Il Tirreno

Prato

ANNI 60

Il ragazzino prodigio chedette voce ai Romans

Alessandro Pattume
Sopra, un Aloisio bambino con Mike Bongiorno. Al piano un piccolo Roberto Gabbiani
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Sopra, un Aloisio bambino con Mike Bongiorno. Al piano un piccolo Roberto Gabbiani

Un enfant prodige nella Prato degli anni Sessanta. La storia di Silvio Aloisio, 54 anni, comincia proprio così, con un articolo della Nazione di Prato datato 4 novembre 1964: il vincitore del terzo concorso canoro del Politeama Pratese ha appena nove anni.

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PRATO. Un enfant prodige nella Prato degli anni Sessanta. La storia di Silvio Aloisio, 54 anni, comincia proprio così, con un articolo della Nazione di Prato datato 4 novembre 1964: il vincitore del terzo concorso canoro del Politeama Pratese ha appena nove anni. Scoppia il caso: la voce e la capacità interpretativa di questo ragazzino di origini calabresi è infatti di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri concorrenti, che sono molti e anche più grandi. E' una Prato in piena espansione quella in cui cresce, la Prato del "Caffè Margherita", di una vita mondana fatta soprattutto di musica, di locali e di balli sparsi in tutta la provincia. «Si compravano gli strumenti dal Santini: diecimila lire al mese senza cambiali, e si suonava in giro dove si poteva - racconta Aloisio - io ho comprato lì il mio primo basso amplificato: era il 1968».
Solista. Ma il giovane Silvio Aloisio rimane poco a Prato. Comincia infatti a frequentare musicisti, che lo portano ai concerti un po' come si fa con il fratello minore. E una sera, ad assistere a una sua esibizione, arriva Giancarlo Bigazzi: produttore, compositore, fondatore degli Squallor e autore di alcuni dei più grandi successi della musica leggera italiana, dalla "Gloria" di Tozzi al "Perchè lo fai" di Marco Masini, da "Eternità" interpretata dai Camaleonti e Ornella Vanoni a "Gli uomini non cambiano" di Mia Martini. «Un amico arrivò con Bigazzi e lui, dopo avermi sentito cantare, m'invitò a fare un provino, ti porto dalla Caselli mi disse, ti porto alla CGD - racconta - Ma devo dire che come cantante solista, nonostante tutti i complimenti, non ho avuto la fortuna di altri».
Già, perchè il giovanissimo Aloisio, pur frequentando Milano, Bigazzi, il paroliere Totò Savio e inanellando provini e complimenti, finisce sempre per sbattere contro un muro di gomma. Sono strade sfiorate, mancate d'un soffio, strade che avrebbero potuto davvero lanciare Aloisio sui grandi palcoscenici della canzone italiana. «Purtroppo è successo che certi gruppi e certi solisti abbiano poi cantato i grandi successi che doveva cantare Silvio Aloisio - spiega - così ho cambiato nome in Daniele Montenero e ho cominciato la carriera solista». Silvio Aloisio è stato il primo cantante solista prodotto da Giancarlo Bigazzi e come tale, nel 1970, comincia a girare il centro Italia con i suoi spettacoli.
Sui tabelloni fuori da locali storici come lo Sporting e l'Helio Cabala di Bologna, del Joy Joy di Prato, il nome di Daniele Montenero va accostandosi a quello di Rocky Roberts, Francesco De Gregori e a quello di un gruppo che più tardi entrerà di prepotenza nella sua vita: i Romans. Ma dopo il passaggio da "Alto gradimento", lo scalpitante Daniele Montenero è costretto a rispondere alla chiamata dello Stato per il servizio militare. E' la fine del 1974, Montenero suona sfruttando i permessi e in una di queste serate lo avvicina un impresario di Bologna. «Mi disse che i Romans mi volevano con loro - racconta - e dopo esserci incontrati in Versilia, sono entrato ufficialmente nel gruppo».
Romans. Nel 1976 esce il 45 giri "Coniglietto": è l'ennesimo successo dei Romans ma il primo con alla voce Silvio Aloisio. Il brano riscuote subito un grande successo e arriva al quarto posto in hit parade. «E' stata la consacrazione definitiva del gruppo, un periodo in cui abbiamo ricevuto chiamate per serate in tutta Italia ma che purtroppo è durato poco e non per colpa nostra».
Sono state alcune dispute tra etichette discografiche infatti, a gettare nella crisi i Romans. La loro vecchia etichetta, la Polaris, li denuncia per inadempienza contrattuale e blocca di fatto tutte le future uscite del gruppo. «Quello è stato veramente un periodo sfortunato per noi - confessa Aloisio - ci venne in aiuto Gianni Boncompagni e con la sua etichetta, la Bus, pubblicammo uno dei dischi migliori della produzione dei Romans: "I ricordi più belli del nostro amore". Ma il disco uscì proprio nel momento in cui Boncompagni stava rompendo con la distribuzione della CGD - conclude - che come mossa successiva purtroppo, ritirò dal mercato tutti i dischi della Bus e quindi anche il nostro. Quella fu davvero la nostra più grande sfortuna».
Il ritorno. E così arrivano gli anni 80, un altro album e lo scioglimento, che però non ha impedito a Silvio Aloisio di continuare a vivere di musica e della sua inconfondibile voce. Tanti progetti solisti, tour europei per diffondere i classici della musica italiana, collaborazioni ancora attive con musicisti toscani come Claide Magrini, Sabrina Marchetti, Tony Rossetti e Maurizio Segurotti. Così passano vent'anni. Poi, un giorno del 2007, l'idea di rimettere in piedi i Romans prende corpo dopo un incontro inaspettato. Servono due anni di organizzazione e nel 2009 ricomincia ufficialmente l'avventura del gruppo che ha cantato successi come "Tornerò", "Coniglietto", "Stiamo bene insieme".
Della band originale sono ormai rimasti solo in due: Claudio Natili, uno degli storici fondatori dei Romans, e il bambino prodigio che nella Prato degli anni 60 muoveva i primi passi nel mondo della canzone italiana: Silvio Aloisio.

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