Il Tirreno

Prato

NIENTE FUNERALE

Malato di cancro rifiuta il prete e quando muore niente messa

C.O. /
Una bara in chiesa
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Una bara in chiesa

Stremato da un tumore ai polmoni scoperto un paio di anni fa si è rivolto al sacerdote dicendo «Non credo in Dio. Avevo chiesto solo la salute e invece sono malato». La frase, pronunciata sul letto di morte dall'anziano,  malato di cancro e in fase terminale, ha scatenato una reazione a catena che ha raggiunto anche i vertici della curia pratese

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PRATO. «Non credo in Dio. Avevo chiesto solo la salute e invece sono malato». È stata questa frase, pronunciata sul letto di morte da un anziano di settantanove anni, malato di cancro e in fase terminale, a scatenare una reazione a catena che ha raggiunto anche i vertici della curia pratese. Un "caso", insomma. Di carità mancata e poi ritrovata.

A pronunciarla Marcello Cambi, l'anziano, celibe, residente in una palazzina di via Zarini 106, ex tessitore, stremato da un tumore ai polmoni scoperto un paio di anni fa, che in quel modo poco ortodosso si è rivolto al parroco della parrocchia di Santa Caterina De Ricci, don Eneh Simeon, nigeriano.
Perché tanta rabbia? Perché il sacredote, attorno al 15 febbraio, si era recato in casa di Cambi per dare la benedizione pasquale. Rito riuscito solo a metà perché, racconta la sorella Maria che abita proprio sopra e presente alla benedizione, «mio fratello si è rifiutato di recitare l'Ave Maria».

Certo, una situazione sgradevole per il sacerdote che, invece di comprendere la fase difficilissima che l'uomo stava attraversando e lasciarsi alle spalle dubbi e offese, ha preso il rifiuto alla lettera. E quando due settimana più tardi Cambi è morto, don Simeon ha negato, a sua volta, il funerale. Niente benedizione niente rito funebre.
«A noi - racconta Marco Storai, nipote di Cambi e figlio della sorella Maria - non è sembrato un comportamento accettabile». E nemmeno ai vertici della Curia.

Il "caso" Simeon è passato direttamente nelle mani del vicario don Eligio Francioni che come prima cosa ha telefonato alla sorella di Cambi portando le proprie condoglienza e scusandosi dell'accaduto. «Don Francioni con noi si è comportato benissimo - commenta Storai - e la sua vicinanza ha commosso mia madre».
Poi si è dovuto pensare al funerale che è stato organizzato e celebrato ieri pomeriggio nella chiesa di Santa Maria delle Carceri.

«Il sacerdote ha sbagliato - è il giudizio di don Francioni che si è immediatamente messo in contatto con don Simeon e certamente non per dirgli "bravo" - perché non ha capito che se una persona malata dice "se Dio ci fosse mi guarirebbe" ha dubbi che possono sempre venire anche se è l'uomo più buono del mondo. Le persone provate, quelle che portano la Croce, sono amate da Dio».
Un'altra ragione valida, secondo il vicario del vescovo, per la quale don Simeon non avrebbe proprio dovuto negare il funerale a Cambi, è il rispetto verso la famiglia «che nelle preghiere poteva trovare consolazione e fede».

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