, sono state già avviate e daranno frutti nei prossimi mesi. C'è dunque da aspettarsi altri sequestri e altre contestazioni fiscali, quando la documentazione contabile sarà stata esaminata nel dettaglio.
Ieri il comando provinciale delle Fiamme gialle ha fatto un primo bilancio del primo trimeste 2010. In realtà si tratta del lavoro di poco più di un mese per il Patto per Prato città sicura, solo una piccola parte dell'attività del corpo, che procede secondo gli indirizzi stabiliti anno per anno.
Finora è stata rintracciata una base imponibile sottratta a tassazione per un milione di euro, violazioni in materia di Iva per 650.000 euro, 30 lavoratori assunti a nero senza pagare i contributi, di cui 13 clandestini, due arresti, due denunce di confezionisti cinesi per lo sfruttamento della manodopera clandestina, due aziende e 45 postazioni di lavoro sequestrate.
Quanto ai sequestri di capi d'abbigliamento e rotoli di tessuto (80.000 nella sede pratese della Ousen srl, in via del Lazzeretto), la Finanza informa che sono ancora in corso ulteriori analisi dei registri contabili prelevati nelle società e della consistente documentazione extracontabile che i finanzieri hanno trovato al momento dell'accesso nei locali ispezionati.
L'analisi dei documenti potrebbe fotografare con precisione un business di dimensioni rilevanti, quello dell'importazione di capi d'abbigliamento made in China che poi diventano made in Italy grazie all'etichetta e di pezze di tessuto che poi vengono rivendute sia ai pronto moda cinesi di Prato sia a clienti italiani sul territorio nazionale.
L'eclatante risultato è frutto infatti dei primi controlli compiuti dalla Finanza nell'ambito del Patto per Prato città sicura, ma si tratta solo di cinque verifiche. Altre cento, tra verifiche e controlli, sono state già avviate e daranno frutti nei prossimi mesi. C'è dunque da aspettarsi altri sequestri e altre contestazioni fiscali, quando la documentazione contabile sarà stata esaminata nel dettaglio.
Ieri il comando provinciale delle Fiamme gialle ha fatto un primo bilancio del primo trimeste 2010. In realtà si tratta del lavoro di poco più di un mese per il Patto per Prato città sicura, solo una piccola parte dell'attività del corpo, che procede secondo gli indirizzi stabiliti anno per anno.
Finora è stata rintracciata una base imponibile sottratta a tassazione per un milione di euro, violazioni in materia di Iva per 650.000 euro, 30 lavoratori assunti a nero senza pagare i contributi, di cui 13 clandestini, due arresti, due denunce di confezionisti cinesi per lo sfruttamento della manodopera clandestina, due aziende e 45 postazioni di lavoro sequestrate.
Quanto ai sequestri di capi d'abbigliamento e rotoli di tessuto (80.000 nella sede pratese della Ousen srl, in via del Lazzeretto), la Finanza informa che sono ancora in corso ulteriori analisi dei registri contabili prelevati nelle società e della consistente documentazione extracontabile che i finanzieri hanno trovato al momento dell'accesso nei locali ispezionati.
L'analisi dei documenti potrebbe fotografare con precisione un business di dimensioni rilevanti, quello dell'importazione di capi d'abbigliamento made in China che poi diventano made in Italy grazie all'etichetta e di pezze di tessuto che poi vengono rivendute sia ai pronto moda cinesi di Prato sia a clienti italiani sul territorio nazionale.
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