Italia
DOPO “ PRATO NON DEVE CHIUDERE”
«Non tornate ai vecchi vizi»
Ilenia Reali
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Il vescovo durante l’omelia in cattedraleGiustizia. Solidarietà. Morale. Tre parole che monsignor Gastone Simoni ieri sera, a un anno dalla manifestazione del 28 febbraio, in Cattedrale ha pronunciato più volte. Una voce, quella del pastore, di monito e di speranza per una Prato che «deve uscire migliore da questa crisi e senza tornare ai vecchi vizi»
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PRATO. Giustizia. Solidarietà. Morale. Tre parole che monsignor Gastone Simoni ieri sera, a un anno dalla manifestazione del 28 febbraio, in Cattedrale ha pronunciato più volte. Una voce, quella del pastore, di monito e di speranza per una Prato che «deve uscire migliore da questa crisi e senza tornare ai vecchi vizi».
Non c'era la Cattedrale colma delle occasioni importanti. Pratesi potevano essercene molti di più e mancavano anche rappresentanti importanti della città, della giunta comunale, degli industriali. Eppure, chiara, nitida con una forza che riesce a trapassare anche il cuore e i pensieri di chi non ha fede, l'omelia del vescovo ha ancora - come spesso accade in questa città travolta - dato una sferzata, richiamato ai principi fondamentali da seguire per ogni uomo, prima ancora che per ogni cristiano.
«Fate il bene comune, fuggite il male e il perseguimento del bene personale, degli egoismi», ha detto il vescovo invitando a credere fino in fondo alla necessità di trovare «insieme, insieme, insieme» i progetti giusti per risolvere le difficoltà di Prato: «mettetevi a un tavolo comune, discutete, superate le vostre divisioni ma credendoci fino in fondo e scegliete il progetto migliore, non aspettate solo gli aiuti dall'alto».
«L'ingiustizia, il disonore, il pensare solo a se stessi porta a vacillare, a far crollare tutto - ha sottolineato - e anche qui, la crisi non è solo una fatalità ma è frutto della sregolatezza, della mancanza di regole, del perseguimento degli interessi solo privati. Un'economia fedele a se stessa, a fare cioè il bene degli uomini, non è frode, disinteresse, mancanza di solidarietà».
«Perdere il senso della giustizia - ha ripetuto - è far crollare tutto. E tutti ne possono risentire, anche coloro che hanno la forza della ricchezza, raggiunta con mezzi illeciti e senza guardare agli altri. Anche loro non sono al sicuro, anche il più forte può essere messo a terra».
E poi l'invito a farsi degli esami di coscienza, in privato. Davanti solo a se stessi. «Ognuno deve riflettere perché d'ora in avanti, anche se ci sarà una ripresa, non si torni ai vecchi vizi, non si consideri lecito ciò che non lo è. Si solidarizzi con chi non ha: un concetto ovvio ma che non lo è nella pratica comune. Pensate a quanto dolore in meno ci sarebbe».
Poi un appello ai rappresentanti istituzionali, delle categorie, dei sindacati. «Sacrificate il vostro orgoglio, le vostre vanità, i vostri interessi anche legittimi di parte. Cosa sono davanti a uno tsunami? Non vuol dire che tra voi non ci siano persone che apprezzo e stimo molto, so che ci sono tesori tra voi. E allora cosa manca? Manca quel di più, quella convinzione profonda e l'amore che fa sì che ci si dedichi agli altri trascurando noi stessi».
«Ho ricevuto delle lettere. strazianti, disperate, colme di dolore - ha concluso - e in ognuna mi si chiedeva di non lasciarli soli. Non lasciamoli soli. Recuperiamo i valori dimenticati e insieme usciamo migliori da questa crisi».
Non c'era la Cattedrale colma delle occasioni importanti. Pratesi potevano essercene molti di più e mancavano anche rappresentanti importanti della città, della giunta comunale, degli industriali. Eppure, chiara, nitida con una forza che riesce a trapassare anche il cuore e i pensieri di chi non ha fede, l'omelia del vescovo ha ancora - come spesso accade in questa città travolta - dato una sferzata, richiamato ai principi fondamentali da seguire per ogni uomo, prima ancora che per ogni cristiano.
«Fate il bene comune, fuggite il male e il perseguimento del bene personale, degli egoismi», ha detto il vescovo invitando a credere fino in fondo alla necessità di trovare «insieme, insieme, insieme» i progetti giusti per risolvere le difficoltà di Prato: «mettetevi a un tavolo comune, discutete, superate le vostre divisioni ma credendoci fino in fondo e scegliete il progetto migliore, non aspettate solo gli aiuti dall'alto».
«L'ingiustizia, il disonore, il pensare solo a se stessi porta a vacillare, a far crollare tutto - ha sottolineato - e anche qui, la crisi non è solo una fatalità ma è frutto della sregolatezza, della mancanza di regole, del perseguimento degli interessi solo privati. Un'economia fedele a se stessa, a fare cioè il bene degli uomini, non è frode, disinteresse, mancanza di solidarietà».
«Perdere il senso della giustizia - ha ripetuto - è far crollare tutto. E tutti ne possono risentire, anche coloro che hanno la forza della ricchezza, raggiunta con mezzi illeciti e senza guardare agli altri. Anche loro non sono al sicuro, anche il più forte può essere messo a terra».
E poi l'invito a farsi degli esami di coscienza, in privato. Davanti solo a se stessi. «Ognuno deve riflettere perché d'ora in avanti, anche se ci sarà una ripresa, non si torni ai vecchi vizi, non si consideri lecito ciò che non lo è. Si solidarizzi con chi non ha: un concetto ovvio ma che non lo è nella pratica comune. Pensate a quanto dolore in meno ci sarebbe».
Poi un appello ai rappresentanti istituzionali, delle categorie, dei sindacati. «Sacrificate il vostro orgoglio, le vostre vanità, i vostri interessi anche legittimi di parte. Cosa sono davanti a uno tsunami? Non vuol dire che tra voi non ci siano persone che apprezzo e stimo molto, so che ci sono tesori tra voi. E allora cosa manca? Manca quel di più, quella convinzione profonda e l'amore che fa sì che ci si dedichi agli altri trascurando noi stessi».
«Ho ricevuto delle lettere. strazianti, disperate, colme di dolore - ha concluso - e in ognuna mi si chiedeva di non lasciarli soli. Non lasciamoli soli. Recuperiamo i valori dimenticati e insieme usciamo migliori da questa crisi».
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