La manifestazione
LAVORO E CRISI
Cassa integrazione per 135 operai
Cassa integrazione alla tessitura Penelope di Montemurlo per 135 dipendenti. Ieri in Provincia è stato firmato l'accordo tra sindacati e azienda che servirà a ottimizzare l'organizzazione del lavoro nei 4 stabilimenti del Comune pratese
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PRATO. Cassa integrazione alla tessitura Penelope di Montemurlo per 135 dipendenti. Ieri in Provincia è stato firmato l'accordo tra sindacati e azienda che servirà a ottimizzare l'organizzazione del lavoro nei 4 stabilimenti del Comune pratese. L'ammortizzatore sociale riguarda tutti i lavoratori ma, come spiegano sia la proprietà sia i sindacati, saranno interessati a rotazione e - almeno per le prossime settimane - coinvolgerà 4-5 dipendenti a settimana. Attualmente è stato sospeso un turno nella fabbrica di via Trasimeno.
'operazione arriva al termine di un anno particolarmente difficile per le tessiture montemurlesi del gruppo dell'imprenditore Roberto Bini.
I lavoratori delle aziende che fanno capo a Penelope sono infatti in cassa integrazione ordinaria, sempre a rotazione, da circa un anno e con l'arrivo del 2010 e la crisi che non ha smesso di infierire sul distretto tessile pratese si è reso necessario cambiare il tipo di ammortizzatore sociale: le ore dell'ordinaria, utilizzata e prevista per far fronte a crisi di breve periodo, era infatti stata esaurita nel 2009.
L'accordo, sottoscritto da Franca Ferrara per la Provincia, Giannetto Bini in qualità di rappresentante della società, da Enzo Fattori e Juri Meneghetti di Filtea Cgil, Giovanni Rizzuto di Femca Cisl e da Qamil Zejanati di Uilta Uil (con i rappresentanti sindacali interni) prevede che la cassa integrazione venga chiesta per crisi aziendale a partire da lunedì per dodici mesi.
Non sono previsti, questo almeno riferiscono i sindacati, esuberi: significa che l'obiettivo è quello del rientro in azienda per tutti al termine del periodo di cigs.
La scelta di richiedere l'ammortizzatore sociale per tutti nonostante ad oggi l'esigenza sia limitata per pochi lavoratori nasce dal fatto che in caso di esigenze maggiori non sarà necessario rifare il complesso iter (le casse integrazioni straordinarie vengono autorizzate dal Ministero) e per permettere una rotazione che abbia un minor impatto possibile su ogni dipendente.
L'imprenditore Roberto Bini è preoccupato per la situazione ma è convinto che in tutto il periodo non sarà necessario aumentare il numero dei lavoratori in cassa integrazione.
«Siamo legati in modo indissolubile agli ordini - spiega - e quindi abbiamo bisogno di poter gestire in modo flessibile i nostri lavoratori. Nel 2009 abbiamo avuto un calo di lavoro del 50% rispetto al 2008. Un dato che rende evidente come non sia possibile evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Non ritengo sia assolutamente un bel momento e ci stiamo letteralmente scervellando per trovare delle soluzioni che possano attenuare l'impatto della crisi».
«Lavoriamo - aggiunge Bini - esclusivamente per il mercato interno e a venir meno sono stati gli ordini delle imprese clienti. Fortunatamente abbiamo continuato a lavorare sulle commesse che abbiamo ottenuto vincendo i bandi per le divise militari. Credo e spero che il 2010 sarà un anno migliore del 2009 e mi sento di esprimere un sentimento di cauto ottimismo. Noi stiamo facendo di tutto per trovare delle soluzioni».
I.R.
'operazione arriva al termine di un anno particolarmente difficile per le tessiture montemurlesi del gruppo dell'imprenditore Roberto Bini.
I lavoratori delle aziende che fanno capo a Penelope sono infatti in cassa integrazione ordinaria, sempre a rotazione, da circa un anno e con l'arrivo del 2010 e la crisi che non ha smesso di infierire sul distretto tessile pratese si è reso necessario cambiare il tipo di ammortizzatore sociale: le ore dell'ordinaria, utilizzata e prevista per far fronte a crisi di breve periodo, era infatti stata esaurita nel 2009.
L'accordo, sottoscritto da Franca Ferrara per la Provincia, Giannetto Bini in qualità di rappresentante della società, da Enzo Fattori e Juri Meneghetti di Filtea Cgil, Giovanni Rizzuto di Femca Cisl e da Qamil Zejanati di Uilta Uil (con i rappresentanti sindacali interni) prevede che la cassa integrazione venga chiesta per crisi aziendale a partire da lunedì per dodici mesi.
Non sono previsti, questo almeno riferiscono i sindacati, esuberi: significa che l'obiettivo è quello del rientro in azienda per tutti al termine del periodo di cigs.
La scelta di richiedere l'ammortizzatore sociale per tutti nonostante ad oggi l'esigenza sia limitata per pochi lavoratori nasce dal fatto che in caso di esigenze maggiori non sarà necessario rifare il complesso iter (le casse integrazioni straordinarie vengono autorizzate dal Ministero) e per permettere una rotazione che abbia un minor impatto possibile su ogni dipendente.
L'imprenditore Roberto Bini è preoccupato per la situazione ma è convinto che in tutto il periodo non sarà necessario aumentare il numero dei lavoratori in cassa integrazione.
«Siamo legati in modo indissolubile agli ordini - spiega - e quindi abbiamo bisogno di poter gestire in modo flessibile i nostri lavoratori. Nel 2009 abbiamo avuto un calo di lavoro del 50% rispetto al 2008. Un dato che rende evidente come non sia possibile evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Non ritengo sia assolutamente un bel momento e ci stiamo letteralmente scervellando per trovare delle soluzioni che possano attenuare l'impatto della crisi».
«Lavoriamo - aggiunge Bini - esclusivamente per il mercato interno e a venir meno sono stati gli ordini delle imprese clienti. Fortunatamente abbiamo continuato a lavorare sulle commesse che abbiamo ottenuto vincendo i bandi per le divise militari. Credo e spero che il 2010 sarà un anno migliore del 2009 e mi sento di esprimere un sentimento di cauto ottimismo. Noi stiamo facendo di tutto per trovare delle soluzioni».
I.R.
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