Il dolore
SANITA’ SOTTO ACCUSA
Anziano ucciso dall'infezione
Paolo Nencioni
E' stato visto da tre medici di due ospedali diversi nel giro di tre giorni, ma nessuno si è accorto che il forte dolore all'anca sinistra era il sintomo di una grave infezione, una setticemia che è stata scambiata per una lombo-sciatalgia. E quando finalmente il quarto medico ha fatto la diagnosi corretta era ormai troppo tardi per salvare il paziente
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PRATO. E' stato visto da tre medici di due ospedali diversi nel giro di tre giorni, ma nessuno si è accorto che il forte dolore all'anca sinistra era il sintomo di una grave infezione, una setticemia che è stata scambiata per una lombo-sciatalgia. E quando finalmente il quarto medico ha fatto la diagnosi corretta era ormai troppo tardi per salvare il paziente.
Franco Cambi, 73 anni, è morto così, lo scorso 29 dicembre nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale, ucciso da un'infezione che forse poteva essere debellata con i normali antibiotici. E' l'ennesimo caso di presunta malasanità in questo inizio di 2010 funestato da morti ancora da chiarire in diversi ospedali della Toscana e del resto del paese.
Franco Cambi viveva a Artimino dove ha lavorato una vita per l'omonima fattoria e i due figli, passato il momento del dolore, hanno aspettato qualche giorno prima di far sentire la loro voce. Sono state proprio le notizie lette sui giornali a convincerli che la morte del padre non poteva passare sotto silenzio. «In ospedale ci hanno detto che ci vorrà qualche settimana per avere la cartella clinica - racconta il figlio Rossano, vigile del fuoco a Prato - Poi decideremo se presentare un esposto, siamo già stati dai carabinieri e dall'avvocato».
Ecco dunque la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Franco Cambi, nel racconto del figlio.
Il giorno di Natale il pensionato accusa dolori all'anca sinistra mentre è in visita dalla figlia, che abita a Montelupo. Nel pomeriggio lo portano al pronto soccorso di Empoli, dove gli assegnano il codice verde e gli diagnosticano un'infiammazione al nervo sciatico. Un po' di morfina e un anti-infiammatorio dovrebbero bastare, dice il dottore.
A quell'anca Franco Cambi era stato operato nel 2006 per l'installazione di una protesi. Gli aveva dato qualche fastidio ed era stato visto da diversi ortopedici.
Ma il 27 dicembre il dolore non è passato, Franco Cambi non riesce a poggiare il piede a terra, lo portano al pronto soccorso di Prato e viene visitato dopo sette ore di attesa, a mezzanotte. Il medico prescrive una radiografia all'anca e di nuovo morfina. La mattina seguente un ortopedico conferma che si tratta solo di una forte lombo-sciatalgia e prescrive anti-infiammatori. Il pensionato viene dimesso con la raccomandazione di stare a riposo una decina di giorni.
«Sembrava una cosa da nulla - racconta Rossano Cambi, ancora emozionato - ma quella sera stessa, mentre ero di turno, mi chiama la mamma e dice che il babbo ha un dolore insopportabile, sempre a quell'anca. Salto in macchina, chiamo il 118 e quando arrivo a casa lo trovo che respira affannosamente». L'ambulanza riparte alla volta dell'ospedale, dal quale Cambi era stato dimesso solo poche ore prima. Gli fanno una Tac all'anca e l'ortopedico di turno riferisce ai familiari che c'è una gravissima infezione. Franco Cambi ha le ore contate: nonostante i disperati tentativi di salvarlo, muore il giorno dopo alle 15,30.
Il figlio Rossano è comprensibilmente amareggiato. «Magari avessero fatto prima quella Tac, forse mio padre si poteva salvare - dice - Ma non è solo questo. Il problema è che per certi dottori siamo solo dei numeri, non lavorano col cuore, non ti guardano nemmeno negli occhi e si limitano a scrivere sul computer. Ora però vogliamo sapere se è stato fatto tutto il possibile».
