La protesta
ARTE E MISTERO
E se fosse il segreto di Filippo Lippi?
Alessandro Pattume
Resti di un passato che non cessa di tornare a galla. L'amore tra Filippo Lippi e Lucrezia Buti nei locali dimenticati del convento di Santa Margherita scoperti per caso sotto la bottega di Osvaldo Brizzi. Locali particolari, che forse riaccendono un mito senza risposta: il tunnel che collegava il convento al Duomo
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PRATO. Resti di un passato che non cessa di tornare a galla. L'amore tra Filippo Lippi e Lucrezia Buti nei locali dimenticati del convento di Santa Margherita scoperti per caso sotto la bottega di Osvaldo Brizzi. Locali particolari, che forse riaccendono un mito senza risposta: il tunnel che collegava il convento al Duomo.
E' un amore suggestivo quello tra Filippo Lippi e la suora Lucrezia Buti, la modella di tanti suoi dipinti. Una storia di cui si conoscono lo scandalo e le conseguenze, ma di cui nessun dettaglio è mai venuto a galla. C'è voluta la fantasia dei romanzieri o di qualche critico d'arte particolarmente ispirato per lanciarsi in ipotesi verosimili. La scoperta fatta sotto il pavimento della bottega di restauro di Osvaldo Brizzi, in via Santa Margherita, riaccende ora i riflettori sulla parte più pruriginosa di tutta la storia. Provare cioè a capire come e dove, Filippo e Lucrezia, s'incontrassero nella Prato del secondo quattrocento: lui cappellano, lei suora di clausura.
A ben guardare, nella bottega di restauro dove dal 1982 esercita Osvaldo Brizzi, le volte a crociera testimoniano ancora l'antica nobiltà della struttura. Lo stesso fanno una nicchia che sembra fatta a posta per ospitare un tabernacolo e altre finestre, ora murate, che dovevano fungere da accesso al pozzo, nel giardino retrostante il convento. Ma è proprio sotto le antiche volte a crociera che, complice un'improvvisa perdita d'acqua, Brizzi ha cominciato a scavare e s'è imbattuto in un piano interrato di cui nessuno era a conoscenza. Un locale rivelatosi subito speciale.
«Quando sono sceso nel locale sottostante pensavo si trattasse di una cantina come ce ne sono molte in questa strada: locali con i soffitti a botte e mattoni a vista. Invece questa stanza è completamente diversa, sotto al pavimento originario in cotto, s'apre un locale con le stesse volte a crociera e la stessa intonacatura che ci sono nella mia bottega». Il locale sotto la bottega di Brizzi è completamente ricolmo della terra e dei calcinacci recuperati dalla costruzione dei palazzi accanto. Il ragionamento che ne consegue è semplice. La differente natura di questo locale lascia supporre un uso differente dagli altri presenti lungo la strada che una volta ospitava il monastero. La vicinanza al Duomo, in linea d'aria qualcosa come quaranta metri appena, fa poi brillare gli occhi a Brizzi, un artigiano da sempre attento alla valorizzazione delle bellezze artistiche pratesi. «E se veramente fosse una parte o anche solo l'anticamera di quel tunnel che le suore di clausura percorrevano per assistere alle funzioni religiose in Duomo?» Questa la domanda, questa anche la speranza.
L'ultima parola toccherà agli esperti, ma l'anomalia è evidente e le possibilità limitate. Possibilità che con più di cinquecento anni sulle spalle tornano a galla adesso in tutta la loro suggestiva prepotenza. E l'immaginazione corre senza fatica a Filippo Lippi, che col favore dell'oscurità imbocca il tunnel al termine del quale lo aspetta l'amore di una vita. Una, dieci, cento volte per altrettanti giorni. Fino allo scandalo di un amore che non si può più nascondere e che attraversando i secoli è riuscito a rimanere vivo anche alle soglie del nuovo millennio.
E' un amore suggestivo quello tra Filippo Lippi e la suora Lucrezia Buti, la modella di tanti suoi dipinti. Una storia di cui si conoscono lo scandalo e le conseguenze, ma di cui nessun dettaglio è mai venuto a galla. C'è voluta la fantasia dei romanzieri o di qualche critico d'arte particolarmente ispirato per lanciarsi in ipotesi verosimili. La scoperta fatta sotto il pavimento della bottega di restauro di Osvaldo Brizzi, in via Santa Margherita, riaccende ora i riflettori sulla parte più pruriginosa di tutta la storia. Provare cioè a capire come e dove, Filippo e Lucrezia, s'incontrassero nella Prato del secondo quattrocento: lui cappellano, lei suora di clausura.
A ben guardare, nella bottega di restauro dove dal 1982 esercita Osvaldo Brizzi, le volte a crociera testimoniano ancora l'antica nobiltà della struttura. Lo stesso fanno una nicchia che sembra fatta a posta per ospitare un tabernacolo e altre finestre, ora murate, che dovevano fungere da accesso al pozzo, nel giardino retrostante il convento. Ma è proprio sotto le antiche volte a crociera che, complice un'improvvisa perdita d'acqua, Brizzi ha cominciato a scavare e s'è imbattuto in un piano interrato di cui nessuno era a conoscenza. Un locale rivelatosi subito speciale.
«Quando sono sceso nel locale sottostante pensavo si trattasse di una cantina come ce ne sono molte in questa strada: locali con i soffitti a botte e mattoni a vista. Invece questa stanza è completamente diversa, sotto al pavimento originario in cotto, s'apre un locale con le stesse volte a crociera e la stessa intonacatura che ci sono nella mia bottega». Il locale sotto la bottega di Brizzi è completamente ricolmo della terra e dei calcinacci recuperati dalla costruzione dei palazzi accanto. Il ragionamento che ne consegue è semplice. La differente natura di questo locale lascia supporre un uso differente dagli altri presenti lungo la strada che una volta ospitava il monastero. La vicinanza al Duomo, in linea d'aria qualcosa come quaranta metri appena, fa poi brillare gli occhi a Brizzi, un artigiano da sempre attento alla valorizzazione delle bellezze artistiche pratesi. «E se veramente fosse una parte o anche solo l'anticamera di quel tunnel che le suore di clausura percorrevano per assistere alle funzioni religiose in Duomo?» Questa la domanda, questa anche la speranza.
L'ultima parola toccherà agli esperti, ma l'anomalia è evidente e le possibilità limitate. Possibilità che con più di cinquecento anni sulle spalle tornano a galla adesso in tutta la loro suggestiva prepotenza. E l'immaginazione corre senza fatica a Filippo Lippi, che col favore dell'oscurità imbocca il tunnel al termine del quale lo aspetta l'amore di una vita. Una, dieci, cento volte per altrettanti giorni. Fino allo scandalo di un amore che non si può più nascondere e che attraversando i secoli è riuscito a rimanere vivo anche alle soglie del nuovo millennio.
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