Il Tirreno

Prato

DENUNCIATI

Rubavano per combattere la noia

Giovanni Ciattini
Il capitano Alfieri mentre illustra la conclusione delle indagini sui furti in Vallata Esposti gli oggetti recuperati
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Il capitano Alfieri mentre illustra la conclusione delle indagini sui furti in Vallata Esposti gli oggetti recuperati

Non studiavano, non lavoravano: avevano tanto tempo libero, soprattutto la notte. E quindi, annoiati, rubavano. Quasi tutte le sere per una ventina di giorni. Prendevano la Cap o il treno, si fermavano a Vaiano o a Vernio e poi via con le scorribande notturne

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PRATO. Non studiavano, non lavoravano: avevano tanto tempo libero, soprattutto la notte. E quindi, annoiati, rubavano. Quasi tutte le sere per una ventina di giorni. Prendevano la Cap o il treno, si fermavano a Vaiano o a Vernio e poi via con le scorribande notturne. Ai tre minorenni, due di Prato e uno di Vaiano, i carabinieri hanno addebitato ventidue furti: sei in autorimesse, dieci su autovetture. Rubate anche tre auto, due ciclomotori e una bicicletta.
Furti d'uso, quest'ultimi, come sono stati definiti dai militari, visto che i mezzi sono stati sempre abbandonati poco dopo. Un fuoristrada, che non sono stati capaci di guidare, è stato lasciato dopo una cinquantina di metri.
Al pari dei ragazzi denunciati per gli episodi di vandalismo nelle scuole pratesi, anche questo terzetto, tutti italiani e incensurati, due sedicenni e un diciassettenne, ci aveva preso gusto nella "trasgressione". In questo caso a saccheggiare garage e autovetture parcheggiate. Un'escalation che li ha portati a seminare il panico fra le famiglie di Vaiano, Vernio e Cantagallo che nel periodo fra Natale e i primi dell'anno hanno cominciato a sentirsi meno sicure. Non passava notte che qualcuno non si risvegliasse alleggerito di un navigatore satellitare, di un paio di occhiali, di un iPod, di un telefono cellulare, di una macchina fotografica, oggetti lasciati all'interno delle auto. Certo, la maggior parte aveva mostrato un'esagerata fiducia nel prossimo, come hanno evidenziato i carabinieri, non chiudendo a chiave né i garages né le auto.
«Un tempo questo poteva anche accadere - ha commentato il capitano Giansaverio Alfieri, comandante della Compagnia carabinieri di Prato - ma oggi non conviene sfidare la sorte: meglio prendersi qualche precauzione. Questi ragazzi nel 99% dei casi non hanno dovuto compiere alcuna effrazione: non ce n'era bisogno».
L'esasperazione dei cittadini derubati e la preoccupazione di quelli che temevano di esserlo prima o poi hanno indotto i carabinieri ha organizzare dei servizi mirati. Per diverse sere nei vari comuni pattuglie in abiti civili, collegate ad altre in uniforme, si sono messe alla ricerca dei ladruncoli. L'idea che fossero dei ragazzi e non dei professionisti era scaturita dal fatto che non forzavano le porte dei garage e che rubavano soltanto mezzi con le chiavi. Una notte, intorno alle 3, è stato pizzicato un giovane aggirarsi senza una ragione apparente. Con sè aveva però alcuni cacciaviti e le chiavi di un'auto risultata rubata. Da qui ad arrivare ai suoi due complici è stato facile. Nel corso della perquisizione di una delle abitazioni è stato trovato uno zaino contenente la refurtiva. Gli stessi ragazzi hanno indicato dove erano stati nascosti i due fucili da caccia sottratti da una rimessa. Erano ad una ventina di metri, sul greto del Bisenzio. A quanto è stato detto da uno dei tre ragazzi, non c'era alcuna necessità di natura economica dietro i furti: non rubavano, insomma, né per comprarsi da mangiare né per i "vizi". Non risulta, almeno fino ad ora, che gli oggetti venissero rivenduti a qualche ricettatore. E quindi? Niente, lo avrebbero fatto solo per ravvivare le loro nottate. All'oscuro, naturalmente dei genitori, che non immaginavano minimamente a quale tipo di occupazione si dedicassero i loro figli. Circostanza che accomuna questa situazione a quella dei raid vandalici nelle scuole pratesi.
Genitori distratti, spesso con storie di separazioni, incapaci di vigilare sui comportamenti fuori regola (e legge) dei loro figli. Ad occuparsi di loro, è molto probabile, potrebbero essere i servizi sociali.

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