Il Tirreno

Prato

DISAGI DOPO LE FRANE

Il giro del monte per un litro di latte

 Fabiana Masi /
La frana che impedisce agli abitanti di Luciana di raggiungere la frazione di Sasseta, i lavori in Vallata e i sindaci Cecconi e Bugetti durante un sopralluogo
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La frana che impedisce agli abitanti di Luciana di raggiungere la frazione di Sasseta, i lavori in Vallata e i sindaci Cecconi e Bugetti durante un sopralluogo

Il tragitto per arrivare da Prato a Luciana è molto lungo: trenta chilometri, gli ultimi dieci dei quali, da Mercatale fin su a Cavarzano, fatti di curve e tornanti. La strada, che si inerpica sulla montagna, dove svetta Cavarzano e poi ridiscende verso Luciana, è punteggiata da tante piccole frane

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VERNIO. Il tragitto per arrivare da Prato a Luciana è molto lungo: trenta chilometri, gli ultimi dieci dei quali, da Mercatale fin su a Cavarzano, fatti di curve e tornanti. La strada, che si inerpica sulla montagna, dove svetta Cavarzano e poi ridiscende verso Luciana, è punteggiata da tante piccole frane, a testimonianza di un inverno inclemente e di un territorio reso fragile dalle fitte nevicate e dal maltempo.

Dal 22 dicembre scorso, quando la Regionale 325 in località la Pusignara a Sasseta è stata interrotta da una frana, che ha interessato anche la sottostante comunale, è questo il giro che i quaranta residenti stabili del paese di Luciana sono costretti a fare per recarsi a lavoro, per andare a scuola o per sbrigare le più banali commissioni quotidiane. Non che prima la strada fosse tanto più breve, ma almeno la comunale permetteva di raggiungere rapidamente (in poco più di un chilometro) la 325 e il paese di Sasseta, dove si poteva comprare un cartone di latte o un giornale, ma soprattutto non si aveva la sensazione di essere isolati dal mondo.

A Luciana, infatti, non c'è un alimentari (il più vicino è a Cavarzano a 5 km di distanza) e gli abitanti, soprattutto, i più anziani che hanno difficoltà a guidare l'auto, vivono con sofferenza questa situazione e si sentono abbandonati. Per la verità ogni mattina passa dal paese il furgoncino di un panificio della zona, ma oltre a questo non c'è nient'altro e quindi se si vuol far la spesa non resta che prendere l'autobus ed andare a Vernio, così come per il medico e per le altre necessità. La signora Rolanda Massai, ha 63 anni, è pensionata e vive a Luciana con il compagno. La storia della frana l'ha presa proprio male.

«I miei genitori sono molto anziani e vivono a Prato. Ho sempre paura che succeda qualcosa loro e che io non riesca ad arrivare in tempo per star loro vicino», spiega Rolanda. «Da qui a Prato, con questa strada, se tutto va bene, occorre più di un'ora. I primi di gennaio durante un'assemblea il sindaco Cecconi e l'assessore Menchetti ci promisero che di lì a quindici giorni la strada comunale sarebbe stata riaperta, ma ad oggi non è successo niente». Concorda con Rolanda anche Paolo Calamai, 74 anni, pensionato, che vive a Luciana con la moglie. Quest'inverno l'ha vista brutta giù dalla strada che scende di Cavarzano, quando all'auto di sua moglie si è spaccata una gomma.

«Secondo me la faccenda della frana è stata gestita male, magari se interveniva la protezione civile nazionale si sarebbe trovata più rapidamente una soluzione - commenta Paolo - E poi, vede, la nostra è una paura psicologica, ma ci sentiamo abbandonati. Quando era aperta la comunale in un attimo eravamo a Sasseta ora invece siamo costretti a questo lungo giro, per non parlare del costo della benzina. Spero che dopo tutti questi i disagi il sindaco ci porti almeno il metano». La prendono con più filosofia Martina, 15 anni e Jennifer, 17 anni, due studentesse dell'istituto professionale turistico a Castiglione dei Pepoli «Ci si fa l'abitudine a questo isolamento, ma rimane il problema» ci dicono. Ogni giorno le due ragazze per entrare in aula alle 8 compiono un vero e proprio "esodo". Alle 6,20 partono in pullman da Luciana, raggiungono Mercatale, dove poi prendono il treno per San Benedetto Val di Sambro e da qui un'altra autobus fino a Castiglione. «Almeno se potessero aprire un passaggio pedonale per aggirare la frana potremmo prendere l'autobus che passa da Sasseta» dice Jennifer.

L'emergenza ha fatto riscoprire anche i vecchi sentieri. «Se devo raggiungere gli amici a Vernio prendo il sentiero del Mulin de' Fossi - dice Martina- in discesa, a piedi in un quarto d'ora sono giù. I problemi ci sono piuttosto se voglio uscire la domenica perché ci sono solo due bus». Tante piccole storie che meritano attenzione, non fosse altro per abbattere quel muro di "isolamento psicologico", che soprattutto le persone più anziane vivono come un peso, reso ancora più insopportabile dall'ammasso di detriti che blocca quella che in molti considerano la via di fuga verso il resto del mondo.

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