Sicurezza
processo al padre padrone
In fuga per non portare il velo
Paolo Nencioni
◗
Donne musulmane col velo. A sinistra l’aula del TribunaleIl padre legge tutte le sere il Corano e ne segue alla lettera i precetti, forse anche oltre quello che ci sta scritto. La figlia vorrebbe guardare la tv, andare al cinema, uscire con le amiche e non essere obbligata a portare il velo. Due visioni del mondo ovviamente inconciliabili
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il padre legge tutte le sere il Corano e ne segue alla lettera i precetti, forse anche oltre quello che ci sta scritto. La figlia vorrebbe guardare la tv, andare al cinema, uscire con le amiche e non essere obbligata a portare il velo. Due visioni del mondo ovviamente inconciliabili. Risultato: la figlia è stata tolta alla famiglia e il padre, marocchino, è sotto processo per maltrattamenti.
Il caso, finora coperto dal riserbo delle indagini, è stato sollevato alla fine del 2007 da Luigi Nespoli, preside del Liceo Cicognini Rodari, frequentato dalla ragazza marocchina all'epoca sedicenne. In un esposto consegnato in Procura e in una successiva denuncia del 12 febbraio 2008 il preside riferì quanto aveva saputo dalla ragazza sulla sua difficile situazione familiare e quello che lui stesso aveva potuto constatare a scuola.
Quasi ogni settimana la studentessa, che ora ha 18 anni e a giugno farà l'esame di maturità, andava a confidarsi e a lamentarsi con Nespoli. Diceva di sentirsi prigioniera nella sua stessa famiglia, asfissiata dai precetti del padre, costretta a portare il velo anche quando non voleva, di essere stata picchiata quando ha provato a ribellarsi.
E vero però, come ha ricordato ieri il preside in aula davanti al giudice Moneti, che la ragazza, nonostante le resistenze del padre, ha potuto partecipare a tutte le gite scolastiche.
Ma queste, se troveranno conferma le sue accuse, sono state le uniche "evasioni" dalla prigione familiare, fino a quando non ha deciso di scappare davvero, ospite per qualche giorno di un'amica, ed è stata poi affidata a una casa famiglia dell'Istituto Santa Rita.
Secondo il racconto che lei stessa ha fatto agli inquirenti, il padre per anni l'ha obbligata a portare il velo, le avrebbe proibito di uscire il pomeriggio per vedere le amiche. Vietato andare al cinema, vietato vedere certi film in tv. E quando lui, Mohamed L., ha scoperto una sua foto senza velo, è ancora lei che racconta, è stata picchiata. Così come quella volta in cui osò parlare con un ragazzo durante la traversata in nave dall'Italia al Marocco. La diciottenne ha aggiunto che in un'occasione i genitori l'avrebbero minacciata di rispedirla al suo paese se non avesse messo la testa a posto, dicevano di averla promessa in sposa a un sessantenne.
La prospettiva deve aver sconvolto la ragazza, tanto da convincerla che l'unica soluzione era la fuga. Anche perché, in base al suo racconto, la madre era ed è totalmente succube alla volontà del marito. E così un giorno la studentessa marocchina non è tornata a casa dopo la scuola, ha chiesto ospitalità a un'amica e sono iniziati gli accertamenti su quanto stava succedendo nella sua famiglia. Perché certe cose che magari sono accettate o incoraggiate in Marocco non sono ammesse in Italia, dove il padre Mohamed ha deciso di far crescere il suo nucleo familiare.
Al Liceo socio-pedagogico Cicognini Rodari c'è un precedente che risale a cinque anni fa. Quella volta fu una ragazzina pachistana a raccontare di essere stata tenuta chiusa in casa dal padre perché l'uomo non accettava che la figlia vivesse secondo lo stile occidentale.
A gennaio, prima che il giudice emetta la sua sentenza, il padre ora accusato di maltrattamenti avrà modo di dire la sua verità. Ha già negato di aver obbligato la figlia a portare il velo e aggiungerà che comunque alla ragazza era concesso di andare a scuola da sola. Bisognerà poi vedere se questo basterà a evitare una condanna per maltrattamenti.
Intanto la figlia, nella sua nuova casa, può guardare tutti i film che vuole in tv e magari ogni tanto esce con le amiche nel pomeriggio. Senza velo.
Il caso, finora coperto dal riserbo delle indagini, è stato sollevato alla fine del 2007 da Luigi Nespoli, preside del Liceo Cicognini Rodari, frequentato dalla ragazza marocchina all'epoca sedicenne. In un esposto consegnato in Procura e in una successiva denuncia del 12 febbraio 2008 il preside riferì quanto aveva saputo dalla ragazza sulla sua difficile situazione familiare e quello che lui stesso aveva potuto constatare a scuola.
Quasi ogni settimana la studentessa, che ora ha 18 anni e a giugno farà l'esame di maturità, andava a confidarsi e a lamentarsi con Nespoli. Diceva di sentirsi prigioniera nella sua stessa famiglia, asfissiata dai precetti del padre, costretta a portare il velo anche quando non voleva, di essere stata picchiata quando ha provato a ribellarsi.
E vero però, come ha ricordato ieri il preside in aula davanti al giudice Moneti, che la ragazza, nonostante le resistenze del padre, ha potuto partecipare a tutte le gite scolastiche.
Ma queste, se troveranno conferma le sue accuse, sono state le uniche "evasioni" dalla prigione familiare, fino a quando non ha deciso di scappare davvero, ospite per qualche giorno di un'amica, ed è stata poi affidata a una casa famiglia dell'Istituto Santa Rita.
Secondo il racconto che lei stessa ha fatto agli inquirenti, il padre per anni l'ha obbligata a portare il velo, le avrebbe proibito di uscire il pomeriggio per vedere le amiche. Vietato andare al cinema, vietato vedere certi film in tv. E quando lui, Mohamed L., ha scoperto una sua foto senza velo, è ancora lei che racconta, è stata picchiata. Così come quella volta in cui osò parlare con un ragazzo durante la traversata in nave dall'Italia al Marocco. La diciottenne ha aggiunto che in un'occasione i genitori l'avrebbero minacciata di rispedirla al suo paese se non avesse messo la testa a posto, dicevano di averla promessa in sposa a un sessantenne.
La prospettiva deve aver sconvolto la ragazza, tanto da convincerla che l'unica soluzione era la fuga. Anche perché, in base al suo racconto, la madre era ed è totalmente succube alla volontà del marito. E così un giorno la studentessa marocchina non è tornata a casa dopo la scuola, ha chiesto ospitalità a un'amica e sono iniziati gli accertamenti su quanto stava succedendo nella sua famiglia. Perché certe cose che magari sono accettate o incoraggiate in Marocco non sono ammesse in Italia, dove il padre Mohamed ha deciso di far crescere il suo nucleo familiare.
Al Liceo socio-pedagogico Cicognini Rodari c'è un precedente che risale a cinque anni fa. Quella volta fu una ragazzina pachistana a raccontare di essere stata tenuta chiusa in casa dal padre perché l'uomo non accettava che la figlia vivesse secondo lo stile occidentale.
A gennaio, prima che il giudice emetta la sua sentenza, il padre ora accusato di maltrattamenti avrà modo di dire la sua verità. Ha già negato di aver obbligato la figlia a portare il velo e aggiungerà che comunque alla ragazza era concesso di andare a scuola da sola. Bisognerà poi vedere se questo basterà a evitare una condanna per maltrattamenti.
Intanto la figlia, nella sua nuova casa, può guardare tutti i film che vuole in tv e magari ogni tanto esce con le amiche nel pomeriggio. Senza velo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
