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Una cittadella del tessile

Barbara Burzi
Da sinistra, l’architetto Guanci e l’imprenditore Affortunati Una veduta dell’ex Cartaia e un interno del complesso
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Da sinistra, l’architetto Guanci e l’imprenditore Affortunati Una veduta dell’ex Cartaia e un interno del complesso

Immagina di veder risorgere un vecchio edificio industriale in quella che diventerà la cornice ideale per la nascita di una cittadella della moda tessile circondata da spazi ricreativi, culturali, artigianali e commerciali

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PRATO. Immagina di veder risorgere un vecchio edificio industriale in quella che diventerà la cornice ideale per la nascita di una cittadella della moda tessile circondata da spazi ricreativi, culturali, artigianali e commerciali. Appena si comincia a risalire la 325 in direzione Vaiano, sulla destra, all'altezza della località La Cartaia, nei locali dalla fabbrica da cui prende il nome il complesso sorto dopo la chiusura del lanificio Sbraci nel 1962, il proprietario Franco Affortunati (Fartex) ha deciso di sviluppare un progetto di area. Un business, ma soprattutto un tentativo concreto per dare una svolta all'economia locale senza tradire la tradizione a cui è vocata: il manifatturiero.

«La mia intenzione è di recuperare strutture industriali dismesse come impianti e macchinari per ricontestualizzarle e fare altro», spiega Franco Affortunati, che in questo progetto ha lavorato gomito a gomito con l'architetto Giuseppe Guanci, presidente dell'Associazione per la valorizzazione del patrimonio industriale. Ed è stata proprio l'Asvaip, di cui Affortunati è vicepresidente, il laboratorio di idee per il rilancio di quest'area produttiva della Valdibisenzio.
Una cittadella della moda nella ex Cartaia. Il cuore di questo centro polifunzionale è rappresentato dall'edificio dell'ex Cartaia, circa 11.000 mq di superficie il cui utilizzo negli ultimi anni era già variato da industriale a ricreativo. Qui sorgeranno nuove attività. La prima in ordine di tempo, frutto di una convenzione con il Comune di Vaiano, vedrà nei primi mesi del 2010 l'allestimento dell'archivio dei campionari tessili donati dalle aziende che hanno fatto la storia del distretto. Ce ne sarà anche uno di sole cravatte. Lo spazio è stato pensato per catturare l'interesse di chi desidera entrare a contatto con le radici della moda italiana: gli stilisti di tutto il mondo, in primis, ma anche gli studenti. Questa attività ha poi fornito lo spunto per mettere a punto tutte le altre. A fianco degli archivi, collocati al piano terreno, verrà infatti ricostruita completamente la filiera produttiva tessile riattivando macchinari e impianti in disuso. «Non è un percorso museale - spiega Guanci - Il progetto prevede la riattivazione del ciclo completo di produzione con tanto di artigiani che lavoreranno soprattutto a scopo dimostrativo». I campioni che usciranno dalla fabbrica nata dalle ceneri del passato, verranno infatti messi in vendita al previsto "corner shop".

Contenitore di negozi e laboratori. La bozza del progetto presentato in Comune prevede tutto il piano superiore riservato all'artigianato di servizio e al commercio. Tanti piccoli loft, uno accanto all'altro, dove troveranno spazio laboratori artigianali di alto livello (atelier, studi stile, gallerie d'arte) ed esercizi commerciali (ristoranti, centri benessere, botteghe di ogni tipo). Una sorta di Parco Prato in versione vaianese da cui ricavare decine di posti di lavoro. «Gli spazi sono stati pensati all'interno di una cornice unica, dove ognuno vive di vita propria trovando beneficio dallo stare insieme ad altre realtà», spiega Guanci.
A misura di bambino. Non mancherà un'area ricreativa dedicata ai più piccoli. Si tratta di uno spazio giochi indoor, dotato di strumenti che si ispirano al tessile: batuffoli di lana colorati da intrecciare e dispositivi multimediali con cui interagire giocando a creare un tessuto a proprio piacere con le techiche dell'autoCad.
Un esempio di green economy. Nel pensare questo progetto in chiave moderna, non era possibile prescindere dall'ecosostenibilità. Per cominciare sfruttare l'acqua del fiume e il vento della vallata per autoprodurre energia. «Questo luogo dovrà diventare una vetrina delle buone pratiche» spiega Guanci. Mentre le due turbine idrauliche che qui nel dopoguerra facevano viaggiare ben 7 fabbriche resteranno dei modelli di archeologia industriale, ne sono sono state acquistate due nuove dotate della più moderna tecnologia. Entro cinque mesi sorgerà alle spalle dell'ex Cartaia una pala eolica da 20 kilowatt (il produttore è Tsc di Prato) e più avanti nel tempo, una turbina idraulica da 60. «Immettendo energia nella rete contiamo di riprendere i costi nel giro di 5 anni - precisa la proprietà, che ha speso per questa operazione 200mila euro - Quello che conta non è però il business. Vogliamo dimostrare che è possibile sfruttare le peculiarità di questa zona per produrre energia rinnovabile». Secondo le stime, i due nuovi impianti potranno soddisfare le esigenze di 200 case.

Le infrastrutture prima di tutto. Compito dell'ente pubblico su richiesta della proprietà, sarà quello di realizzare al più presto le infrastrutture necessarie per agevolare la viabilità e l'afflusso di migliaia di persone. Conclude Affortunati: «Solo quando ci sarà una rotonda sulla strada, una fermata del treno, e un'adeguata pista ciclabile potrà nascere una vera cittadella».

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