Sicurezza
LA CITTA’ CHE FA FATICA
Le feste magre dei pensionati
Maria Lardara
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Sopra, una pensionata al supermercato e la sede CgilLa signora Angela Mondello non vede l'ora che arrivi l'Epifania, quella che, come vuole il proverbio, "le feste se le porta via". E non la fa pensare alla solitudine che, complice il silenzio dei giorni di festa, si rintana tra le mura domestiche. Per lei, con 520 euro di pensione al mese e 480 euro di affitto da pagare, la spesa dei regali di Natale è andata a farsi benedire
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PRATO. La signora Angela Mondello non vede l'ora che arrivi l'Epifania, quella che, come vuole il proverbio, "le feste se le porta via". E non la fa pensare alla solitudine che, complice il silenzio dei giorni di festa, si rintana tra le mura domestiche. Per lei, con 520 euro di pensione al mese e 480 euro di affitto da pagare, la spesa dei regali di Natale è andata a farsi benedire. Non sono rose e fiori nemmeno per Bono Puccianti, sorriso sulle labbra e 88 anni portati discretamente, nelle cui tasche entrano 458 euro ogni 30 giorni (idem alla moglie). «Ogni tanto - racconta Bono - ci servono per dare una mano alla famiglia di mio figlio. Mia nuora è rimasta disoccupata, dopo aver lavorato per tanti anni nel campionario tessile».
É la voce dei pensionati pratesi, a levarsi a cavallo tra Natale e Capodanno: 74mila sul territorio della provincia di Prato. Di questi, secondo i dati dello Spi-Cgil provinciale (oltre 16mila iscritti), 56mila tirano a campare con una pensione minima sotto i mille euro e 24mila devono arrangiarsi con 458 euro al mese. Si tira dunque la cinghia anche nella vita quotidiana dei "nonni", che intreccia la sfera dei sentimenti e dei rapporti affettivi. Per questo l'incubo della solitudine pesa come un macigno, oltre alla preoccupazione di non riuscire a sbarcare il lunario. Perché la crisi, anche se di riflesso, nell'ultimo anno ha colpito anche loro. «A Prato i nostri anziani fanno da ammortizzatori sociali - spiega Giovanni Chiesi, responsabile di Spi-Cgil di piazza Mercatale - impegnandosi, con le magre entrate della loro pensione, a dare una mano a figli e nipoti disoccupati o in cassa integrazione. Ogni giorno fanno la fila ai nostri sportelli, disperati perché non sanno come fare per aiutare i loro parenti più cari. Alcuni, invece, non si spiegano perché, dopo aver lavorato per una vita, si sono ritrovati con una pensione minima».
Così, quel budget mensile di 520 euro diventa un pugno allo stomaco per la signora Mondello che non ce la farebbe a vivere con quello che le rimane (40 euro) dopo aver pagato l'affitto, se non fosse per le agevolazioni fiscali e la rete di solidarietà attivata dal sindacato a suo sostegno. Per questo a Natale c'era poco da festeggiare: la signora ultraottantenne (non ha figli) ha preferito trascorrere il 25 dicembre al circolo Curiel a giocare a tombola con i suoi coetanei. Talvolta la pensione diventa l'unica fonte di sostentamento in famiglia. E succede che mamma e figlio, entrambi con un bel po' di annetti alle spalle, si facciano forza a vicenda. Così è capitato al settantenne Angelo M., che fino all'estate scorsa si manteneva con la pensione propria e il contributo di accompagnamento all'anziana madre. Poi, la scomparsa di quest'ultima e un problema di successione ereditaria hanno lasciato a piedi Angelo e la moglie. «Vorrà dire che mi dovrò trovare un lavoro. Sarà a dura in città e con questa crisi», confessa sconsolato il pensionato.
Il sindacato si dà da fare quotidianamente per sostenere queste persone, orientandole nella giungla della burocrazia e delle pratiche per ottenere contributi e agevolazioni. «Non è facile - fa notare Chiesi di Spi-Cgil - tenendo conto dell'età e del basso profilo culturale dei nostri interlocutori, esclusi da un sistema di educazione permanente».
É la voce dei pensionati pratesi, a levarsi a cavallo tra Natale e Capodanno: 74mila sul territorio della provincia di Prato. Di questi, secondo i dati dello Spi-Cgil provinciale (oltre 16mila iscritti), 56mila tirano a campare con una pensione minima sotto i mille euro e 24mila devono arrangiarsi con 458 euro al mese. Si tira dunque la cinghia anche nella vita quotidiana dei "nonni", che intreccia la sfera dei sentimenti e dei rapporti affettivi. Per questo l'incubo della solitudine pesa come un macigno, oltre alla preoccupazione di non riuscire a sbarcare il lunario. Perché la crisi, anche se di riflesso, nell'ultimo anno ha colpito anche loro. «A Prato i nostri anziani fanno da ammortizzatori sociali - spiega Giovanni Chiesi, responsabile di Spi-Cgil di piazza Mercatale - impegnandosi, con le magre entrate della loro pensione, a dare una mano a figli e nipoti disoccupati o in cassa integrazione. Ogni giorno fanno la fila ai nostri sportelli, disperati perché non sanno come fare per aiutare i loro parenti più cari. Alcuni, invece, non si spiegano perché, dopo aver lavorato per una vita, si sono ritrovati con una pensione minima».
Così, quel budget mensile di 520 euro diventa un pugno allo stomaco per la signora Mondello che non ce la farebbe a vivere con quello che le rimane (40 euro) dopo aver pagato l'affitto, se non fosse per le agevolazioni fiscali e la rete di solidarietà attivata dal sindacato a suo sostegno. Per questo a Natale c'era poco da festeggiare: la signora ultraottantenne (non ha figli) ha preferito trascorrere il 25 dicembre al circolo Curiel a giocare a tombola con i suoi coetanei. Talvolta la pensione diventa l'unica fonte di sostentamento in famiglia. E succede che mamma e figlio, entrambi con un bel po' di annetti alle spalle, si facciano forza a vicenda. Così è capitato al settantenne Angelo M., che fino all'estate scorsa si manteneva con la pensione propria e il contributo di accompagnamento all'anziana madre. Poi, la scomparsa di quest'ultima e un problema di successione ereditaria hanno lasciato a piedi Angelo e la moglie. «Vorrà dire che mi dovrò trovare un lavoro. Sarà a dura in città e con questa crisi», confessa sconsolato il pensionato.
Il sindacato si dà da fare quotidianamente per sostenere queste persone, orientandole nella giungla della burocrazia e delle pratiche per ottenere contributi e agevolazioni. «Non è facile - fa notare Chiesi di Spi-Cgil - tenendo conto dell'età e del basso profilo culturale dei nostri interlocutori, esclusi da un sistema di educazione permanente».
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