Lo scorso 31 dicembre è stato il picchetto d'onore dei vigili del fuoco ad accompagnare la salma di Franco Cambi nell'ultimo viaggio al cimitero. Magra consolazione per chi sperava di godersi per qualche altro anno la campagna intorno alla villa medicea.
L'Asl verificherà la correttezza delle procedure e farà sapere in giornata la sua valutazione sull'episodio.
Franco Cambi, 73 anni, è morto così, lo scorso 29 dicembre nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale, ucciso da un'infezione che forse poteva essere debellata con i normali antibiotici. E' l'ennesimo caso di presunta malasanità in questo inizio di 2010 funestato da morti ancora da chiarire in diversi ospedali della Toscana e del resto del paese.
Franco Cambi viveva a Artimino dove ha lavorato una vita per l'omonima fattoria e i due figli, passato il momento del dolore, hanno aspettato qualche giorno prima di far sentire la loro voce. Sono state proprio le notizie lette sui giornali a convincerli che la morte del padre non poteva passare sotto silenzio. «In ospedale ci hanno detto che ci vorrà qualche settimana per avere la cartella clinica - racconta il figlio Rossano, vigile del fuoco a Prato - Poi decideremo se presentare un esposto, siamo già stati dai carabinieri e dall'avvocato».
Ecco dunque la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Franco Cambi, nel racconto del figlio.
Il giorno di Natale il pensionato accusa dolori all'anca sinistra mentre è in visita dalla figlia, che abita a Montelupo. Nel pomeriggio lo portano al pronto soccorso di Empoli, dove gli assegnano il codice verde e gli diagnosticano un'infiammazione al nervo sciatico. Un po' di morfina e un anti-infiammatorio dovrebbero bastare, dice il dottore.
A quell'anca Franco Cambi era stato operato nel 2006 per l'installazione di una protesi. Gli aveva dato qualche fastidio ed era stato visto da diversi ortopedici.
Ma il 27 dicembre il dolore non è passato, Franco Cambi non riesce a poggiare il piede a terra, lo portano al pronto soccorso di Prato e viene visitato dopo sette ore di attesa, a mezzanotte. Il medico prescrive una radiografia all'anca e di nuovo morfina. La mattina seguente un ortopedico conferma che si tratta solo di una forte lombo-sciatalgia e prescrive anti-infiammatori. Il pensionato viene dimesso con la raccomandazione di stare a riposo una decina di giorni.
«Sembrava una cosa da nulla - racconta Rossano Cambi, ancora emozionato - ma quella sera stessa, mentre ero di turno, mi chiama la mamma e dice che il babbo ha un dolore insopportabile, sempre a quell'anca. Salto in macchina, chiamo il 118 e quando arrivo a casa lo trovo che respira affannosamente». L'ambulanza riparte alla volta dell'ospedale, dal quale Cambi era stato dimesso solo poche ore prima. Gli fanno una Tac all'anca e l'ortopedico di turno riferisce ai familiari che c'è una gravissima infezione. Franco Cambi ha le ore contate: nonostante i disperati tentativi di salvarlo, muore il giorno dopo alle 15,30.
Il figlio Rossano è comprensibilmente amareggiato. «Magari avessero fatto prima quella Tac, forse mio padre si poteva salvare - dice - Ma non è solo questo. Il problema è che per certi dottori siamo solo dei numeri, non lavorano col cuore, non ti guardano nemmeno negli occhi e si limitano a scrivere sul computer. Ora però vogliamo sapere se è stato fatto tutto il possibile».
Lo scorso 31 dicembre è stato il picchetto d'onore dei vigili del fuoco ad accompagnare la salma di Franco Cambi nell'ultimo viaggio al cimitero. Magra consolazione per chi sperava di godersi per qualche altro anno la campagna intorno alla villa medicea.
L'Asl verificherà la correttezza delle procedure e farà sapere in giornata la sua valutazione sull'episodio.
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