Il Tirreno

Prato

GLOBALIZZAZIONE

Prato sta perdendo la sua identità

Maria Lardara
Il seminario della Caritas
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Il seminario della Caritas

Non fa più notizia che il distretto di Prato sia in crisi. La notizia stavolta è che la terra degli ex cenciaioli si ridurrebbe a una «periferia dell'area metropolitana», se si farà ingoiare dal vortice della globalizzazione, se disperderà la sua identità e se le seconde generazioni cinesi dovessero "smarrirsi"

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PRATO. Non fa più notizia che il distretto di Prato sia in crisi. La notizia stavolta è che la terra degli ex cenciaioli si ridurrebbe a una «periferia dell'area metropolitana», se si farà ingoiare dal vortice della globalizzazione, se disperderà la sua identità e se le seconde generazioni cinesi dovessero "smarrirsi". Pesci fuor d'acqua, insomma, sia che vivano a Prato o in Cina. È questo uno degli scenari per il futuro del distretto, dipinto ieri da Gabi Dei Ottati.

La docente di economia applicata dell'università di Firenze, è intervenuta nell'ambito di un nuovo appuntamento promosso dal Gruppo diocesano Crocevia. E la Dei Ottati è una che di distretti se ne intende, essendo cresciuta alla scuola di Giacomo Becattini. Per questo le sue parole sono state seguite con attenzione da una ricca platea di esponenti istituzionali, tra cui il deputato Antonello Giacomelli e il presidente della Provincia Lamberto Gestri. Prato, dunque, come un'appendice dell'economia di area vasta, senza quelle peculiarità che l'hanno connotata storicamente.

«Succederà - spiega la Dei Ottati - se sarà lasciata in balia della globalizzazione». La bacchetta magica per portare ricette realistiche non ce l'ha nessuno. Un dato però è certo, secondo Dei Ottati. «Non è che solo la città non abbia saputo governare l'immigrazione, ma è il governo nazionale senza un'idea dei percorsi di cittadinanza da attuare. In parole povere, la politica del carabiniere non basta. I giovani cinesi sono il nuovo sangue di Prato. Potrebbero trasformarsi in opportunità».
Delocalizzare sì, delocalizzare no. A tirare in ballo gli imprenditori, in questo ragionamento sulla crisi, è stato Giacomelli, per il quale «il primo elemento di rottura del patto del distretto è avvenuto con il tentativo di delocalizzare di alcune aziende del territorio». «Non so se la comunità pratese è in grado di esprimere l'inventiva imprenditoriale di un tempo».
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente Gestri: «Quando si parla di prospettive a lungo termine, gli imprenditori non ci ascoltano. Pensano solo al giorno per giorno. Sulla comunità cinese: contesto il ragionamento del distretto parallelo, ci sono più contatti di quanti s'immaginino con le aziende pratesi». Ma la delocalizzazione è l'ultimo dei mali per il distretto, a sentire la Dei Ottati: «In un mercato globale con cui competere, può verificarsi un'apertura produttiva perché non conviene più stare su un territorio e si decide magari di trasferire altrove un segmento a basso costo».

L'aiuto è bello finche dura. Buone notizie con i 65 milioni di euro per le Pmi nell'ambito del Piano moda della Regione.
«Ma se si continua a pensare che dalla crisi si possa uscire solo con strumenti di sostegno - ha osservato l'economista Donato Berardi - stiamo perdendo del tempo. Gli strumenti servono, ma non bastano. Occorre rilanciare una prospettiva per i prossimi 5-10 anni, con una pianificazione economica che impegni anche le istituzioni».

Più poveri, meno istruiti. A Prato ci sono oltre 2mila giovani senza in tasca un diploma di scuola superiore. Un ragazzo su 5 non centra questo obiettivo. Secondo le ultime rilevazioni Istat, Prato è la seconda provincia con il più alto tasso di disoccupazione (7%), la prima maglia nera in Toscana per incidenza di sfratti per morosità. A snocciolare questi numeri allarmanti è stato Paolo Sambo, ricercatore di Asel. «Preoccupa anche il livello di povertà a Prato, i cui confini sono molto sfumati. Tra il 2005 e il 2008, gli utenti pratesi dei centri d'ascolto della Caritas sono aumentati del 22%, più degli stranieri (9%). Ed è in crescita l'uso degli psicofarmaci sul nostro territorio».

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