La manifestazione
tetto sugli stranieri
Scuola, preiscrizioni a rischio
Maria Lardara
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Bambini stranieri in una scuola prateseFuori o dentro quel tetto: questo è il dilemma. Per ora, l'unico indizio è un 30% che non dice nulla sullo studente straniero. Ma se al ministero non si schiariranno le idee su come alzare il paletto del 30% nelle classi, già dal mese di febbraio rischiano di essere dolori. Sì perchè presto sarà tempo di preiscrizioni per l'anno 2010/2011
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PRATO. Fuori o dentro quel tetto: questo è il dilemma. Per ora, l'unico indizio è un 30% che non dice nulla sullo studente straniero. Ma se al ministero non si schiariranno le idee su come alzare il paletto del 30% nelle classi, già dal mese di febbraio rischiano di essere dolori.
Sì perchè presto sarà tempo di preiscrizioni per l'anno 2010/2011 e, in mancanza di una circolare attuativa che non specifichi le ultime disposizioni del ministro, sarà difficile orientarsi per i dirigenti scolastici (il tetto del 30% dovrebbe entrare in vigore a partire da settembre per la prima elementare). «In settimana convocherò un'assemblea con i dirigenti per fare il punto della situazione» assicura l'assessore competente Rita Pieri. Che alcune domande da respingere in vista di settembre siano da mettere in conto, lo prevede Laura Papini, dirigente dell'istituto comprensivo Mascagni, dove la presenza di alunni stranieri sfiora il tetto del 50%. «Siamo in attesa di indicazioni per muoverci correttamente nei confronti dei genitori. Per questo - auspica Papini - in questa fase di transizione delicata, servirebbe una regia per gestire il flusso di domande in base ai parametri che detterà il ministero. Un ruolo di coordinamento che potrebbe svolgere l'ufficio scolastico provinciale».
Gli scenari possibili. La retromarcia del ministro Gelmini, che ha corretto il tiro sul provvedimento, eliminando la quota del 30% per i bimbi nati in Italia, non convince la direttrice del Mascagni. «Più che il luogo di nascita - puntualizza Papini - il discrimine per attivare un tetto d'ingresso dovrebbe essere la conoscenza dell'italiano. Comunque questa misura potrebbe aiutare la scuola pratese a respirare». Ma ha senso, ai fini dell'integrazione sui banchi, "privilegiare" quei bimbi che hanno lasciato l'Italia in tenera età, senza ricordare magari una parola dell'alfabeto di Dante? «In un modo o nell'altro - precisa l'assessore Pieri - cercheremo di rientrare nello spirito del provvedimento, centrando l'obiettivo del 30%».
La voce dell'insegnante. In 26 anni d'esperienza ne ha viste di tutti i colori. Per questo al maestro Riccardo Buonaiuti non va giù l'ultima trovata del ministro, che ha il sapore di una vaga generalizzazione degli studenti stranieri. «Dunque anche i bambini adottati che parlano italiano rientrerebbero nel tetto del 30% in quanto appunto non nati in Italia». La scuola elementare "Fabrizio De Andrè" dove Buonaiuti insegna si trova alla Pietà, uno dei quartieri a bassa densità di alunni stranieri. Qui dal prossimo anno potrebbe porsi la necessità di aprire nuove classi per far fronte all'arrivo di studenti "respinti" dagli altri istituti della città.
Esplode il dibattito. Sull'impatto che il provvedimento Gelmini potrebbe produrre s'interrogano le consigliere comunali del Pd, Maria Grazia Ciambellotti e Ilaria Santi, che liquidano la proposta di un tetto del 30% come una «concessione del Pdl alle richieste xenofobe della Lega»: «Quali provvedimenti attiverà la giunta Cenni? Un servizio di trasporto per il trasferimento 'forzato' degli stranieri da una parte all'altra della città?» E se la Lega Nord replica al Pd, sostenendo che «xenofobe sono le persone come la Ciambellotti e la Santi che hanno paura di chi è diverso», a prendere posizione contro il tetto Gelmini è anche la consigliera regionale del Pd, Cristina Pacini. «Qui purtroppo non si tratta di eliminare semplicemente il numero di bambini stranieri da classi definite ingestibili. Per la scuola non ci sono risorse: largo allora alla soluzione più facile».
Sì perchè presto sarà tempo di preiscrizioni per l'anno 2010/2011 e, in mancanza di una circolare attuativa che non specifichi le ultime disposizioni del ministro, sarà difficile orientarsi per i dirigenti scolastici (il tetto del 30% dovrebbe entrare in vigore a partire da settembre per la prima elementare). «In settimana convocherò un'assemblea con i dirigenti per fare il punto della situazione» assicura l'assessore competente Rita Pieri. Che alcune domande da respingere in vista di settembre siano da mettere in conto, lo prevede Laura Papini, dirigente dell'istituto comprensivo Mascagni, dove la presenza di alunni stranieri sfiora il tetto del 50%. «Siamo in attesa di indicazioni per muoverci correttamente nei confronti dei genitori. Per questo - auspica Papini - in questa fase di transizione delicata, servirebbe una regia per gestire il flusso di domande in base ai parametri che detterà il ministero. Un ruolo di coordinamento che potrebbe svolgere l'ufficio scolastico provinciale».
Gli scenari possibili. La retromarcia del ministro Gelmini, che ha corretto il tiro sul provvedimento, eliminando la quota del 30% per i bimbi nati in Italia, non convince la direttrice del Mascagni. «Più che il luogo di nascita - puntualizza Papini - il discrimine per attivare un tetto d'ingresso dovrebbe essere la conoscenza dell'italiano. Comunque questa misura potrebbe aiutare la scuola pratese a respirare». Ma ha senso, ai fini dell'integrazione sui banchi, "privilegiare" quei bimbi che hanno lasciato l'Italia in tenera età, senza ricordare magari una parola dell'alfabeto di Dante? «In un modo o nell'altro - precisa l'assessore Pieri - cercheremo di rientrare nello spirito del provvedimento, centrando l'obiettivo del 30%».
La voce dell'insegnante. In 26 anni d'esperienza ne ha viste di tutti i colori. Per questo al maestro Riccardo Buonaiuti non va giù l'ultima trovata del ministro, che ha il sapore di una vaga generalizzazione degli studenti stranieri. «Dunque anche i bambini adottati che parlano italiano rientrerebbero nel tetto del 30% in quanto appunto non nati in Italia». La scuola elementare "Fabrizio De Andrè" dove Buonaiuti insegna si trova alla Pietà, uno dei quartieri a bassa densità di alunni stranieri. Qui dal prossimo anno potrebbe porsi la necessità di aprire nuove classi per far fronte all'arrivo di studenti "respinti" dagli altri istituti della città.
Esplode il dibattito. Sull'impatto che il provvedimento Gelmini potrebbe produrre s'interrogano le consigliere comunali del Pd, Maria Grazia Ciambellotti e Ilaria Santi, che liquidano la proposta di un tetto del 30% come una «concessione del Pdl alle richieste xenofobe della Lega»: «Quali provvedimenti attiverà la giunta Cenni? Un servizio di trasporto per il trasferimento 'forzato' degli stranieri da una parte all'altra della città?» E se la Lega Nord replica al Pd, sostenendo che «xenofobe sono le persone come la Ciambellotti e la Santi che hanno paura di chi è diverso», a prendere posizione contro il tetto Gelmini è anche la consigliera regionale del Pd, Cristina Pacini. «Qui purtroppo non si tratta di eliminare semplicemente il numero di bambini stranieri da classi definite ingestibili. Per la scuola non ci sono risorse: largo allora alla soluzione più facile».
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